GRAZIE PER I COMPLIMENTI, CERCHERO' DI FARE IL POSSIBILE.
Liberati: Arma ignota
La sola traccia araldica sono due “stemmi” a testa di cavallo, con il monogramma M L inciso nel portale bugnato, che non apparteneva a questo palazzo, e sull’architrave del portalino con cui si accede al primo piano. Sappiamo che quegli “stemmi” sono di un’esponente dalla famiglia Liberati grazie ad un testamento. Probabilmente i Liberati svolsero attività bancarie e commerciali, infatti la ripartizione interna del suddetto edificio, le sue ampie sale, farebbero pensare a tale attività mercantile-bancaria.
Meliorati: Di […] al grifone rampante di […];
alias: d’oro, alla banda d’azzurro accostata da due filetti del medesimo e caricata di una cometa,8, del campo ondeggiante in banda (insegna di Papa Innocenzo VII, Cosmato Meliorati).
Del primo si conservano due scudi di pietra in stile gotico antico, verosimilmente del XIV secolo, scolpiti a bassorilievo con guiggia e chiodo, nei quali sono racchiusi due stupendi grifoni. L’uno è murato su una finestra, nella parte posteriore del palazzo Capograssi, anticamente residenza dei Meliorati, che dà sulla circonvallazione Orientale, in Sulmona, in corrispondenza dell’incrocio tra viale Matteotti e piazzale Tresca; l’altro - col grifo rivoltato - è esposto nel Museo Civico. A riguardo è bene ricordare che nel XVI secolo il ramo sulmonese dei Meliorati si spense per matrimonio proprio nel casato dei Capograssi, come conferma lo storico sulmonese Faraglia nel Codice Diplomatico Sulmonese alla nota 4 di pag. VI della prefazione. ‘E proprio in questo palazzo che venne alla luce nel 1336 il futuro Innocenzo VII. A ricordare tale avvenimento fa bella posta, sull’architrave di un finestrone l’insegna del Pontefice correlata di una scritta relativa ad i lavori di restauro compiuti nel palazzetto, nel 1470, da Ludovico II, nipote di Innocenzo VII.
Poppleti: Un albero di pioppo sradicato;
alias: Un leone accompagnato da una stella (5) nel cantone destro del capo.
Dimorarono in Sulmona dalla prima metà del XIII secolo. Ce ne da prima menzione lo storico locale Di Pietro nelle sue Memorie storiche degli uomini illustri a pp.55-56. Lo stemma parlante del casato, di sicuro il più antico, è inciso a bassorilievo in un portalino di via Corfinio n. 86, in Sulmona, tra le ultime testimonianze di una pregevole costruzione d’epoca medievale che sorgeva in quel punto o nelle immediate vicinanze: scudo gotico antico con un albero di pioppo sradicato. Nel manoscritto seicentesco del nobile aquilano Claudio Crispomonti figura un’arma dei Poppleti, ascritti all’aristocrazia civica di Aquila, che è d’argento, all’albero di verde sradicato e con la banda di rosso, caricata da tre bisanti d’oro, attraversante sul tutto. i Poppleti abbiano usato anche un altro blasone del quale, però, non si conoscono i colori: leone accompagnato da una stella (5) nel cantone destro del capo; si deduce esaminando - e spiegando secondo logica - il sigillo del nobile Gio. Battista Capograssi che intorno al 1620 sposò in seconde nozze Faustina Poppleto. Impresso in un atto notarile del 1638, il sigillo è inquartato e timbrato da elmo di profilo, graticolato di cinque fibbie, con celata chiusa, collare e coppia di lambrecchini, sormontato da corona composta di cerchio gemmato e cimiero di grifo nascente: nel I quarto spicca l’arma della sua famiglia, i Capograssi; nel II l’insegna dei Rainaldi, in onore della madre Porfida o Porfidia; nel III il leone e la stella, in omaggio alla moglie Faustina, ultima discendente dei Poppleti; nel IV l’arma degli Scala, in ricordo perenne della prima moglie Margherita Scala. Un secondo stemma che ricorda il matrimonio tra Gio. Battista Capograssi e Faustina Poppleti (databile alla prima metà del Seicento), orna l’architrave di una porta interna di casa Capograssi, nell’ala attualmente occupata dalla “Fondazione Giuseppe Capograssi”: partito, nel I Capograssi, nel II un leone accompagnato nel cantone destro del capo da una stella (5). Fu un casato fedele prima agli Svevi e poi agli Angioini. Se ne conoscono il presunto capostipite e molti personaggi legati alla corte napoletana. Non è un caso che ancora oggi l’odierna Coppito si fregi di uno stemma con un pioppo. Populetum, pioppeto, bosco di pioppi.
Sangro: d’oro a tre bande d’azzurro.
Motto: Unicum militae fulmen.
Cimiero: una testa femminile, tale cimero compare sullo scudo torneatorio del castello di Bugnara (Aq).
‘E una delle più potenti e celebri casate d’Abruzzo. Di quest’aristocratica famiglia d‘antichissimo lignaggio, è presente lo scudo a cartella intagliato sull’anta destra del portone della chiesa di S. Caterina d’Alessandria, in Sulmona, che, insieme con l’identica insegna di casa de Capite, ricorda le nozze celebrate nel 1651 tra Adriana (o Andreana) de Sangro e il barone Giuseppe de Capite. Un altro emblema di legno, ovale, si osserva all’interno della chiesa, sulla balconata del coro, e fa coppia con l’identica insegna (de Capite), che orna la cornice superiore dell’organo. Nel Tardo medioevo alcuni membri di questa casata possedevano delle case nell’omonima via che lo storico locale Piccirilli volle disegnare prima del loro abbattimento.
Potresti consultare il Crollalanza al volume II pp. 480-481
Bascapè pp 519,c'è uno stemma che probabilmente è una variante.
Per le foto le inserirò tra poco, le sto ordinando.
Lo stemma di cui parla fra Eusanio è uno stemma di parentela Trasmondi-Scala ed è ascrivibile al XVIII sec.
Per il resto, provvederò.
A prestissimo
