Buon pomeriggio a tutti,
Leggendo il libro Mani. Viaggi nel Peloponneso (Adelphi, Milano 2004) dell'esploratore e scrittore inglese Patrick Leigh Fermor (1915-2011) si trova un breve ma interessante passo
dedicato ad uno stemma (si vedano le immagini) dallo stesso Fermor notato sul portale della chiesa dei Taxiarchi (ovvero gli Arcangeli Michele e Gabriele) nella città di Areopoli tra gli anni'30 e '50. Riporto il passo tratto direttamente dal libro:
"La decorazione sopra la porta principale era un vero rompicapo: un grande riquadro con lo stesso rilievo bitorzoluto era dipinto di giallo, nero e verde. Rose Tudor e foglie e rosette e soli da filastrocca infantile facevano da sfondo due angeli, uno in vesti scanalate, l'altro in armatura e coturni; e tra loro, sorretta da due piccoli e rudimentali leoni rampanti, un'aquila bicipite ad ali spiegate recava sul petto un complicato stemma con strani emblemi talmente dipinti e ridipinti che anche stando in piedi su una seggiola di caffè era difficile decifrarli. Le due teste dell'aquila erano aureolate, e lo stemma era sormontato da una sorta di corona, mentre sopra le teste del rapace una corona imperiale, simile a quella dell'Austria-Ungheria o dell'Impero Russo, spiegava i suoi due nastri come una mitra. Un cartiglio sottostante recava la data 1798. L'aquila a due teste, emblema di Bisanzio e in certo modo della Chiesa ortodossa, è un simbolo che ricorre di frequente nella decorazione ecclesiastica [...] ma l'elaborazione araldica del rapace di stucco sopra la porta non le somigliava affatto. Nonostante la grossolanità, il disegno - le aureole, l'assetto di ali, artigli e coda - echeggiava la sofisticatezza e il formalismo della moderna araldica occidentale. Mi chiesi se non fosse stato copiato, arbitrariamente a puro scopo decorativo, dal blasone di un tallero di Maria Teresa; ma tranne le fasce (o strisce) nel capo destro, vagamente simili a una parte dello stemma ungherese, la somiglianza è nulla. Che fosse stato ispirato dallo stemma della Russia? Improbabile, a causa della data, posteriore di un ventennio alla fallita campagna di Orlov nel Peloponneso, che di fatto screditò la Russia come protettrice dell'Ortodossia. L'unico fatto importante della storia locale nel 1798 è l'avvento di Panagioti Koumoundouros come quarto Bey del Mani. Ma per quanto i Bey fossero grandi potentati locali, non mi risulta che si fregiassero di un blasone. Questi emblemi, con data annessa, sembravano (e sembrano tuttora) problematici come una statua dell'Isola di Pasqua nelle Ebridi. Accludo una copia fedele di questo stemma semiobliterato, caso mai qualcuno riuscisse a identificarlo e forse a disseppellire un capitolo perduto di storia maniota" (pp. 63-65).
Spero che qualche specialista o studioso possa addivenire ad un probabile identificazione.
A presto

