Ho la soluzione , la debbo alla competenza dell’architetto Filippo Gianchecchi
E’ una soluzione istruttiva e sconcertante
Che infine esporro’
Forse il Forum IAGI dovrebbe farsi promotore di qualche iniziativa ( con il peso dei suoi iscritti ) per motivare lo Stato ad una piu’ attenta conservazione manutentiva e catalogazione del patrimonio araldico
In modo particolare a cio’ dovrebbe sollecitare la Regione toscana dove lo stemma ha sempre svolto una particolare funzione politica
Gli stemmi con le loro scritte a corredo rappresentano un patrimonio documentario talvolta insostituibile
Il documento cartaceo bene o male viene tutelato negli archivi il patrimonio araldico mi pare lo sia molto meno esposto come e’ agli agenti atmosferici
Ogni anno parte di questi documenti lapidei si degrada o scompare
La mia impressione e’ di una scarsa consapevolezza da parte dei "Beni pubblici" dell’importanza di questo patrimonio , di una sottovalutazione ( quantomai falsa ) del suo ruolo
Io ignorante in modo totale sull’araldica ho trovato in essa notizie importanti per la mia personale ricerca
Devo molto a una lapide sepolcrale che mi ha permesso di tracciare un piccolo albero genealogico iniziale.( Non ho alcun documento cartaceo ho solo questo documento di pietra )
Ho potuto dare datazioni approssimative a un quadro attraverso piccole variazioni nello stemma che tracciavano una mappa temporale
Grazie ad una lapide ho intuito problemi poi meglio chiariti con i documenti cartacei
Nel mio piccolo ne ho toccato con mano insomma l’utilita’ documentaria
E’ inconcepibile allora trovarsi di fronte a restauri non solo approssimativi ma peggio in grado di alterarne il valore documentario
Soluzione
Ci troviamo di fronte quasi sicuramente ad un cattivo restauro
Ecco la risposta dell’architetto dr Filippo Gianchecchi a cui anche mi ero rivolto :
http://www.carnesecchi.eu/colle09.jpgLo stemma in questione è sicuramente un Carnesecchi e nella iscrizione (molto consumata e restaurata in modo superficiale) io leggo L[E]ONA(R)DO DI GIO(V)AN(N)I CAR(NESECCHI) PO(DEST)A 1....
La composizione classica delle iscrizioni con nome, patronimico, cognome, titolo e periodo di reggenza è rispettata.
Ci sono però, come spesso accade nelle iscrizioni o targhe, molte abbreviazioni, alcune pure storpiate e rese irriconoscibili da restauri a dir poco superficiali (molto frequenti purtroppo). Questo perchè spesso quando -fortunatamente - vengono eseguiti restauri, le ditte che si occupano in prima persona del ripristino pittorico sanno tutto sulla composizione chimica delle pitture e dei substrati, ma pochissimo sul "cosa" in effetti stiano restaurando. Spesso quindi viene ripreso il pittorico in maniera estemporanea direttamente dagli operatori che purtroppo non hanno informazioni certe su base storica o documenti, o studi, o inventari o foto antiche. Essi ridisegnano quindi le lettere rovinate o consunte integrando quel poco che riescono a vedere con una enorme dose di immaginazione (il tutto spesso dá origine a grossolani errori).
L'abbreviazione restaurata male qui è la prima D di NAD...
che in effetti doveva essere una R. l'ultima lettera è una d corsiva (si nota la zampetta a sinistra, simile a un delta minuscolo) e dentro la d c'è la o. Totale: NARd(o)
La O e' quello che lei chiama "ghirigoro" dentro la D di LIONARDO (fine primo rigo).
Il secondo rigo inizia con DI BIO.. (la B quasi sicuramente è un altro restauro errato di una G gotica). Dentro la O sembrano esserci 3 punti. Anche qui in realtà è una lettera, ovvero una V piccola per gioVanni. Sotto la A c'è una N piccola di giovaNni. Sopra ci sono due trattini orizzontali (di norma hanno la forma di un omega allungato) che identificano quasi tutte le abbreviazioni.
Idem sopra CAR c'è un tratto orizzontale che sta per l'abbreviazione di tutto il resto del cognome: CAR(nesecchi).
Lo stesso anche nel terzo rigo:
POD con la A piccola dentro la O e, sopra la P e la A c'è il solito trattino per l'abbreviazione di PODESTÀ
Le uniche cose che proprio non leggo sono gli anni di reggenza.
Forse con una foto più nitida o cercando negli elenchi dei podestà di colle val d'elsa si potrebbe svelare l'arcano.