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Cav.OSSML ha scritto:È cosa nota che dopo la sanguinosa rivoluzione bolscevica, una volta raggiunto l'Occidente, gli esiliati russi per sopravvivere dovettero adattarsi ad ogni sorta di lavoro, anche il più umile.
A Parigi e a Nizza, i principi divennero chauffeurs di taxi e le contesse «madame pipì» nei bagni dei bistrot, ma mantennero, per quanto possibile, dignità e fierezza, oltre al loro imprescrittibile status nobiliare.

Messanensis ha scritto:Parliamo di una famiglia che, come scrive lei, al momento di questo matrimonio, non risulta più ascritta ad alcuna nobiltà ed era formata da piccoli possidenti.
antonio33 ha scritto:Messanensis ha scritto:Parliamo di una famiglia che, come scrive lei, al momento di questo matrimonio, non risulta più ascritta ad alcuna nobiltà ed era formata da piccoli possidenti.
Per la mia esperienza, relativa solo alle mie ricerche, la differenza tra "possidente" e "artigiano" era fondamentale: il possidente viveva della rendita dei suoi possedimenti, mentre l'artigiano viveva del lavoro delle sue "mani". Non ho trovato matrimoni "misti", se non tra ex artigiani divenuti possidenti e possidenti da sempre...
In un'economia fondata sull'agricoltura, e parlo proprio delle Marche all'inizio del diciannovesimo secolo, tra i "nobili" il matrimonio veniva concordato allo scopo di incrementare il numero dei poderi. E la bottega di un artigiano non era un podere... Anzi, era una vergogna.
Ho l'esempio del figlio di un signorotto che commette la grave colpa di "impregnare" la figlia di un contadino: lo cacciano di famiglia, lasciandogli solo il podere del contadino in questione. Si sposano a porte chiuse. In un atto successivo trovo: Divise e uscì.
Poi, anche tra i possidenti c'erano le categorie: se avevi cento poderi eri un gran signore, se ne avevi solo quattro un "poveraccio". Un poveraccio, comunque, che viveva di "rendita"...
E se avevi cento poderi, cercavi una moglie che ti portasse una dote proporzionata al tuo patrimonio, e se ne avevi quattro, idem...
Difficile trovare eccezioni...
Sannita1998 ha scritto:La famiglia Civalli fu sempre benemerita in paese.San Ginesio ha dato illustrissimi personaggi ma pochissimi vescovi. Tra questi come ho detto, nei primi anni del XVII secolo, Giambattista, vescovo suffraganeo di Olomouc in Moravia, consigliere del cardinale principe Dietreschtain, e successivamente Vescovo di Nigropoli (tuttavia facendo una ricerca non ho ancora capito dove si trova questa città).Ricolmò di doni la sua città natale :scimitarre turche intarsiate, calici ecc.Il suo stemma venne innalzato sull'portale maggiore del convento degli Agostiniani dove rimase fino ai primi del Novecento.Suo nipote Celio, ottenne l'aggregazione alla Milizia Aurata e all'ordine dei Cavalieri di San Paolo e partecipò all'assedio di Orbetello nel 1650.
Per tacere di altri personaggi illustri di tale famiglia, solo quei due avrebbero dovuto assicurare un titolo nobiliare di grande prestigio alla famiglia.
Lo Zenobi non la riporta tra le famiglie aggregate al reggimento nobiliare di San Ginesio.Non risultano aggregati ad altre città.Le ultime cariche rivestite risalgono alla fine del Settecento, in qualità di deputati del Monte Frumentario quali rappresentanti della Chiesa di Santa Maria della Scopa, loro luogo di sepoltura. Non faranno parte del consiglio comunale in età napoleonica.Sono pochi i membri di tale famiglia alla fine del Settecento; l'ultimo discendente, un certo Desiderio, muore giovane e gli rimangono solo tre figli maschi piccoli, e nessuno di questi entrerà nelle magistrature comunali.Solo uno di loro avrà un figlio che proseguirà la stirpe, la quale almeno in linea maschile non ha mai dovuto lavorare vivendo di una rendita, che ritengo medio-bassa
La giovane Maddalena, l'artigiana, era la prima figlia.L'altra, la piú piccola, sposò un colto possidente.
Oltre al matrimonio, che piú o meno sto arrivando a comprendere, non si comprende soprattutto l'assenza della famiglia dal reggimento.
Zenobi ha mai preso in considerazione il fatto che esistessero famiglie nobili non aggregate ad alcun reggimento?Ovverosia, vi é per forza identità tra reggimenti aristocratici e nobiltà locale...io inizio a pensare di no...non so se confermate
Sannita1998 ha scritto:Cappella privata, giuspatronati, stemma, ottimi matrimoni..c'é tutto.
Sannita1998 ha scritto:A tal riguardo avrei una domanda
Zenobi prese in considerazione i consigli...ma una famiglia aggregata ad un reggimento, potrebbe non avere membri presenti in consiglio, per esempio per mancata richiesta dei legittimi discendenti; e dunque Zenobi non avrebbe ovviamente annoverato la famiglia medesima tra le nobili famiglie.
Dico bene?
Tralasciando i Civalli, vi porto l'esempio della famiglia Massi, anche questa Ginesina.In questo caso ho prove certe della loro nobiltà, avendo discusso con persone molto informate in loco, che mi hanno mostrato alcuni documenti di allora.Cappella privata, giuspatronati, stemma, ottimi matrimoni..c'é tutto.Ebbene questa famiglia certamente nobile , aggregata alla nobiltà del paese, non é menzionata da Zenobi.Si estingueranno nel 1785.
Cosa significa? Zenobi ha sbagliato? Oppure vi erano casi di membri di famiglie nobili, che per avendone i requisiti, rimanevano per scelta, o per altro, fuori dai consigli?
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