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Alessio Bruno Bedini ha scritto:In genere quella che viene chiamata "piccola nobiltà " è una "non-nobilta".
Bisognerebbe anzitutto capire questo: la famiglia della sposa aveva ricevuto una certificazione del proprio titolo?
Sannita1998 ha scritto:Innanzitutto mi correggo:il matrimonio é avvenuto nei primi anni dell'Ottocento.Un libro del 1660 riporta che la famiglia in questione godeva del titolo di Nobile di Macerata. Risiedeva in un altro comune, in cui però non era aggregata al reggimento aristocratico. Dalla metà del Settecento in poi non hanno piú alcuna carica politica, ma sono piccoli possidenti
Messanensis ha scritto:Se la famiglia apparteneva ad un patriziato cittadino non aveva bisogno di nessuna certificazione regia.
messanensis ha scritto: In ogni caso poteva capitare che avvenissero questi matrimoni. Così come poteva capitare che anche i discendenti maschi di famiglie nobili potevano ridursi a lavorare come artigiani.


Messanensis ha scritto:Se la famiglia apparteneva ad un patriziato cittadino non aveva bisogno di nessuna certificazione regia.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Non è esatto. Per essere aggregati a un patriziato occorreva mostrare non solo documenti che certificano la nobiltà pregressa ma bisognava dimostrare anche che la nobiltà era "sedimentata" nella famiglia. Nel patriziato di Cosenza le famiglie facevano a gara per presentare certificazioni regie più antiche possibili, molte delle quali risalenti addirittura a Carlo Primo di Napoli.
messanensis ha scritto: In ogni caso poteva capitare che avvenissero questi matrimoni. Così come poteva capitare che anche i discendenti maschi di famiglie nobili potevano ridursi a lavorare come artigiani.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Matrimoni diseguali sono piuttosto rari.
La famiglia nobile che vantaggio ne aveva?
Piuttosto preferivano lasciarla figlia zitella piuttosto che sposarla e doverla dotare, disperdendo il capitale di famiglia...
Messanensis ha scritto:Messanensis ha scritto:Se la famiglia apparteneva ad un patriziato cittadino non aveva bisogno di nessuna certificazione regia.Alessio Bruno Bedini ha scritto:Non è esatto. Per essere aggregati a un patriziato occorreva mostrare non solo documenti che certificano la nobiltà pregressa ma bisognava dimostrare anche che la nobiltà era "sedimentata" nella famiglia. Nel patriziato di Cosenza le famiglie facevano a gara per presentare certificazioni regie più antiche possibili, molte delle quali risalenti addirittura a Carlo Primo di Napoli.
Alessio, mi sconcerta che tu dia queste risposte... mi fai cadere le braccia, mi fai restare allibito per le castronerie che scrivi.... per le risposte non a tono che dai... uno ti parla di patate e tu rispondi di fichi secchi....messanensis ha scritto: In ogni caso poteva capitare che avvenissero questi matrimoni. Così come poteva capitare che anche i discendenti maschi di famiglie nobili potevano ridursi a lavorare come artigiani.Alessio Bruno Bedini ha scritto:Matrimoni diseguali sono piuttosto rari.
La famiglia nobile che vantaggio ne aveva?
Piuttosto preferivano lasciarla figlia zitella piuttosto che sposarla e doverla dotare, disperdendo il capitale di famiglia...
Vedi come sopra... uno parla di patate e tu rispondi di fichi secchi... Hai davvero letto quanto ha scritto il nostro amico? Leggi quello che viene scritto? O fai solo fatica a comprendere? Si parlava di famiglia nobile decaduta (forse nemmeno più nobile)... Sai che disonore in questo caso far sposare la figlia ad un artigiano! E sai che dispersione di patrimonio!!!


Sannita1998 ha scritto:Innanzitutto mi correggo:il matrimonio é avvenuto nei primi anni dell'Ottocento.Un libro del 1660 riporta che la famiglia in questione godeva del titolo di Nobile di Macerata. Risiedeva in un altro comune, in cui però non era aggregata al reggimento aristocratico. Dalla metà del Settecento in poi non hanno piú alcuna carica politica, ma sono piccoli possidenti




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Sannita1998 ha scritto:quindi non era piú ritenuta nobile nel loro paese?Anche questo mi chiedo, e non so darmi una risposta
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