Nunkij ha scritto:Signor Antonio Pompili, ho notato, anche in altri post, la sua idiosincrasia nei confronti dei nomi precisi delle pezze diminuite. Mi ricordo che mi consigliò palo diminuito invece di verghetta. Ciò deriva dal gusto personale o da una qualche esperienza che la spinge a evitare classificazioni verbose?
Gentilissimo, non parlerei proprio di idiosincrasia... Di gusto personale sicuramente. Un gusto che tuttavia non è classificabile nel capriccio, piuttosto in una triplice convinzione:
1) il linguaggio del blasone pur non potendosi staccare da una lunga tradizione che tutti ci precede può e deve anche evolversi, come ogni linguaggio;
2) pur essendo il linguaggio del blasone altamente poetico e non potendo rinnegare la sua liricità, può e deve necessariamente risultare sempre il più chiaro possibile;
3) è più conveniente evitare - laddove è possibile - termini che sono in realtà francesismi (quali possono essere appunto i derivati di burèle e vergette), secondo un'abitudine che faceva così tanto tendenza tra la fine del settecento e l'inizio del novecento.
Quest'ultima mia convinzione (sempre e più delle altre del tutto personale e opinabile) non perché non ami la lingua d'oltralpe, ma semplicemente perché fautore di una tradizione araldica italiana che, per quanto, come ogni arte, arricchita nel corso dei secoli da influssi provenienti da altri Paesi, ha e deve conservare e sviluppare una sua identità propria nelle regole, nelle forme, negli stili e anche nel linguaggio.



