da Giosuè Tacconi » venerdì 14 dicembre 2018, 19:24
PRECISAZIONI SULLE VERE ORIGINI DEI TERRITORI UMBRI E LA MODERNA REGIONE UMBRIA
Quando nel medioevo e rinascimento, storiche città etrusche hanno dato alla luce grandissimi uomini nel campo della arti, della scienza e della tecnica (vedi la Toscana), gli umbri hanno dato vita a schiere di grandi combattenti, nello spirito e soprattutto nelle armi (vedi l’attuale Umbria e parte dell’Emilia Romagna). Molti sanno che il primo capoluogo di provincia dell’Umbria è Perugia, ma pochi sanno che la sua origine antropologica è tutto fuorché umbra. Città ecclettica e sicuramente di grande importanza a livello storico, ma che a onor del vero pochi sanno che la sua identità non ha nulla di umbro, a partire dalla sua posizione geografica.
Come ci insegna l’antica e moderna mappatura del centro Italia (dalle origini fino alla venuta di Napoleone Bonaparte), a partire dalla VI Regio (Umbria et Ager Gallicus) di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, Perugia era città-stato etrusca confinata al di là (ovest) del Tevere (spartiacque dei territori fra Umbri ed Etruschi), ma non solo Augusto ci dice questo, anche tutte le mappe successive, quelle vaticane e pontificie di Medioevo e Rinascimento, ci illustrano Perugia e il suo contado come una realtà aliena, estranea e a se stante, rispetto ai territori del cosiddetto Ducato di Spoleto (versione medievale, ma puramente nominale dell’Umbria, rimasta anche dopo il crollo di potere del Ducato dall’anno 1000 in poi). Infatti, quando nel 1400-1500, con la riscoperta dei classici latini nell’Umanesimo si riscoprono parole come: Umbria e Umbri, le mappe tornano a definire i territori con la giusta denominazione antropologica e geografica, quindi “Umbria”, poiché dal secolo XI, epoca del crollo della potenza egemonica del Ducato spoletino, fino al ‘400 – ‘500 non si sapeva come accumunare sotto un’identità antropologica le popolazioni umbre: Terni, Spoleto, Todi, Nocera e Narni.
Perugia fu l’unica città etrusca che venne fondata nel più profondo entroterra italiano, essa non hai mai fatto parte dell’Umbria (ne linguisticamente, ne culturalmente, e tutt’ora è così, a parte i moderni, quanto spuri confini geografici), solo nel secolo XIX si autoproclama, soprattutto con l’ausilio di una delle più fiorenti comunità massoniche e filo-giacobine d’Italia, come la prima provincia dell’Umbria. Essa tuttavia è famosa perché dette i natali a grandissimi artisti e uomini di scienza, come: Matteo di ser Cambio, Benedetto Bonfigli, Pietro Vannucci, il Pinturicchio o Ignazio Danti mentre Terni e il suo territorio umbro, nel medesimo periodo dava alla luce grandi combattenti come Bartolomeo d'Alviano, Erasmo da Narni, Saccoccio da Spoleto o i Fratelli Tomassoni.
Sui celebri condottieri perugini c’è un discorso a parte da fare: nessuno di costoro proveniva dal basso ceto, ma facevano tutti parte di nobili famiglie feudatarie di origine germanica, eccetto il Piccinino, caso più unico che raro, poiché fu figlio di un macellaio.
Terni sarà famosa, come ci ha riportato il Sansovino e tanti altri storici, per i migliori soldati d'Italia. Fu grazie ai Banderari, che erano la milizia antica ternana, la stoica e orgogliosa borghesia e classe popolare, che Terni fu un comune libero forte e orgoglioso nei secoli, un comune che non aveva niente a che invidiare ai suoi nemici e concorrenti. Terni fu città ghibellina, e tale rimase nei secoli questa sua vocazione mai invariata. Tanto è vero che ancora nel 1500 i papi definirono Terni "città ribelle" che pure stava nello Stato Pontificio, perchè era una città indomabile. Nel secondo ‘400 diversi furono i governatori papali che non vollero risiedere a Terni per la propria incolumità, ci fu anche il caso di un governatore cacciato a sassate dalla popolazione. Il papa per distruggere l'autonomia e l'orgoglio cittadino dovette attaccare il simbolo del potere e dell'orgoglio libertario municipale: i Banderari, e soffocare nel sangue tale indomito spirito, risalente al DNA delle riottose e bellicose genti proceltiche (umbre) Naharti; fieri valligiani cacciatori e rudi pastori guerrieri, tale importante evento storico passò alla storia come la famosa “Strage dei Banderari” ternani.
Questo spiega anche il fatto che Terni non fu mai Signoria soggetta a nessun feudatario o nobile di proprio conto, così anche Spoleto. Infatti, riguardo a quest'ultima città, quando ci provò il condottiero spoletino Saccoccio, amatissimo dai suoi concittadini, ormai divenuto ricco, potente e famoso, i suoi conterranei lo bandirono per sempre dalla città. Diciamo che a parte la breve tempesta geopolitica di fine ‘300 e primo ‘400 di tutta la penisola, parentesi caotica per tutte le città, a causa di: 4 papi in contemporanea, le orde dei condottieri a zonzo, gli eretici nelle varie città e l’usura, a parte questo periodo, con lo spadroneggiamento dei signori di Vico prima, poi della famiglia papale dei Tomacelli di Napoli e poi il potente Braccio da Montone (che aveva sottomesso tutto il centro Italia, persino Roma, egli stesso caso caso più unico che raro), spalleggiato poi dai Trinci, Terni fu l’unica città umbra a mantenersi in un certo qual modo indipendente e con voglia indomabile di auto-dominarsi politicamente, non sottostando all’autorità pontificia o alla soggezione guelfa, sempre mal sopporta, men che meno alla signoria di qualche nobile casato che pure Terni non mancava di avere: vedi nobili e ricchissime famiglie ternane come: i Castelli, i Camporeali, i Manassei, i Mazzancolli o gli Spada, le quali possedevano interi rioni cittadini e vaste aree di terreni, intra e extra portas delle mura cittadine.