da GENS VALERIA » lunedì 3 dicembre 2018, 10:00
La nobiltà è un fatto
-reale
-valido
-trasmissibile
Da alcuni anni è emersa una scuoladi pensiero la quale presume una netta separazione tra la piena validità legale della nobiltà, riconosciuta da autorità di stato attraverso le proprielegislazioni nobiliari, ed una nobiltà tradizionale, di consuetudine o cortesia, reputata priva di valore.
Esasperando al massimo questo concetto econsiderando ormai defunti gli ultimi iscritti nel Libro d' Oro della Nobiltà Italiana ( 1896 ), custodito presso l' Archivio Centrale di Stato di Roma, non potendo, d'altronde prendere inconsiderazione postumi elenchi "provvisori ", si potrebbe parlare solo di discendenti difamiglie nobili, comealcuni studiosi fanno, perché gli iscritti negli Elenchi ufficiali nobiliari italiani (1922-1933 e supl. 1934-36) se non avessero presentato ladocumentazione per l’iscrizione nel Libro d’oro , dopo un certo lasso si tempo , avrebbero potuto essere cancellati (come avvenne quandonell’Elenco del 1933 scomparvero molte famiglie non estinte elencate in quello del 1922).
Il riconoscimento dello "status" nobiliare concesso, più o meno storicamente, ad Italiani da parte del Sacro Romano Impero , dallo Stato della Chiesa ,dalla Repubblica di San Marino fu , da parte del Regno d'Italia , oggetto di accese discussioni e successivo risultato, spesso positivo in forza di gravosi Decreti Reali diRiconoscimento o semplici Decreti Reali di Conferma ( LL:1871 / 1924).
Fatto sta che,in tutti i Paesi dove la nobiltà non sia tutelata o addirittura proibita ( provvedimento, comunque ed ovunque, ultra vires ), ogni dignità e titolo nobiliare del mondo occidentale va considerato vera e propriaeredità immateriale. La continuità temporale della nobiltà ai giorno d'oggi non è quindi messa in dubbio tanto è vero che lo S.M.O.M. Ordine Sovrano, accetta nelle proprie categorie nobiliaricavalieri appartenenti a Paesi dove la nobiltà è tutelata ed altri da Paesi dove essa non solo non è più riconosciuta , ma talvolta addirittura proibita, ciò a riprova che la nobiltà ( comunquesia considerata dalle autorità nazionali ) si trasmette ininterrottamente nelle generazioni.
L'unico atteggiamento onesto e pragmatico con ilquale porsi di fronte a questa realtà ( perché di una realtà sto scrivendo ) è considerare in Italia , oggi , su uno medesimo piano tutta lanobiltà , sia quella approvata dalla Consulta Araldica, sia quella che per vari motivi non fu oggetto di regio avvallo:
nobiltàimmemoriale , degli antichi Stati , preunitaria della quale non vi furono richieste o ci fu reciproca indifferenza, rifiuto oppure non furono perfezionate le prove documentarie, spesso perchéritenute superflue se non, addirittura ... offensive.
Non è mai esistita una sola nobiltà , ma piùnobiltà. Perché dovremmo considerare sullo stesso piano realtà sociali di diversa origine e con caratteristiche originarie non sempre sovrapponibili , nonostante siano sostenuti dai medesimi mitie si manifestino attraverso gli stessi rituali di ceto?
Perché quello che ho chiamato " l'equivoco nobiliare " è così rappresentato:
* La nobiltà che " legalmente" furiconosciuta e tutelata .
* La nobiltà la quale non fu legalmentericonosciuta , quindi “di consuetudine” o “di cortesia”
per lo Stato Italiano pari sono: fonte di totale disinteresse , entrambe non tutelate minimamente dal punto di vista giuridico.
Alla luce di questo corollario ogni classificazione è del tutto arbitraria, ciò che tutela la nobiltà non è la giurisprudenza dello stato nazionale, o meglio , ciò che potremmo desumere dalla (delegittimata ) giurisprudenza nobiliare di un Regno durato solo un'ottantina d'anni, ma occorre risalire a monte, gli jus accreditati sono il diritto nobiliare preunitario, quello naturale e quello internazionale.
Considerando la “nobiltà” nel senso tradizionale ed occidentale del termine, cioè come pubblico riconoscimento ( spesso, ma non necessariamente , da un potere sovrano ) che si attesta a coloro ( singoli o molto più spesso a famiglie ) si siano distinte per particolari virtù generosamente spese per l’affermazione di alti ideali, per il bene del prossimo e del suo progresso, per l’illustrazione della Patria entro e fuori dai suoi confini, per l'impegno dei propri membri nella responsabilità di governo, ogni forma di “nobiltà di storico fondamento” ha un grande valore, se non altro come sprone ed esempio per le future generazioni.
L'eredità morale e storica , tramandata ha piena validità con o senza avvallo pubblico e legale tutela, oggi come ieri.
Essa, attraverso i secoli, ha incontrato e spesso si è scontrata con rivolgimenti e sconvolgimenti ideologici e politici, i membri delle famiglie che hanno vissuto da protagoniste la Storia non hanno certo bisogno di chiedere diritto di cittadinanza .
Pur in altre forme e con altre caratteristiche politiche, nulla chiedendo e nulla concedendo, vivono il presente, salde nel passato e certamente proiettate nel futuro.
E' indubbiamente in atto il tentativo di negare, delegittimare oppure irridere qualsiasi contemporanea presenza a ciò che ci ostiniamo a definire “Nobiltà” ed alle organizzazioni di antica origine che , per osmosi, ne hanno assunto le caratteristiche che le rendono ed uniche, mi riferisco ai ragguardevoli , religiosi Ordini Cavallereschi.
Sergio de Mitri Valier
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.Sergio de Mitri Valier 