von adriano ha scritto:REPUBBLICA ITALIANA
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Vista la domanda prodotta dall'esecutore testamentario Avv. Giambattista Toscani, diretta ad ottenere la costituzione in Ente Morale dell'Opera Pia Anna Maria ed Alessandro Antoniadi Maurocordato con sede in Treviso e dotato di un cospicuo patrimonio;
Visto il testamento olografo e maggio 1942 del Principe Maurocordato pubblicato l'11 novembre 1943 per notar Luigi Candiani in Venezia;
Visti gli atti, tra i quali il parere espresso dall'Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell'Infanzia, e dal Comitato Provinciale di Assistenza e Beneficenza Pubblica;
Vedute le leggi 17 luglio 1890, n.6972; 21 giugno 1896, n.218; 18 luglio 1904, n.390; i relativi regolamenti, nonchè i RR.DD..4 febbraio e 30 dicembre 1923, n. 214 e 2841; la legge 17 giugno 1926, n.1187; il T.U. 24 dicembre 1934, n.2316; la legge 3 giugno 1937, n.847 ed il D.L.L. 22 marzo 1945 n.173;
Udito il parere del Consiglio di Stato, in data 14 febbraio 1950;
Sulla proposta del Ministro dell'Interno;
DECRETA
Art.1 - L'Opera Pia Anna Maria ed Alessandro Antoniadi Maurocordato, con sede nel Comune di Treviso, è eretta in Ente Morale.
Art. 2 - Con successivo decreto sarà provveduto all'approvazione dello statuto organico dell'Ente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sarà inserito nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti della Repubblica Italiana. E' fato obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 25 marzo 1950
" Io non ho mai riscontrato in tutti gli anni di studi araldici e geneaologici che ci sia un donatore che , morendo , lascia enormi ricchezze , patrimoni , lettere ( !!! ) fotografie ( !!! ) ritratti di antenati ( !!! ) testamento olografo , cognome richiamante ristrettissime origini nobiliari e che produca comunque dubbi sulla veridicità delle generalità peraltro confermate da notaio , Presidente della Repubblica,Ministro dell'Interno , Consiglio di Stato .
Ma è così facile spacciarsi per Principe ?
Il titolo principesco non può essere ereditato ?
Chi può detenere ritratti di antenati , non propri , avendo . per coincidenza , lo stesso cognome se non si è veramente della stessa stirpe ?
Sarebbe come il caso che uno si chiamasse Agnelli e che detenesse nelle proprie carte familiari contatti epistolari , fotografie e ritratti dell'Avvocato e che risultasse essere non parente ma che ottenesse comunque da un notaio di entrare nell'asse ereditario !!!! "
Se le ricerche araldiche/geneaologiche fossero già tutte scritte nei vari testi elencati sarebbe inutile ricercare ulteriormente . Sappiamo benissimo quante imperfezioni , errori ed incompletezze ci sono nei testi sacri di genealogia ( Crollalanza , Spreti , Schroder, ecc.ecc. ) .
v.a
credo che ci siano alcuni evidenti equivoci. Provo a risponderle di nuovo, sperando di essere più chiaro:
1. mi sta citando un documento del 1950, a monarchia finita. Dopo il 1946 potevano dirsi tutti principi o chissà cos'altro. Il "principe" Antoniadi Maurocordato non possedeva neppure un titolo italiano perchè, per quanto ne so, non compare in un Elenco Ufficiale. Tra l'altro neppure si capisce se il personaggio in questione fosse cittadino italiano. Il documento di cui sopra indica l'autorizzazione alla creazione di una fondazione e ha valore solo per questo. Motivo per cui, ecco che la domanda posta da Alessio Bedini ha senso. Non è un documento genealogico di primaria importanza, io la definirei, al massimo, una fonte indiretta
2. faccia attenzione, non sto citando un'opera del 1880 o del primo novecento. Ho citato un autore, Mihai Sturdza che, oltre ad essere piuttosto famoso a livello internazionale ed è un luminare in materia genealogica balcanica, ha pubblicato i suoi volumi in tempi recenti (tra l'altro è ancora vivente). Se avrà modo di leggere con attenzione quella fonte, nella lunghissima e articolata introduzione storica, scoprirà che una buona parte delle famiglie fanariote portava titoli principeschi fittizi o di cortesia. E magari scoprirà che in Grecia non si concedevano titoli e non esistevano, di fatto, casate principesche. Di conseguenza, il titolo non poteva essere "ereditato", portato o trasmesso in nessun modo. Anzi, le dirò di più, Giovanni Maurocordato sopra menzionato, essendo membro della linea greca (suo fratello Demetrio 1821-1873 fu ministro degli esteri greco) neppure aveva diritto a farsi chiamarsi principe, a differenza della linea romena, e se lo si faceva era per mera cortesia. Le famiglie principesche greche portanti titoli riconosciuti da una entità statale potevano essere solo quelle romene, russe, austriache o di altro stato dove la nobiltà era organizzata legislativamente in ceto araldico. In pratica, il titolo principesco di alcune casate greche "esiste" dal momento in cui viene riconosciuto o la famiglia appare inquadrata da leggi statali che tutelavano la nobiltà (sempre non esista una concessione specifica già da prima, ovvio). (*)
3. a proposito dell'ereditarietà, le faccio notare un particolare: se non esiste un ordinamento della nobiltà, com'è possibile che esista la successione in via femminile o in altre forme ? Dovrebbe esistere, per contro, una entità che autorizzi la successione e l'assunzione del titolo. Nel caso specifico chi era ? A questo proposito e riallacciandomi al discorso sul punto 2, per capirci meglio, le posso indicare che una famiglia
Maurogordato si trasferì in Toscana nell'800 e, seppure indicata con il titolo principesco da svariate fonti (non si sa su quali basi !), venne inserita nell'Elenco Ufficiale con il solo titolo di Nobile di Livorno, titolo concesso dal Granduca di Toscana nel 1857. Questo per intenderci come funzionavano i riconoscimenti italiani post unitari. Per contro, se proprio volessi insistere, mi dovrei chiedere, dato che l'Antoniadi era discendente in via femminile, il come e quando assunse il cognome della madre, con quali modalità e se lo assunse veramente oppure, quando arrivò in Italia, se le autorità del tempo recepirono un suo personale (ab)uso.
4. per quanto riguarda il suo quesito in merito al possesso di ritratti e altre reliquie varie, vedo che non ha proprio capito il senso del mio post. Il loro possesso, in particolare nel caso specifico di successione in via femminile come sembra quasi certo, non implica una successione di titoli o di cognomi. Sono due problemi distinti. Se il personaggio in questione era effettivamente discendente da un ramo estinto dei Maurocordato, non mi meraviglio che abbia ereditato così tanti ricordi
Una piccola correzione al mio post di sopra: Giovanni Maurocordato e Aglae Coumbari non è vero che ebbero solo figlie, ma ebbero anche un maschio, Stefano (1847-1890), morto senza eredi.
(*) a questo proposito, lo stesso Sturdza ricorda quant'era confusa la situazione dei titoli principeschi fanarioti. Nicola Maurocordato, Dragomanno, che partecipò alla pace di Carlowitz nel 1699, viene citato nei documenti imperiali relativi a questo evento diplomatico (dunque di parte avversa, il Maurocordato "lavorava" per gli ottomani) con il titolo di Altezza (Durchlaut), ma per mera cortesia. Dunque, i discendenti (ma anche alcuni autori posteriori), pensarono bene che avevano diritto al titolo di principe del Sacro Romano Impero (che ha questo trattamento) e che dunque erano tutti principi. Peccato, però, che i sultani turchi non concedessero titoli principeschi e che Leopoldo I d'Asburgo non avesse emesso alcun documento in tal senso. Insomma, una materia spinosissima !