Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini
gattostella ha scritto:Avendo riletto con più attenzione quanto riportato da Messanensis, mi sovviene un quesito.
L’ordinamento sullo stato nobiliare del 1943 mi sembra (ma onestamente non sono un esperto della materia) che non tratti il caso in cui il titolo di “nobile” siasi estinto all’inizio del 1800. In altri termini, si applica quanto stabilito dagli articoli 45 e 40 alla ipotesi di una estinzione in capo all’unica figlia femmina che poi si sposata ed abbia avuto dal marito un figlio maschio, il tutto ben prima dell’entrata in vigore delle norme sopra ricordate?
Chiedo scusa se la mia domanda può apparire stupida.
Grazie sempre.
gattostella ha scritto:Ringrazio per le risposte e per la gentilezza di ciascuno.
Quindi se una famiglia nobile, senza alcun titolo diverso appunto dalla nobiltà generica, si sia estinta agli inizi del 1800 e l’ultima discendente, ritualmente sposatasi, abbia avuto un figlio maschio, a quest’ultimo non si è trasmessa la nobiltà materna.
Nè, mi par di capire, per altro verso, una tale condizione può essere sanata da chi non è dotato di fons honorum ed, in particolare, da Umberto di Savoia.
Nicolella De Vicaris ha scritto:Vado leggermente off-topic per porvi, a questo punto, un dubbio: le famiglie dichiarate nobili oggi dallo Stato italiano, sono, secondo prassi, quelle iscritte nel Libro d'oro della Nobiltà Italiana. Cercando su Internet ho trovato alcuni risultati:
http://www.librodorosrl.it (Torino)
http://www.accademiaaraldicanobiliare (Firenze) (questo è un blasonario)
Qual'è quello giusto?
Messanensis ha scritto:gattostella ha scritto:Ringrazio per le risposte e per la gentilezza di ciascuno.
Quindi se una famiglia nobile, senza alcun titolo diverso appunto dalla nobiltà generica, si sia estinta agli inizi del 1800 e l’ultima discendente, ritualmente sposatasi, abbia avuto un figlio maschio, a quest’ultimo non si è trasmessa la nobiltà materna.
Nè, mi par di capire, per altro verso, una tale condizione può essere sanata da chi non è dotato di fons honorum ed, in particolare, da Umberto di Savoia.
Le sue conclusioni sono esatte.
L'unica possibilità per il figlio sarebbe stata quella di riuscire a farsi aggregare ad un patriziato cittadino, in considerazione della propria ascendenza nobile per parte materna e dopo aver dimostrato di possedere adeguata condizione sociale.

contegufo ha scritto:La Consulta Araldica ha operato dal 1860 al '45 quindi il tempo per una supplica e vedersi rinnnovato il titolo della madre in via di estinzione c'era tutto. Umberto II in quel di Cascais ha operato numerose rinnovazioni dietro richiesta degli interessati se poi ne aveva il diritto è questione annosa, comunque come già detto servivano tre passi gli ultimi due all'epoca impossibili in quanto la Monarchia era decaduta.
L'aggregazione ad un qualche Patriziato sarebbe stata regolata de regole severe.
A Lucca per quanto la Repubblica fosse caduta nel 1799 sarebbero servite e cito:
" Questo fu l'atto conclusivo col quale venne creata la classe dei PATRIZI stabilendosi che tutte le famiglie che avevano goduto per almeno quattro generazioni continue, sino alla caduta della Repubblica (1799), del distinto onore della medesima, cioè dell'Anzianato e potevano provare altresì la continuazione della loro nobiltà per duecento anni, potevano esser iscritti fra i PATRIZI DI LUCCA."
Appare quindi che la mancata richiesta di una rinnovazione tecnicamente possibile sia venuta meno per aver perso l'ultimo treno.......
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Nicolella De Vicaris ha scritto:Grazie Messanensis! E quindi...? Libri d'oro in edizione pregiata (e costosa), blasonati, ecc.....? Odore di inghippo?
gattostella ha scritto:Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno risposto.
Mi avete chiarito tanti aspetti.
Ho capito che il diritto nobiliare è molto complesso.
Pensavo, per esempio, che vigendo la ”successione siciliana”, tale tipologia di trasmissione dei feudi prima e dei titoli dopo, Essa si estendesse anche al titolo di semplice “nobile” cosicché ad esempio la figlia del nobile Tizio Tizi, ultima del casato Tizi, potesse trasmettere il titolo di “nobile” al proprio figlio maschio, portante evidentemente un cognome diverso.
In altri termini, ipotizzavo che quanto accadeva fino al 1926 in Sicilia e nel resto del Regno delle due Sicilie, per i titoli baronali e superiori, valesse anche per quello più semplice di “nobile”.
A quanto pare mi sbagliavo!
Nicolella De Vicaris ha scritto:Buona domenica a tutti!
Il mio, cari amici, è un discorso in generale. Senza accusare nessuno di volersi spacciare per "nobile" al tempo d'oggi. Il concittadino Totò, su questa mania di molti italiani di darsi arie da nobili (comprando titoli, ecc.) c'ha fatto tutta una serie di film spassosi, che io guardo con piacere quando capita perché sono sempre attuali. Poi, alla fine (sempre discorso GENERICO, eh!), ognuno è libero di fare ciò che vuole, e qui, caro gattostella, entra la tua giusta richiesta di informazioni sul diritto nobiliare. Se poi, come dici giustamente tu, l'aspirante nobile è una testa bacata e insiste a voler diventare marchese, conte o barone, esiste di conseguenza tutta una vasta scelta di opzioni (esaminate in altra parte di questo forum), fra cui:
- comprarsi la pergamena a 10 euro (vent'anni fa costava 8.000 lire) alla festa patronale di San Martino e Santa Comasia dove c'è scritto che sei discendente della Regina Elisabetta (per questo tifi Chelsea);
- andarsi a setacciare, con immensa spesa e sbattimento, l'intero proprio albero genealogico alla ricerca di uno straccio di antenato nobile, per poi dimostrare di essere anche tu principe o barone (conoscevo qui a Martina un poeta dialettale, decisamente abborraccione, che si vantava di aver trovato un documento del 1600 in cui era citato un suo omonimo antenato vignaiolo, e tutto tronfio lo diceva a chiunque neanche fosse stato un duca);
- farsi truffare dalle false consulte araldiche che ormai spopolano anche sul web;
- mettersi una pezza colorata addosso (da noi in Puglia succede anche questo) e dire che si è borbonici (al che io, presenti gli amici settentrionali ai vari folk festival in cui vado a suonare e mangio - con le mani - seduto allo stesso tavolo con brasiliani milanesi e calabresi, alzo un sopracciglio e rimango leggermente perplesso, poi prendo il tamburo, suono una pizzica e ballano TUTTI).
Nobile? No-bile! Tale it easy! Buona vita a tutti.
Damy (e basta)
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