da Nicolella De Vicaris » sabato 4 agosto 2018, 9:13
Vorrei rispondere all'amico gattostella con un quesito a bruciapelo: perché uno ci tiene tanto oggi nel 2018 a diventare nobile? Per fare poi lo sborone colla sfilza di cognomi pseudo-celebri sul citofono di casa? Ma non sai che la vera nobiltà è soprattutto quella d'animo?
Ti racconto, per farti capire (e anche perché sicuramente molti di voi cari amici del forum avranno vissuto storie simili) cosa significa, nella vita quotidiana di un "nobile" del 2018, avere un titolo nobiliare. Perdonate ciò che sto per scrivere, ma è dettato tutto dal cuore.
Fin da piccolo (io sono un Nicolella-De Vicaris, papà è di Napoli, antichissima famiglia napoletana) senti di essere diverso dagli altri. Prima di tutto perché abiti in una casa antica, molto spesso cadente, piena di mobili pesanti, soprammobili, ritratti, oggetti di valore....che mai sia li vai a toccare: "Fermo! Quella è la foto dei nonni baroni! L'unica che abbiamo di prima della guerra! Non me la sporcare!" e tu, bambino di sette anni, di conseguenza non puoi giocare con niente, è come se abiti in una chiesa. E già comincia la repressione. Poi, quando per strada vedi gli altri bambini che giocano, si sporcano, dicono parolacce e tu fisso per mano a mamma e papa', rigido e impettito nel tuo vestitino col papillon, gli chiedi: "Ma perché non posso giocare con loro?" e senti dire da papà: "Chelle so' zandraglie! (antichissimo termine napoletano derivante da " les entrailles" = le interiora dei condannati a morte in epoca angioina sventrati dalle truppe dei sovrani angioini, che le vecchiette napoletane del Trecento rubavano per fame; quindi, significato derivato, "sono morti di fame, straccioni") Nuje nun simme comm'a 'loro!". E tu, ancora, inghiotti.
Crescendo, il divario fra te e i tuoi coetanei aumenta. Tu ami la musica napoletana, Roberto Murolo, disegni a penna e calamaio, stai chiuso in casa a studiare perché ti piace e non esci mai, i tuoi compagni di classe si pompano di musica metal, si fanno le canne, e prendono tre al compito in classe (e tu, buono e generoso come sei, li aiuti e scappi di casa per andare a casa loro e vedere finalmente un casa in disordine, ma dove almeno ci si diverte).
Poi, la chiesa. Sempre messe, processioni, visite ogni anno a tutti i santuari di famiglia che guai se non ci vai se no " a Madonna s'offenne". Tu vorresti farti comprare il giocattolo alla fiera davanti al santuario e invece i tuoi ti comprano si è no il libro con la storia dei Savoia (cheppalle!).
Quando poi sei arrivato a vent'anni e già lavori da cinque-sei anni (io facevo la guida turistica qui in Puglia, ho cominciato nel 1998 a 16 anni), e magari ti pagano poco, i tuoi ti cominciano a rompere l'anima: "C'hai tante conoscenze, sfruttale! Conosci tanti pezzi grossi, fatti aiutare da loro!". E tu, ventenne lavoratore, avresti voglia di frequentare (mo' è!) i tuoi amici cannabis-dipendenti (io non ho mai fumato una sigaretta), non vecchi cardinali sfatidiosi e baronesse incartapecorite.
Morale della favola, noblesse oblige. Ma anche no. Prima di tutto noi nobili siamo esseri umani, con i sogni, le emozioni e sorrisi di ognuno, ma con qualche nome e titolo in più che non ha (oggi, nel 2018) alcuna importanza. Anzi, dà pure fastidio quando vai a fare i documenti all'anagrafe o il codice fiscale ("ma quanti c**** di cognomi tieni? Ma sei nobile? Ma non te ne vai a quel paese?" dice l'impiegato con la quinta elementare assunto all'anagrafe perché raccomandato, guardandoti con aria schifata, al che tu gli tiri un pugno sul vetro e gli urli davanti a tutti: "Fatti gli affari tuoi!").
In fine, caro gattostella, sappi che essere nobile, oggi nel 2018, ha un sacco di inconvenienti. E oltretutto non serve A NIENTE. La vera nobiltà sta nel lalzarsi alle 4 di mattina per recuperare un amico rimasto in panne a ottanta chilometri da casa, o sentire, tacere e portare due buste di viveri a Tizio e Caio abbandonato dalla famiglia e non far sapere niente a nessuno, non nel " Don" o nel mantello da neotemplare. Ti auguro buona vita. Cordialmente,
Damiano Alessio Nicolella De Vicaris de Venusio Carone Martucci dei marchesi di Santa Lucia