Loreto (AN), naturalmente in relazione
Madonna nera:
D’azzurro alla Madonna con in braccio il Bambino, seduta sopra il tetto della Santa Casa, la quale è posta sulla vetta centrale di un monte all’italiana di tre cime, cariche di lettere maiuscole romane F.C.L. (Felix Civitas Lauretana) ed accostata, La Santa Casa, lateralmente da due ramoscelli di pero, fogliati e fruttati, nascenti dai fianchi del monte, il tutto al naturale, D.C.G. 8/12/1927. Stemma originariamente concesso da papa Sisto V dopo l'elevazione a "città" del centro (rif.
Le Marche sugli scudi, p. 177).

Sarnano (MC):
Partito: nel primo, di rosso, alla croce d’argento; nel secondo, di azzurro, al serafino d’oro; il tutto al capo di verde, caricato dai tre gigli ordinati in fascia, d’oro, D.P.R. 6 aprile 1987. Il serafino «allude in origine alla Madonna degli Angeli, che dà il nome alla chiesa principale del paese, nella cui decorazione tra l’altro la figura è frequente» (rif.
Le Marche sugli scudi, p. 167).

Mussomeli (CL):
D’azzurro a tre torri d’argento merlate alla guelfa, aperte e finestrate di nero; la centrale più elevata, cimate da tre api d’oro, male ordinate; le api sormontate dal monogramma di Maria, cimato da corona ed accostato da dodici stelle ordinate sei a destra in banda sei a sinistra in sbarra, il tutto al naturale., D. P. R. 1º luglio 1952. Nello stemma civico «il monogramma di Maria (formato da una A intrecciata a una M a ricordare la preghiera Ave Maria), la corona e le dodici stelle furono aggiunte […] per ricordare la “visita” della statua della Madonna di Fatima in Italia; d’altra parte patrona del luogo è Maria Santissima dei Miracoli» (rif.
Le api delle città. La figura dell’ape nell’araldica civica italiana, p. 125).

Pedrengo (BG):
Troncato: il 1º d’azzurro a tre api d’oro dal volo spiegato ordinate in fascia; il 2º di rosso alla chiesetta al naturale in prospettiva, tegolata, fondata su campagna di verde e sinistrata dalla torre campanaria; la facciata aperta e fnestrata di un rosone, il fanco fnestrato di due; sulla troncatura una fascia ondata d’argento e d’azzurro, D. P. R. 18 giugno 1962. L'edificio presente nel secondo punto del troncato è «la chiesetta della Madonna del Buon Consiglio – originariamente un oratorio dedicato alla Trinità e a san Luigi Gonzaga – uno dei più antichi edifici del territorio» (rif.
Le api delle città. La figura dell’ape nell’araldica civica italiana, p. 148).

Pontelongo (PD):
Troncato nel 1º campo di cielo, al ponte di pietra al naturale, di una arcata, murato di nero, sopra la riviera d’azzurro, posto sulla divisione e sormontato dal capitello, cimato dalla crocetta e contenente la statua della Madonna, in piedi, vestita d’azzurro ed aureolata d’oro; nel 2º di rosso, alla ruota d’oro, raggiata e dentata di otto, attraversante le tre spighe di frumento dello stesso, poste in ventaglio, ed accompagnata nel canton sinistro del capo dalla stella di sei raggi d’argento.. Il «ponte a un’arcata con un’edicola recante l’effigie della Vergine Maria […] fa riferimento al ponte in pietra sul fume Bacchiglione, necessariamente “lungo” o “longo” […] L’effigie della Vergine non si riferisce soltanto al “capitello” qui eretto, ma soprattutto al solenne voto fatto dalla popolazione in seguito ad una terribile pestilenza che colpì Pontelongo nel 1676 (ancora oggi nel mese di maggio è ricordata la Madonna del Voto e il miracoloso evento della fine del contagio)» (rif.
Le api delle città. La figura dell’ape nell’araldica civica italiana, pp. 155-6).

Ceranesi (GE):
D’azzurro all’alveare d’argento, contornato da sei api d’oro e sormontato dal monogramma di Maria pure d’oro, D. P. R. 21 aprile 1972. «Si tratta del Comune più esteso del Genovese, nel cui territorio si trova il celebre santuario di Nostra Signora della Guardia. […] nella parte alta è posizionato un monogramma d’oro formato dalle iniziali “A” e “M” (“Ave Maria”), con ovvio riferimento al santuario ricordato» (rif.
Le api delle città. La figura dell’ape nell’araldica civica italiana, p. 63).

Pieve di Cento (BO):
d'azzurro, alla torre vista di spigolo in raffigurazione naturalistica, merlata alla guelfa, finestrata di due in palo di nero, fondata di verde; sinistrata da un crescente di luna d'oro recante al centro il monogramma MRA; capo d'Angiò. «La versione attualmente in uso deriva da una “revisione” apportata nel 1884: la torre e la mezzaluna (tecnicamente un “crescente”) sono l’alterazione (è attualmente discusso se deliberata o involontaria) di una figura originariamente diversa e le cui attestazioni risalgono alle prime testimonianze dell’arma civica: una lettera P, nel cui occhiello era raffigurata la Vergine col Bambino, in riferimento alla Pieve di Santa Maria Maggiore, che ha dato anche il nome al capoluogo. In seguito, la figurina della Madonna è stata prima sostituita da un monogramma mariano (AM o MAR) e poi del tutto abolita» (rif.
Scheda su araldicacivica.it).

Torre di Santa Maria (SO):
d'azzurro alla torre d'argento, merlata alla guelfa, posta su un monte trapezoidale di verde uscente dalla punta e accompagnata in capo da due lettera AM d'oro intrecciate tra loro, D.P.R. 25/06/1953. Lo stemma è naturalmente
parlante unendo la "torre" con il monogramma mariano (il santo patrono è la "Natività di Maria Vergine", festeggiata l'8 settembre).
