Gentilissimi Colleghi
Credo che bisogna correggere un po’ il tiro, stiamo cercando l’arma raffigurata nella prima partizione tra le grandi casate imparentate con i Moncada.
Dobbiamo ricordare che i Moncada ricoprivano le più alte cariche civili, religiose e militari del Regno di Sicilia: Vicerè, Presidenti del Regno, Cardinali ecc.
Essi erano tre volte Grandi di Spagna di prima classe, e precisamente come: 1) Principe di Paternò; 2) Duca di Bivona (Titolo proveniente da casa Luna); 3) Duca di Montalto (Titolo proveniente da casa Aragona Napoli); “…Hispanie magnates ter ipse magnus ….”
Il Principe di Paternò Don Luigi Guglielmo Moncada Aragona e La Cerda, nato a Palermo nel gennaio del 1614, Vicerè di Sicilia, poi di Sardegna e poi di Valenza, ecc. ecc. durante la crisi politico-istituzionale del 1649, fu il candidato favorito ad assumere la corona dell’isola.
I Moncada, come i grandi nobili siciliani, visitavano i loro feudi ma non vi abitavano, preferivano vivere a Palermo, o a Napoli o a Madrid, lasciando l’amministrazione dei loro stati nelle mani della piccola nobiltà locale.
La nobiltà locale amministrava lo stato tramite la
"Corte Giuratoria", dove i più alti ufficiali erano il
Capitano e il
Proconservatore che godevano del Trattamento d’onore di “
Spettabile”, lo stesso che si dava in Sicilia ai Baroni. Gli altri ufficiali, quali
Giurati e
Maestro notaio della Corte Civile e Criminale godevano del trattamento d’onore di “
Magnifico”.
Gli ufficiali duravano in carica un anno, dal 1 settembre al 31 agosto (si seguiva l’indizione greca), e venivano eletti mediante scrutinio segreto; gli eleggibili erano iscritti alla “
Mastra” e per accedervi dovevano avere alcuni requisiti.
Ritornando all’arma in questione, bisogna cercarla tra quelle della nobiltà locale, il fatto che sia congiunta a quella dei Moncada si può spiegare nel seguente modo: a Paternò vivevano altri Moncada collaterali dei principi.
Gaetano Savasta, a pag. 345 delle sue “
Memorie Storiche della città di Paternò”, parlando della compagnia dei Nobili Bianchi, ci riferisce che essa fu eretta da Don Cesare Moncada; nell’elenco dei confrati seguono il nome del principe, e precedono gli altri, quello di Don Ferdinando Moncada e quello di Don Camillo Moncada entrambi consanguinei del principe, non è specificato il grado di affinità.
Le famiglie nobili citate a pag. 347 del Savasta (
Caro Gianluca ecco la pagina che mi avevi chiesto) sono le seguenti: Ajello, Alessandro (de), Alessi, Amore, Ansaldi, Battiati, Bellia, Caprara, Cardonetto, Casas o Lascasas, Ciancio, Ciccia, Clarenza, Fajlla, Farace, Farina (La), Fiorillo, Galifi, Gammarella, Garzia, Gaudio, Giudice (del), Guzzardi, Mauro (de), Moncada, Monsecado, Musco, Sammarco, Savuto, Sinocolfo, Stella, Stizzia, Taberna, Testi, Truglio.
Voglio terminare mettendo l’accento su due cose:
1) La corona che vediamo raffigurata non è principesca ma di nobiltà.
2) Lo stemma dei Moncada presenta otto bisanti e questo fa datare il manufatto tra fine ‘700 e inizi ‘800, quando l’arma viene molto rimaneggiata, i Moncada prima tenevano alla raffigurazione dell’arma con i sette pani: sei interi e due mezzi.
Cordialmente Marcello