
Ritratto equestre del Duce realizzato nel 1939 dal pittore Aldo Castelli per l'Istituto Tecnico Commerciale Umberto I di Ascoli Piceno.
Nel suo periodo socialista-rivoluzionario non sembra che Mussolini sentisse il fascino o il richiamo (voce del sangue?) dell'Urbe (repubblicana o imperiale) tanto che nel 1910, su "Lotta di classe" scriveva: "Roma, città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti e di burocrati, Roma - città senza proletariato degno di questo nome - non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il centro e il focolare d'infezione della vita politica nazionale..... Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto,tutto deve essere concentrato in Roma, in questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione".
Nel diventare il DUCE i "genealogisti" si scatenarono.
Nel 1928, Govanni Dolcetti pubblicò la prima parte della sua opera "Le origini storiche della famiglia Mussolini" (ristampata pochi anni orsono dalla Orsini De Marzo) nella quale dimostra (o vuole dimostrare) che i Mussolini erano una famiglia ravennate, emigrata a Venezia nel XIII secolo. Intelligenza, abilità nel lavoro e una buona politica matrimoniale fecero si che nel 1434 ebbero dall'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo il titolo di conte palatino. La seconda parte dell'opera (dal XVII al XX secolo) non fu mai realizzata per l'opposizione di Mussolini stesso, che non rinnegò mai le sue le sue origini popolari. Nel dicembre 1911 – nelle carceri di Forlì dove era detenuto in attesa di processo per la sua opposizione alla guerra di Libia – stese il suo primo scritto autobiografico dove senza mezzi termini scrive che la sua era una famiglia di piccoli proprietari terrieri andati in rovina col nonno Luigi e che il padre Alessandro era un fabbro ferraio. Non si accenna minimamete ad alcuna leggenda familiare e gli antichi romani non esistono.
I "genealogisti" non si arresero e, ben lontani dal socialismo operaista delle origini, ma sulla scia del ruralismo del regime, generarono il mito che Mussolini fosse discendente di coloni romani (miles agricola) insediati sull'Appennino forlivese. Predappio, infatti, deriva il proprio nome dall'insediamento della famiglia romana degli Appi. Il paese era denominato Praesidium Domini Appi e, tra l'altro, vi sono le rovine di una antica villa romana. La gens Appia era romana e plebea (coincidenza: Mussolini rifiutò sempre titoli nobiliari) ma probabilmente non era importante perchè nessuno dei suoi componenti ricoprì le cariche più prestigiose della Repubblica: consolato, tribunato, dittatore, censore. A dar man forte a questa teoria non mancò un'ondata di busti, quadri, affreschi e medaglie dove il Duce era ritratto come un antico romano, anzi, queste opere erano affiancate a ritratti di veri antichi romani tratti dall'archeologia per dimostrare la somiglianza fisica a prova di un'affinità genetica.
Ma sarà vero che il Duce discende dagli antichi romani e che il cognome Mussolini derivi da mussola, facendo pensare ad antenati tessitori?
Il 9 agosto 1993, sul Corriere della Sera, il giornalista Matteo Collura pubblicò un articolo che qui trascrivo.
le origini del ceppo del duce
" i primi Mussolini erano arabi e musulmani "
etimologia del cognome. deriva da " muslein ", che vuol dire appunto musulmano. ma la disputa è aperta
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ "L' Attualita' ": il nome deriva da Musle' in, soldati nordafricani di Federico II, non da una stoffa TITOLO: "I primi Mussolini erano arabi e musulmani" - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Prima o poi doveva accadere anche questo; l' interrogativo era nell' aria, in questi tempi di revisionismo forsennato: Mussolini era arabo? Che colpo, se fosse vero. Che significato profetico acquisterebbero le parole che il duce scandì in quel suo infocato discorso a Tripoli, col quale non soltanto metaforicamente fece scintillare, alta sopra la sua testa, la "spada dell' Islam". Benito Mussolini, dunque, avrebbe nascosto le sue vere origini etniche, o forse non le avrebbe conosciute neanche lui. La "sensazionale ipotesi" è formulata dal giornalista Giorgio Ferraresi, in un suo articolo apparso sull' ultimo numero de L' Attualità, un mensile diretto da un nipote di Gaetano Salvemini, lo storico meridionalista, che fu deciso oppositore del fascismo. Su cosa basa il suo scoop estivo, Ferraresi? Su quella che egli definisce una "soffiata" informale di un amico. Questa: Mussolini discendeva dai soldati arabo siculi, di religione musulmana, inviati in Romagna da Federico II di Svevia. Così, quel cognome, Mussolini, "sarebbe la tardiva italianizzazione del cognome romagnolo Muslè in, che vuol dire appunto musulmano, come l'inglese Muslim o Moslem". La cosa sta in piedi. Del resto, siamo tutti figli di Adamo ed Eva. Ma è innegabile che se, scuotendo l' albero genealogico di Mussolini, dovessero cadere foglie arabe, diventerebbe paradossale l'accanimento del dittatore contro gli inquinatori della razza italica. Così come molti di noi guarderebbero in ben altro modo i "vu' cumpra' " che in questi giorni di vacanza tessono pazientemente gli assolati e affollati arenili. Quel nome, dunque, nasconderebbe un dirompente segreto. Altro che mussolina, come talvolta viene chiamata la mussola, parola dalla quale tradizionalmente si pensava derivasse il cognome del dittatore nato a Predappio. In un libro dai fortissimi toni agiografici, Bismarck e Mussolini (Zanichelli, 1932), l' americano Charles H. Sherrill, proprio a proposito del cognome del duce, annota: "Nell' Enciclopedia Britannica è detto: "Muslin" attraverso il francese mousseline, dall' italiano mussolina, diminutivo di Mussolo, città di Mosul nel Kurdistan: stoffa leggera di cotone, che si dice essere stata fatta da prima a Mosul, città della Mesopotamia. Nella "Vita di Mussolini" di Margherita Sarfatti, troviamo: "Come per tante famiglie italiane il cui nome deriva dal loro commercio o mestiere, essi erano chiamati Mussolini, perchè erano fabbricanti o commercianti di mussolina: mussolina, muslin, stoffa portata dai Crociati in Europa da Mosul in Asia". Claudio Marabini è uno scrittore romagnolo, con casa a Faenza, una trentina di chilometri da Predappio. Ha appena pubblicato un libro che raccoglie suoi scritti dedicati alla terra del Sangiovese, Voci e silenzi di Romagna (Massimiliano Boni Editore). "Quel Musulè n verrebbe dall' arabo?" dice, cadendo dalle nuvole. E trova strano che mai se ne sia parlato prima d' ora. Si metteranno al lavoro, gli esperti di onomastica? Comunque sia, sappiano che i Mussolini, in Romagna, non sono molti. Sull' elenco telefonico, sei a Forlì, tre a Predappio, nessuno a Ravenna.
Saluti da Ritter