Innanzitutto invito i Signori a raffreddare i caldi spiriti in queste giornate agostane

Come sempre ognuno difende la propria posizione spesso più per partito preso che non per aver davvero recepito l'argomentazione dell'altro. Non per scrivere una classica frase fatta, ma "la verità sta nel mezzo".
Da un lato dobbiamo ricordare, come è già stato fatto, che per fare volontariato sociale non è necessario essere cavalieri, indossare abiti da chiesa, uniformi diplomatiche e croci al collo. Pertanto si possono aiutare i nostri Signori Malati nelle varie organizzazioni come l'Unitalsi, le misericordie, le confraternite, l'Azione Cattolica, la San Vincenzo... così come si possono servire anche all'interno dello SMOM come normali volontari (ricordo che l'Ordine ha circa 13 mila membri, se non vado errato, e più di 100.000 volontari).
Quindi non tutti i volontari dello SMOM devono per forza di cose divenire membri e questo "diniego" non deve però svilire il loro fondamentale operato.
In secondo luogo è fondamentale ribadire che lo SMOM è primariamente un ordine religioso, questo è il punto cardine dell'Ordine, almeno per me. La sovranità, le caratteristiche militari, nobiliari, cavalleresche, sono importanti connotazioni che lo rendono quello che è stato e che è oggi, ma senza il suo essere "Religione", non ci sono caratteristiche che lo possano mantenere in vita! E' quindi ovvio che la prima caratteristica che un membro dell'Ordine deve avere è la Fede, l'impegno religioso e, in conseguenza della Fede, quello di aiuto al prossimo in cui vediamo Nostro Signore. Chiunque entrasse nello SMOM per mera "ascesi sociale", vanagloria, per indossare una scintillante uniforme diplomatica o un vistoso abito da chiesa, non ha capito nulla dell'essenza dell'Ordine che non è un'organizzazione equestre di merito come altri ordini repubblicani o dinastici, ma un vero e proprio ordine religioso.
Cosa c'entra allora, come qualcuno sembra affermare, il discorso di Nicola circa la posizione sociale, quindi anche economica e culturale? C'entra, perché per essere davvero utili all'Ordine, per esserne degni cavalieri è necessario che oltre alla buona volontà ci sia anche la "sostanza", la "possibilità di essere e fare". Quindi è necessaria una giusta posizione sociale, non per qualche strana "vanagloria", ma per meglio servire l'Ordine; così come è necessaria e conseguenziale una giusta cultura e anche una sufficiente capacità economica per far fronte alle necessità dell'Ordine. Dopotutto un tempo i nobili cavalieri che facevano parte dell'Ordine non erano scelti tra gli aristocratici per chissà quale motivazione classista, ma per mera necessità pratica: all'Ordine servivano dei membri che avessero influenza nella società in cui vivevano, che avessero capacità economiche per sostenere l'Ordine, per comprarsi un'armatura e delle armi per combattere e che avessero anche un'adeguata preparazione culturale per amministrarlo. Chi non aveva queste caratteristiche poteva servire l'Ordine come normale soldato o sergente, senza esserne cavaliere e questo non era meno importante e giusto. Come oggi se si ha buona volontà e "manualità", si può continuare a servire l'Ordine anche come i tantissimi volontari senza esserne membri e questo non è da considerarsi meno buono e utile.
In definitiva non dobbiamo considerare il ceto sociale, la posizione economica o culturale come dei requisiti in contrapposizione alla Fede del candidato. Serve tutto il pacchetto. E' quindi inutile portare singoli esempi: meglio uno che non ha soldi ma spinge la carrozzina a Lourdes piuttosto che uno che ha soldi e non si fa mai vedere alle messe dell'Ordine. Mi pare ovvio che esempi del genere siano lapalissiani. I membri dell'Ordine dovrebbero avere Fede, essere disponibili al servizio spingendo la carrozzine a Lourdes, avere desiderio di partecipare alle attività spirituali e assistenziali dell'Ordine e avere, anche, quei requisiti sociali, culturali ed economici necessari e utili all'Ordine stesso. Tutte queste cose non devono essere viste in contrapposizione tra loro, ma fondersi per meglio servire l'Ordine, la Chiesa e Dio.
E' quindi necessaria massima prudenza da parte dei delegati nell'ammissione di nuovi membri, per evitare che entrino nell'Ordine coloro che cercano in esso una mera ascesi sociale personale, o che, pur avendo buona posizione sociale ed economica, cerchino in esso una mera aggiunta al proprio curriculum o una croce al proprio medagliere senza coglierne la fondamentale essenza religiosa e assistenziale; così come anche coloro che abbiano sì buona volontà, ma nessuna capacità per aiutare l'Ordine e che ne siano quindi solo un peso. Poi ovvio che questi sono discorsi generali, ogni caso di ammissione è a se stante e il delegato dovrà valutare se le caratteristiche dell'ammittendo possano compensare altre mancanze (difficile è il loro compito
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e alle volte li critichiamo con troppa facilità non conoscendone davvero il peso delle responsabilità).