Patriziato Svizzero

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Patriziato Svizzero

Messaggioda Guardia Nobile Pontificia » sabato 3 ottobre 2015, 14:22

Come viene considerato il Patriziato Svizzero? E' parte della nobiltà oppure no? Qual'è la vostra opinione?
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Elmar Lang » sabato 3 ottobre 2015, 17:24

Da quanto mi è dato sapere, il patriziato svizzero non ha alcuna connotazione nobiliare.

La Confederazione Elvetica è una repubblica...
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Guardia Nobile Pontificia » domenica 4 ottobre 2015, 16:56

Infatti è quello che sostenevo, però mi è capitato di vedere alcuni stemmi cimati da corone..da lì l'interrogativo(corone che potrebbero essere usate impropriamente)...
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Jean.de. Courtois » lunedì 5 ottobre 2015, 5:55

Elmar Lang ha scritto:Da quanto mi è dato sapere, il patriziato svizzero non ha alcuna connotazione nobiliare.

La Confederazione Elvetica è una repubblica...


vale anche per la Repubblica di S. Marino?
( scusate l'ignoranza)

grazie

J
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Romegas » lunedì 5 ottobre 2015, 6:12

Che io sappia tale repubblica concedeva anche titoli nobiliari oltre al patriziato.
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Elmar Lang » lunedì 5 ottobre 2015, 10:26

Intendi la Repubblica di S. Marino?

Sarei comunque curioso di sapere in che modo, stemmi di famiglia svizzeri siano stati cimati da corone.

Ho parlato al telefono con parenti di mia moglie, che so appartenenti al patriziato d'un comune del Cantone Ticino, che al momento mi hanno indirizzato... su Wikipedia che, stranamente, in questo caso fornisce informazioni corrette seppur necessariamente sommarie: https://it.wikipedia.org/wiki/Patriziato_(Svizzera) .

Io aggiungo anche il link a http://www.alleanzapatriziale.ch/ che può ulteriormente dare un'idea della cosa.

Come si può vedere, non si tratta di titoli nobiliari; bensì amministrativi e legati all'antica e da noi sconosciuta "attinenza" dei cittadini Svizzeri.

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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Tilius » lunedì 5 ottobre 2015, 19:58

Ma la nobiltà pre-confederale, che pure esisteva, è stata completamente eradicata/sterminata/derattizzata?
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Cronista di Livonia » martedì 6 ottobre 2015, 11:47

Nel caso della Svizzera e' bene comprendere come la stessa abbia subito un profondo cambiamento intorno al 1848, passando da vera unione di Stati, dalle piu' disparate forme di governo, a Stato federale. Oggi parliamo di una repubblica federale, fino al 1848 e meglio ancora fino al 1798 si trattava di una unione di Statianche molto diversi tra di loro, dalle repubbliche alle monarchie assolute passando per quelle costituzionali e i regimi oligarchico-aristocratici.

I titoli nobiliari erano generalmente divisi in due macro-categorie la prima era quella dell'antica grande nobilta' feudale (von Matsch, von Toggenburg, von Zaehringen, von Bubenberg ecc), l'altra era una nobilta' i cui titoli erano piu' recenti, anche se probabilmente l'antichita' in alcuni casi non aveva nulla da invidiare a quella dell'antica nobilta' feudale e a questa era legata (Uradel), si tratta di coloro che ricevettero una nobilitazione da parte di un Principe straniero (o al limite locale, come il Principe Abate di San Gallo, che concedeva almeno la nobilta' personale) in genere Francia, Impero, Sardegna, Spagna, Napoli e simili.

Dove si colloca il patriziato in tutto cio'? Il patriziato era la classe dirigente dei vari Stati dell'Unione Svizzera, quelli che chiamiamo oggi Cantoni, ma che una volta includevano terriotri di vari tipi, alleati, domini ecc. Alcuni patrizi avevano antichi titoli feudali, altri avevano titoli stranieri, qualcuno non aveva titoli di sorta, anche s epoi magari i discendenti ne ottenevano. In buona parte, molto a occhio, i patriziati avevano una robusta quota di nobili titolati o meno.

In alcuni cantoni ufficialmente vi erano delle repubbliche democratiche dove tutti potevano essere teoricamente eletti, ma in realta', visto che l'eletto doveva poi offrire un lauto banchetto agli elettori, solo i piu' ricchi potevano permettersi la candidatura e si avevano regimi oligarchico-aristocratici, un caso quello di Glarus, che il famoso storico svizzero (l'Erodoto svizzero) Egidius Tscudi, di antica famiglia, nobilitato dall'imperatore, cerco' di far passare per puramente e anticamente aristocratico e che invece aveva una tale matrice, in teoria repubblicana e in pratica oligarchico-aristocratica (un po' come le nostre Repubbliche Marinare, la Serrata del Gran Consiglio era servita proprio a ottenere unr egiem simile in modo ufficiale).

Poi se guardiamo un po' di cose svizzere scopriamo un dissidio tra alcuni ufficiali svizzeri del rgt Guardie Svizzere del Re di Napoli e Sicilia, tutti o quasi di Glarus, finito davanti al governo di Glarus (cattolico, perche' il cantone aveva due governi confesisonali, uno cattolico, l'altro protestante) dove fra i vari convenuti c'erano se ben ricordo il Barone Tschudi e il Nobile Freuler, cugini tra di loro, con famiglie nel governo e titoli stranieri.

Immagino che le corone timbranti stemmi siano quelle dei titoli stranieri (ce ne erano un bel po'), mentre gli stemmi di per se erano largamente diffusi sia tra famiglie nobili, titolate o meno, e semplicemente borghesi. Al patriziato potevano probabilmente appartenere entrambi i tipi di famiglie, ma per capire chi abbiamo di fronte dovremmo sapere di piu' sulla storia del Cantone e della famiglia. Un discorso generalizzante rischia di essere estremamente fuorviante.

Cordialmente,

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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 6 ottobre 2015, 13:54

Tilius ha scritto:Ma la nobiltà pre-confederale, che pure esisteva, è stata completamente eradicata/sterminata/derattizzata?


Proibita, ma presente, viva e vegeta come in Austria.

Le nobilitazioni, tipiche dell'età moderna, si verificarono anche in Svizzera, ma si limitarono alla concessione di semplici diplomi o blasoni. Mentre risultava anche relativamente frequente l'elevazione al rango di barone, quella al rango di conte o conte dell'Impero (ad esempio von Salis-Zizers, 1694; von Beroldingen, 1800) era rara. All'origine di tali conferimenti vi erano soprattutto l'imperatore ted., ma anche altri monarchi (il re di Francia, i Savoia, per Neuchâtel il re di Prussia). La loro attrattiva era comunque ridotta, dato che in molti cant. conf. precludevano l'accesso a cariche importanti. Diversamente che altrove, in Svizzera i nobili rimasti erano tutt'altro che privilegiati, sia sul piano politico e sociale sia su quello giur. o fiscale. La Repubblica elvetica portò poi a un livellamento radicale della nobiltà, che nel XIX sec. condivise le sorti dei patrizi e delle autorità dell'ancien régime, privati del loro potere. Dopo il parziale ripristino di fatto delle antiche prerogative durante la Restaurazione, i privilegi di nascita furono aboliti dalle Costituzioni dei cant. rigenerati e infine, nel 1848, dall'art. 4 della Costituzione fed.

Ecco come l'argomento viene trattato dall' Dizionario Storico della Svizzera:
Presa a prestito dalla storia dell'antica Roma, l'espressione patriziato cittadino designa nell'Europa medievale e moderna una classe di fam. che per nascita, statuto o consuetudine monopolizzava i seggi nei Consigli e le più alte cariche nell'amministrazione della città in cui risiedeva. Nel ME alcuni gruppi di Notabili di diversa estrazione (nobili che avevano acquisito la comborghesia, piccola nobiltà ministeriale, ricchi commercianti borghesi) imposero in numerose città europee un dominio tendenzialmente autonomo, che si scontrava generalmente con gli interessi dei monarchi e degli Stati territoriali (ad esempio in Francia, Italia e nel Sacro Romano Impero). Se in ambito com. e repubblicano il patriziato cittadino costituì fino al XIX sec. un prodotto tipico della formazione delle Elite, nelle monarchie, a livello dello Stato centrale, non si riscontrano fenomeni simili.

L'accesso al governo cittadino di esponenti della Borghesia, che erano in origine commercianti e artigiani, presupponeva che questi ultimi fossero liberi dalla necessità di lavorare. Dopo essersi arricchiti, alcuni borghesi presero a vivere di rendita e a imitare la nobiltà, adottando una concezione aristocratica dell'Onore che, pur riconoscendo valori borghesi quali il rispetto attribuito al lavoro, alle capacità professionali e all'efficienza, distingueva il patriziato cittadino dagli artigiani o dai semplici proprietari. Nel contempo i Ministeriali e la Nobiltà, integrandosi nel patriziato cittadino, potevano dedicarsi ad attività commerciali e finanziarie.

Nel tardo ME il patriziato cittadino tese a divenire un ceto ereditario e a chiudersi verso l'esterno sul piano giur. e ideale (Aristocratizzazione). In pratica però alcune fam. poterono accedervi fino alle restrizioni poste al Diritto di cittadinanza nel XVI sec. e talvolta anche in seguito. Le élite delle città a regime aristocratico si completavano per Cooptazione, senza tenere conto degli eventuali titoli nobiliari concessi dall'imperatore. Il patriziato cittadino si considerava predestinato a esercitare il Potere per grazia divina; questa forma di legittimazione celava gli effettivi rapporti di forza. Accanto a termini quali Häupter (Magistrati supremi) o Ehrbarkeit ("persone onorevoli") impiegati nell'area germanofona, l'espressione patriziato cittadino (ted. Patriziat, franc. patriciat), utilizzata dai suoi stessi membri, si diffuse dalla fine del XVI sec. nella Svizzera ted. e all'inizio del XVII sec. in quella franc. e si impose progressivamente nel XVII e XVIII sec.; nel Ticino il termine patriziato designa per contro il comune patriziale, che trae origine dalla vicinanza [ vicinìa n.d.m.] di cui costituisce il successore giuridico dalla fine dell'ancien régime.

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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Masny1991 » lunedì 14 dicembre 2015, 11:56

Buongiorno a tutti,
Ri apro questa discussione, che trovo interessante per alcune mie ricerche, sui patriziati svizzeri e il loro carattere nobiliare.
Secondo il mio parere, il patriziato moderno, nato dopo il 1835, differisce un pochino dalla nobiltà cittadina che noi conosciamo, pur mantenendone i caratteri principali quali: numero esiguo degli aventi diritto, ereditarietà, difficile apertura agli esterni, controllo di terre e proprietà ecc ecc..

Trovo però che il patriziato esistente prima, chiamato anche vicinia abbia caratteri tipici della nobiltà patriziale italiana. Prima del 1798 la vicinia concentrava nei suoi organi l'intero potere comunale e parrocchiale, comprendenti dell'autorità su chiese ed oratori e le conseguenti elezioni dei parroci.
A capo di essa, due Consoli, con funzioni rappresentative e poteri amministrativi e giudiziari. Ad essi è demandata l'amministrazione dell'intera giustizia civile e parte di quella penale.
Le famiglie che fanno parte della vicinia, sono le antiche famiglie autoctone, che conservano per ereditarietà la loro posizione.

Lo stesso principe Carlo Mistruzzi di Frisinga, nella sua immemore opere "Trattati di diritto nobiliare italiano", parlando del patriziato ticinese afferma: Meritevole di esame appare anche il patriziato ticinese, sul di cui carattere nobiliare non tutti gli autori sono d'accordo, quantunque riconosciuto dal governo austro­lombardo. La Costituzione cantonale del 1830 prevedeva due categorie di cittadinanza: quella dei patrizi e quella degli attinenti... Al posto della denominazione di “patrizio” vediamo anche quella di “ nobile”.
Come riprova delle sue affermazioni cita questo articolo: Manaresi, Criteri seguiti pel riconoscimento della nobiltà svizzera nello stato di Milano, in Archives heraldiques suisses 1936, che non sono riuscito a trovare.

Lascio ora la parola ai più competenti ed esperti :D
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 14 dicembre 2015, 14:36

Masny1991 ha scritto:Buongiorno a tutti,
Ri apro questa discussione, che trovo interessante per alcune mie ricerche, sui patriziati svizzeri e il loro carattere nobiliare.
Secondo il mio parere, il patriziato moderno, nato dopo il 1835, differisce un pochino dalla nobiltà cittadina che noi conosciamo, pur mantenendone i caratteri principali quali: numero esiguo degli aventi diritto, ereditarietà, difficile apertura agli esterni, controllo di terre e proprietà ecc ecc..

Trovo però che il patriziato esistente prima, chiamato anche vicinia abbia caratteri tipici della nobiltà patriziale italiana. Prima del 1798 la vicinia concentrava nei suoi organi l'intero potere comunale e parrocchiale, comprendenti dell'autorità su chiese ed oratori e le conseguenti elezioni dei parroci.
A capo di essa, due Consoli, con funzioni rappresentative e poteri amministrativi e giudiziari. Ad essi è demandata l'amministrazione dell'intera giustizia civile e parte di quella penale.
Le famiglie che fanno parte della vicinia, sono le antiche famiglie autoctone, che conservano per ereditarietà la loro posizione.

Lo stesso principe Carlo Mistruzzi di Frisinga, nella sua immemore opere "Trattati di diritto nobiliare italiano", parlando del patriziato ticinese afferma: Meritevole di esame appare anche il patriziato ticinese, sul di cui carattere nobiliare non tutti gli autori sono d'accordo, quantunque riconosciuto dal governo austro­lombardo. La Costituzione cantonale del 1830 prevedeva due categorie di cittadinanza: quella dei patrizi e quella degli attinenti... Al posto della denominazione di “patrizio” vediamo anche quella di “ nobile”.
Come riprova delle sue affermazioni cita questo articolo: Manaresi, Criteri seguiti pel riconoscimento della nobiltà svizzera nello stato di Milano, in Archives heraldiques suisses 1936, che non sono riuscito a trovare.

Lascio ora la parola ai più competenti ed esperti :D



Caro Luigi,
ho apprezzato molto il tuo intervento e la dotta citazione del Mistruzzi, tuttavia temo di dovere sottolineare che il patriziato , come nobiltà cittadina, sia nato come il superamento della vicinia , infatti la vicinia altro non fu che l'assemblea di tutti capifamiglia e, come tale largamente popolare e ... direttamente " democratico" , l'esigenza di restringere l'ambito parlamentare decisionale e spesso legislativo, portò alla elezione delle persone che , in teoria, essendo meno gravati da incombenze ed affanni quotidiani, si resero disponibili alla cura della " cosa pubblica", ovviamente erano i più abbienti ed ambiziosi divennero l'embrione della nobiltà cittadina, col tempo , per alleanze matrimoniali "giuste", aggregazioni ed emulazione del modus vivendi della nobiltà titolata si evolsero in nobiltà sicut et simpliciter ovvero ceto dirigente.

Un caro saluto
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Elmar Lang » lunedì 14 dicembre 2015, 19:43

Masny1991 ha scritto: due categorie di cittadinanza: quella dei patrizi e quella degli attinenti...
.

Cosa curiosa ed interessante, in quanto l'attinenza è tutt'ora riportata nell'anagrafe elvetica e nei documenti personali. I miei figli, pur nati e residenti in Italia, hanno la mamma Svizzera e per questo ne hanno naturaliter pure la cittadinanza... e l'attinenza (nel comune del Ticino ove è originaria, per via paterna, la famiglia della mamma).

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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda Masny1991 » lunedì 14 dicembre 2015, 22:13

Caro Sergio,
Grazie per le tue gentili parole. Ho letto con attenzione le tue parole, e mi trovo d'accordo solo in parte. In tempi antichi e remoti probabilmente quello che affermi risulta sicuramente vero, ma dal XVI secolo le cose vanno cambiando. La popolazione, è divisa in categorie diverse e non tutti sono vicini della comunità, con privilegio di partecipare alle decisioni. Lo stesso dizionario storico della Svizzera, da te citato, afferma: "Nel corso del tempo si manifestò una progressiva chiusura della vicinanza, per cui si iniziò a distinguere tra vicini e dimoranti (per esempio a Schänis nel 1559); in alcune aree, ad esempio in Ticino, si distingueva ulteriormente tra vicini, cittadini antichi e avventizi (Mendrisio, Lugano, Locarno). A Zugo nel 1780 i forestieri furono espressamente privati del diritto di voto."

Trovo che comunque con la nascita del vero e proprio patriziato nel 1798, la questione si è chiarita notevolmente. Sarebbe comunque interessante leggere lo scritto di Manaresi.
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Re: Patriziato Svizzero

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 15 dicembre 2015, 14:50

Masny1991 ha scritto:Caro Sergio,
Grazie per le tue gentili parole. Ho letto con attenzione le tue parole, e mi trovo d'accordo solo in parte. In tempi antichi e remoti probabilmente quello che affermi risulta sicuramente vero, ma dal XVI secolo le cose vanno cambiando. La popolazione, è divisa in categorie diverse e non tutti sono vicini della comunità, con privilegio di partecipare alle decisioni. Lo stesso dizionario storico della Svizzera, da te citato, afferma: "Nel corso del tempo si manifestò una progressiva chiusura della vicinanza, per cui si iniziò a distinguere tra vicini e dimoranti (per esempio a Schänis nel 1559); in alcune aree, ad esempio in Ticino, si distingueva ulteriormente tra vicini, cittadini antichi e avventizi (Mendrisio, Lugano, Locarno). A Zugo nel 1780 i forestieri furono espressamente privati del diritto di voto."

Trovo che comunque con la nascita del vero e proprio patriziato nel 1798, la questione si è chiarita notevolmente. Sarebbe comunque interessante leggere lo scritto di Manaresi.


La forma del governo che si erano dati i Comuni del quale fai menzione è comunque ancora " l'Arengo" dove veniva svolta una forma di " democrazia diretta " ai quali erano chiamati a esercitare il loro diritto di voto SOLO i "VICINI" , ovvero il ceto di cittadini originali che godevano dei diritti civili, un po' come ( fatte le debiti distinzioni) oggi nei nostri seggi elettorali, o meglio le assemblee di condominio o d'istituto.
Evidentemente erano privilegiati nei confronti dei non cittadini con le carte in regola . Poi come accenni ogni comune aveva le proprie usanze i propri statuti . Comunque si tratta di una forma che era preliminare e precedente alla nobiltà cittadina , la quale ebbe sviluppo con il superamento dell' arengo e l'apertura del consiglio ristretto , da qui si formò l'aristocrazia cittadina.
Come ?
in molti comuni del Nord-Est la nobiltà titolata( feudale) era isolata e la confusione, con il concreti pericolo di decisioni avventate, alta , un consiglio ristretto avrebbe riportato equilibrio ad un modo di governare più congeniale agli interessi della nascente classe dirigente aristocratica, affiancata alla decadente nobiltà feudataria , sempre più relegata ai propri manieri di campagna.

Ti ripropongo quello che scrisse il caro amico Federico anni fa sull'argomento della nobiltà cittadina friulana.

Da :
viewtopic.php?f=3&t=13733&start=45

Re: Spilimbergo sede di nobiltà civica?

Messaggioda Federico B. G. » lun set 26, 2011 12:38 pm

Carissimi,

è da molto tempo che non frequento il forum e ieri notte nell'accedervi mi sono imbattuto in questa conversazione...essa tocca la mia amata "Piccola Patria"; (chissà quante altre mi sono perso nei mesi passati!) avendo letto molti interventi e molte informazioni interessanti mi sento di dire anche la mia.
Vorrei iniziare il mio ragionamento citando una frase dell'amico Sergio de Mitri:
"Che la classe dirigente civica, ereditaria venisse dichiarata nobile dal sovrano o si autodefinisse nobile, come nel caso di Venezia, dove non si conosceva nessuna sovranità esterna, nemmeno quella imperiale, fu il frutto di una evoluzione che si verificò in molti luoghi, in vari tempi, forme e gradazioni."
Concordo in pieno con questa frase e potrei dire che essa identifica, bene, le varie situazioni presenti in Friuli.

In vari interventi si asseriva che in Friuli non esistessero le così dette "nobiltà civiche" come quelle identificate in Toscana; siamo d'accordo sul fatto che la nascita dei consigli nobili friulani e toscani sia sotto molti aspetti diversa, ma i tratti che identificano una nobiltà civica sono abbastanza codificabili e si riscontrano all'interno dei consigli friulani così come in quelli toscani: ricordiamo la separazione dei ceti, la cooptazione, la richiesta distinta civiltà, il non aver praticato arti meccaniche (per "n." generazioni - situazione da valutare nei singoli casi), l'avere abitazione o residenza nella città medesima, l'aver contratto matrimoni con famiglie della nobiltà civica....ed infine il riconoscimento da parte di un'istituzione (sia il "Duca" o il "Doge"). Oltre a questi "oneri-onori" i "nobili cittadini" friulani (come già specificato in Friuli si parla solamente di nob. e non di patriziato) avevano il privilegio di rappresentare la propria città all'interno del parlamento della Patria che non era un grande crogiuolo di tutte le famiglie nobili friulane, anzi, vi erano molte famiglie nobili cittadine che non ebbero mai un loro componente quale rappresentante presso il Parlamento della Patria.
Riassumendo, in Friuli vi erano varie città con ceto nobile (Udine aveva tre classi: popolari, cittadini, nobili), Gemona del Friuli o Cividale del Friuli, alcune non riconosciute dalla consulta (per vari motivi) come Tolmezzo (perdita di buona parte della documentazione) o San Daniele e San Vito... Altre che per un certo periodo furono soggette all'Impero e successivamente alla Repubblica (Pordenone) altre ancora con regime "patriziale" diverso da quelle soggette alla Serenissima come Gorizia città nella quale vi era un patriziato, ma l'ammissione a tale corpo era sempre perfezionata dall'Imperatore dopo attenta ricognizione di suoi fidati consiglieri per la zona.
Proseguendo nel mio ragionamento, sperando comprendiate il mio tono leggero, vorrei soffermarmi su altri due o tre punti senza sembrarvi prolisso:

Una precisazione sul Morando: l'archivio Liruto è invece "archivio Liruti seu Lirutti".

Riporto lo stemma Monaco che si trova sul Blasonario delle famiglie friulane del conte Enrico del Torso, Udine, 1900 (per completezza): MONACO. Spaccato: nel primo d'azzurro a tre gigli d'oro posti in fascia; nel secondo bandato di rosso e di argento di sei pezzi, al sinistrocherio armato impugnante una picca d'argento che passa la partizione e s'insinua tre il primo e il secondo giglio. (assai simile alle descrizioni precedenti).

Vorrei infine riportarvi una serie di mie considerazioni in merito alle città, del territorio friulano (inteso in termini contemporanei) che ebbero nobiltà civica, gentilissimo dott. Benucci data la mia pigrizia :P mi permetto di citare alcune sue considerazioni per esporvi i miei ragionamenti.

"Aquileia era pure territorio imperiale (una grande enclave in territorio veneto), quindi se ha avuto nobiltà civica questa va ricercata da quel lato, ma era pure sede di una Giurisdizione parlamentare (del Parlamento della Patria in Udine) ecclesiastica, di cui erano titolari le monache locali".
Verissimo concordo con quanto detto e a tale riprova porto ad esempio questo: "Con diploma 15 aprile 1779 il conte Francesco Adamo di Lamberg, governatore e capitano di Gorizia e Gradisca nomina cittadini e nobili della città di Aquileia Giovanni Battista e suo fratello don Leonardo Zanutta, figli del fu Giovanni Battista, per i meriti acquisiti con la "navigazione"; in questo caso ad Aquileia vi erano i nobili di nomina imperiale che alla fin fine ottenevano solamente il titolo nobiliare (e non erano "nobili cittadini-decurionali") e le suore che detenevano (come altre comunità religione) un seggio nel Parlamento della Patria.

"Cividale era un territorio separato dalla Patria, sede di Provveditorato direttamente soggetto a Venezia. Niente Consiglio civico, niente nobiltà civica neanche lì". Qui dissento e ricordo che a Cividale vi fu consiglio nobile e nobiltà cittadina (riconosciuta dalla Repubblica di Venezia) fra i cui membri venivano scelti dei rappresentanti che a turno sedessero nel seggio parlamentare di spettanza alla città. A Cividale vi era anche separazione di ceti: popolari e nobili (anche se verso la fine della dominazione austriaca per la carenza di componenti nel consiglio "nobile" furono ammessi, anche solo personalmente, dei rappresentanti del ceto popolare-cittadino).

"Gemona (I Quartiere della Contadinanza di qua (=est) dal Tagliamento) era sede di una piccola Comunità parlamentare, le cui famiglie nobili sedevano nel Parlamento di Udine: nobiltà civica? sì per le origini, no nel senso di Consiglio. Nobiltà (o notabilità) parlamentare più che civica".
A Gemona in base alle mie ricerche ed a quanto ha anche stabilito la consulta vi era nobiltà civica ed anche qui, oltre alla separazione dei ceti vi erano dei determinati uffici che caratterizzavano le cariche nobili distinguendole da quelle "civili" (vedasi la carica di massaro della comunità e di cameraro del duomo). Anche qui, la città, aveva un seggio nel Parlamento e quindi a turno dei membri della nob. civica rappresentavano la città.

"Pordenone fino a Cambrai era feudo imperiale: una volta conquistato da Venezia esso fu inizialmente concesso a Batolomeo d'Alviano e eredi, e poi trasformato in territorio separato dalla Patria, anch'esso sede di Provveditorato direttamente soggetto alla Dominante. Le famiglie emergenti si rapportavano direttamente col Rettore veneto, ma non mi pare che ci fosse Consiglio né quindi nobiltà civica in senso stretto".
Come nei casi precedenti sotto la dominazione veneta (ed anche prima ma con gli usi e metodi imperiali) vi era nobiltà civica; Pordenone aveva un seggio nel Parlamento della Patria; si veda a tale proposito l'interessante pubblicazione "La Nobiltà civica a Pordenone. Formazione e sviluppo di un ceto dirigente (sec. XIII-XVIII)", a cura di Gilberto Ganzer edito dalla Provincia di PN, 2006.

"S. Vito al Tagliamento e Venzone erano sedi di Comunità escluse dai Quartieri della Contadinanza, quindi con territorio proprio e propri rappresentanti al Parlamento di Udine: ciò avrà certamente generato un notabilitato locale, ma non direi a nobiltà civica in senso stretto. Venzone del resto è forse anche stata oggetto di concessioni feudali, da parte dell'imperatore, almeno in epoca patriarchina."
Queste due città non possono essere in tutto e per tutto eguagliate per quanto riguarda il consiglio cittadino e la relativa nob. civica. A Venzone vigevano le medesime regole di Gemona (quindi vi era nob. civica) anche se come si ricordava in passato era stata infeudata (come peraltro Gemona del Friuli). A S. Vito (non riconosciuto dalla consulta) vi erano delle famiglie che governavano ed amministravano la cosa pubblica, famiglie notabili o di così detta nob. generica che però non ebbero, tutte, un riconoscimento....si ricordi per esempio i nobili Zuccheri che legarono gran parte della loro esistenza e fortuna alla città di San Vito ma che ebbero il riconoscimento di nobiltà generica dall'Austria e dal Regno sabaudo poi, avendo avuto precedentemente la concessione del titolo nob. derivata da una patente concessa dal Patriarca Dolfin che li ascriveva alla nobiltà della città di San Vito...ecco, forse si potrebbe considerare questa nobiltà "non civica" ma come quella di Aquileia... Al caso sanvitese potrebbe essere paragonato quello della città di San Daniele del Friuli...

"Tolmezzo, capoluogo della 'provincia' della Carnia e relativi quartieri, era Città parlamentare, con suoi rappresentanti a Udine: anche qui nobiltà parlamentare più che civica stricto sensu".
Per Tolmezzo vale quanto detto per Udine, Gemona o Venzone...solamente che per una mancanza di documentazione provante non venne riconosciuta dalla consulta. Voci contraddittorie sulla possibilità della formazione di un ceto nobiliare sono state avanzate da vari studiosi ed un quale dubbio rimane anche a me che vi scrivo dato il fatto che negli atti comunali e nell'amministrazione i componenti della maggiori famiglie tolmezzine si qualificavano Nobili, ma per esempio nelle comunicazioni (non in tutte ma in buona parte) da parte della Serenissima venivano appellati Signori, Eccellentissimi....ma mai Nobili...ma forse qui stiamo badando a sottigliezze dato che, come è ovvio, molte famiglie considerate nobili o tali a tutti gli effetti...per esempio di Gemona del Friuli, se si spostavano a Firenze, Napoli, Roma era più difficile venissero riconosciute come tali vigendo dei canoni di riconoscimento molto diversi.

Quindi, (mio parere personale, lo ribadisco) non sono d'accordo su quanto si afferma e cioè che nella Piccola Patria non vi fossero nobiltà civiche e che tutte le varie nobiltà potessero essere considerate "nobiltà udinese". In Friuli vi erano sia titolati e nobili feudali, poche famiglie con anche il titolo di Patrizio Veneto, molti nobili cittadini (nobiltà decurionale o di consiglio), molte famiglie di nobiltà generica riconosciute da patriarchi (i Gismani) o da Venezia (cito le famiglie della Chiave, Paderni et cetera) e una nuvola di famiglie notabili-nobili non riconosciute e di distinta civiltà che forse in altre regioni avrebbero a buon grado ottenuto un riconoscimento di nobiltà generica ma che in Friuli...terra da sempre rigida nel concedere onori...rimasero nella classe borghese. Varie città fra le quali Udine e Tolmezzo all'inizio prima che si costituissero come centri urbani sede di uffici e mercati erano per lo più piccoli borghi raccolti attorno ad un castello; all'interno del castello vi erano delle persone (abitatori) di nomina patriarcale che avevano il compito di mantenere e governare il i beni ed il sito fortificato per conto ed in nome del Patriarca...da queste persone, cito il caso emblematico di Udine, nacque il gruppo "primigenio" del consiglio cittadino che successivamente con varie norme, "chiusure" e regole si formò e tramutò nel consiglio nobile del Settecento. (Si legga a tal proposito la "Cronaca della famiglie Udinesi" di Nicolò Monticoli con l'introduzione del conte Enrico del Torso, Udine, 1911).

Caro Marco, per sapere a chi spettasse la rappresentanza nel Parlamento della Patria puoi trovare facilmente una fotografia o riproduzione di un bel dipinto che raggruppa tutti i castelli (e quindi famiglie ad essi legati) abbazie ed enti religiosi, comunità cittadine che avessero seggio nel Parlamento. Ricordo che molte famiglie feudali che possedendo un castello avevano seggio nel Parlamento, oggi, hanno riconosciuto il titolo di "nob. (m.f.)" con la specifica di "Nobiltà Parlamentare del Friuli".

Concludo con la frase di Michele, che condivido e cito: " Non necessariamente poi le famiglie nobili in un posto erano famiglie nobili di quel posto. Per esempio anche in regime di patriziati c'erano famiglie nobili e basta e famiglie nobili "patrizie" di quel posto. Addirittura l'Ordine di Malta ha riconosciuto, anche nei secoli passati, elementi di nobiltà generosa in famiglie che erano residenti in un feudo di proprietà di altra famiglia."

Che ne dite?... Un buona giornata a tutti e buon inizio settimana!

Federico
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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