da Mario Volpe » mercoledì 28 ottobre 2015, 13:22
Molti sembrano dimenticare – probabilmente offuscati da sentimenti nostalgici del bel tempo che fu – che nel nostro Paese non esiste più una monarchia e che la storia, gli eventi e le decisioni istituzionali, politiche e legislative adottate dal 1946 ad oggi hanno trasformato l’Italia in una repubblica e in una democrazia popolare.
Tutti i successori di case reali ex-sovrane italiane (preunitarie ed unitarie) che continuano a conferire i loro titoli ed onori cavallereschi (e che continuano a mantenere pretensioni sui rispettivi troni del passato), sono pertanto da considerare oggi dei soggetti PRIVATI che agiscono a titolo personale e nel ristretto ambito storico-dinastico della propria casata.
Le regole e convenzioni del diritto internazionale continuano ad attribuire a questi soggetti (ed ai loro strumenti onorifici) una “fons honorum” ormai unicamente virtuale, scaturita dai trascorsi storici e di sovranità dei loro predecessori. Trascorsi che hanno reso in passato questi sodalizi cavallereschi dei titoli onorifici istituiti e amministrati nei rispettivi regni da legittimi capi di stato, con prerogative, privilegi, riconoscimenti e prestigio a livello sia nazionale che internazionale.
Anche la Chiesa, un tempo superiore arbitro dinastico ed autorità equestre del mondo cattolico, evita da lungo tempo di intervenire e pronunciarsi su questioni (e dispute) che riguardano diritti di successione e prerogative cavalleresche di questi ordini del passato. Essa continua invece, come noto, a riconoscere e tutelare ufficialmente solo SMOM e OESSG, che nel nostro Paese costituiscono gli unici ordini (indipendenti) che non presentano alcun collegamento dinastico con case reali ex-sovrane. Possiamo rigirare la questione come vogliamo, possiamo ricordare le bolle e i riconoscimenti del passato (in gran parte mai abrogati e secondo alcuni ancora validi tuttoggi), ma la sostanza rimane che la Chiesa di oggi non entra più nel merito di tali questioni (ed evito di ricordare qui – rimandando alle specifiche discussioni - l’altamente contradditoria pratica di continuare nel contempo ad accogliere nelle proprie parrocchie ogni sorta di cerimonie equestri e la presenza di “mantellati” di ogni genere).
Tutto questo, lo ripeto, circoscrive oggi gli ordini cavallereschi cosiddetti “non nazionali”, a livello di diritto, in un ambito unicamente privato e, a livello di considerazione sociale, in una formula di affezione che gli deriva (è bene ricordarlo) da una minoranza di nostalgici che continua ad attribuire loro valenze onorifiche e prestigio storico-sociale.
Per quanto riguarda in particolare i Savoia, vorrei ricordare che una specifica legge dello stato (n. 178/51) ha soppresso l’ordine dell’Annunziata e l’Ordine della Corona d’Italia, ed ha inoltre disposto la cessazione dei conferimenti dell’OSSML, nel frattempo trasformato in ente ospedaliero dalla Costituzione. Ciò significa che per lo Stato italiano le suddette onorificenze non esistono più e non ne è autorizzato il conferimento e l’uso nel territorio nazionale (e possiamo discutere all’infinito dell’attualità e della equità della suddetta legge, che però rimanendo in vigore non cambia la sostanza). Gli altri ordini sabaudi come ricordato da Tilius sono decaduti per circostanze storiche, come la Stella Coloniale divenuto obsoleto con la perdita delle colonie, o l’Aquila Romana soppresso dopo la caduta del fascismo (e brevemente resuscitato nella Repubblica Sociale), oppure sono stati avocati e trasformati dalla Repubblica, come l’OML e l’OMS, oggi Ordine Militare d’Italia.
L’Ordine Civile di Savoia è stato invece ignorato (o dimenticato) dalla legislazione repubblicana, e non ha subito analoghi provvedimenti. Ed è probabilmente questa una delle principali ragioni per cui Vittorio Emanuele decise nel 1988 di istituire “in seno” al precedente l’Ordine al Merito di Savoia. Essendo inoltre il primo (istituito da Carlo Alberto nel 1831) un ordine altamente selettivo, se non addirittura esclusivo visti i limiti di concessione dei suoi statuti (nonché destinato a premiare elevati meriti civili verso lo stato, come faceva il precedente OMS nel campo militare), egli creò l’Ordine al Merito con una formula di concessione molto più generica, destinato alle benemerenze solo verso casa Savoia ed in elevato numero di classi (cinque più due croci di merito).
L’operazione avvenne in un periodo particolare, Umberto II era scomparso pochi anni prima e in Italia nel settore cavalleresco le cose stavano cambiando, soprattutto a partire dal 1981, quando il famoso parere n. 1869 del Consiglio di Stato dispose l’autorizzabilità all’uso pubblico delle onorificenze dell’Ordine Costantiniano, modificando in tal modo gli orientamenti dell’Amministrazione italiana (e della Farnesina in particolare) nei riguardi degli ordini cavallereschi non nazionali (ed anche qui evito di rispolverare considerazioni ed osservazioni sulla contradditorietà di autorizzare l'uso di decorazioni preunitarie - anche sulle uniformi dei militari che prestano un giuramento allo Stato - al fianco di quelle repubblicane).
Concordo comunque con Nicola e con gli altri che, anche sulla base dei principi del già citato Congresso di Vienna, reputano questo tipo di provvedimenti, adottati da discendenti non più sovrani di casate ex-regnanti, e quindi in condizioni di fos honorum diminuita, privi di reale validità giuridica per il diritto internazionale.
Nessuno mette in dubbio il prestigio e le tradizioni storiche di queste istituzioni cavalleresce, ma ricordiamo che esse sono oggi strumenti privati che mantengono soltanto riferimenti virtuali con il passato, e che rimangono totalmente estranei al sistema premiale nazionale.
Si Deus nobiscum quis contra nos
(motto dell'Ordine di Filippo il Magnanimo - Assia-Darmstadt)