da Antonio Pompili » mercoledì 9 dicembre 2015, 11:51
La battuta grafica è molto carina, e ben inserita.
Forse però è meglio non appesantire i post con immagini non essenziali.
Ad ogni modo vorrei dire che - per quella modesta comprensione che io posso aver maturato fino ad oggi - l'araldica è certamente questione di metodo. Tuttavia ancor più essenziali del metodo (che è suscettibile di qualche cambiamento o adattamento) sono in araldica l'intenzione e lo stile.
Qui intenzione araldica c'è, perché - in uno scudo - è rappresentato qualcosa di definito, blasonabile, riproducibile e adottabile (di fatto adottato) per identificare qualcuno.
Lo stile araldico anche c'è: smalti e mobili dello scudo sono assemblati secondo le consuetudini.
Aggiungiamo - anche se ora non è essenziale ai fini del nostro discorso - che le regole araldiche riguardo agli ornamenti sono rispettate.
Altro discorso meriterebbe - e qui parliamo a tutti gli effetti di metodo - la rappresentazione dal punto di vista meramente grafico-esecutivo: si capisce che qui siam davanti a un'associazione di pezzi diversi, un collage, e non certo davanti a un disegno armonicamente realizzato ad arte, sia pure con quella nuova forma di arte che si è imposta oggi anche per le rappresentazioni araldiche, il "disegno vettoriale" (che pure merita rispetto, ma non certo quello che può esser tributato all'arte della matita e dei pennelli...).
Che poi questo stemma possa piacere o no è lecito.
Se io dicessi che questo stemma mi piace direi una bugia enorme.
Ma lo riconosco per quello che è. Di fatto è uno stemma. E come tale lo rispetto.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)