Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
marcello semeraro ha scritto:Pag. 2: http://lavoce1.jimdo.com/app/download/1 ... 1417537805.


Andrew Martin Garvey ha scritto:Purtroppo oggigiorno sembra che uno stemma debba servire come una sorta di curriculum vitae o essere quasi un rebus.
Andrew Martin Garvey
''La Voce'' ha scritto:Interpretazione
Nella prima partizione appare la stella, classico simbolo dell’iconografia mariana, la stella matutina delle Litanie Lauretane, la stella maris, che con la sua luce indica la rotta ai naviganti, alla nave della Chiesa che veleggia verso l’approdo finale della Gerusalemme celeste. Alla protezione luminosa di Maria Mons. Fabene affida il suo nuovo ministero pastorale.
Il rosso su cui campeggia la stella è il simbolo dell’amore, della carità che conduce a fare del bene ai fratelli; vuole quindi costituire evidente richiamo al cognome del Vescovo, Fabene.
Nella seconda campitura sono rappresentate due spighe di grano, richiamo tradizionale all’Eucaristia, fonte e culmine della comunione ecclesiale, intrecciate con un ramoscello di ulivo, dal cui frutto si ricava l’olio, simbolo dell’unzione e della gioia spirituale, inoltre simbolo della pace. Lo sfondo è in argento; il “metallo” che simboleggia la trasparenza, quindi la Verità e la Giustizia, doti che dovranno accompagnare quotidianamente lo zelo pastorale del Vescovo.
Infine, in basso, appare il simbolo dei monti, rappresentati in foggia araldica, così come sono nello stemma civico di Montefiascone, città del Vescovo, che domina la vallata su cui si apre il lago di Bolsena, qui identificato dalle onde azzurre. I monti vogliono ricordare anche Paolo VI, Papa Montini, fondatore del Sinodo dei Vescovi.
Dalla comunione con Dio e tra i fratelli scaturisce la gioia del Vangelo, che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù (Evangelii Gaudium,1).



Tilius ha scritto:Caro Piero, donaci un esempio di stemma vescovile contemporaneo sobrio et inguardabile, te ne prego.

QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
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