Con il grado di secondo capo palombaro, insieme all’allora TV Luigi Durand De La Penne, sul “maiale” 221 forzò la base di Alessandria nella notte del 19/12/1941, attaccando con il suo SLC (Siluro a Lenta Corsa) la corazzata britannica “Valiant”. Individuati dalle sentinelle inglesi, entrambi vennero messi sotto chiave in un locale vicino alla santabarbara della nave, allo scopo di far rivelare dove fossero le cariche esplosive. De La Penne chiamò il comandante della nave solo poco prima della loro esplosione, per consentire all’equipaggio di mettersi in salvo. Assai poco signorilmente, gli inglesi lasciarono De La Penne e Bianchi rinchiusi nella nave e solo per fortuna l’esplosione che affondò la corazzata non causò loro danni.
L’azione di Alessandria fu condotta da tre equipaggi di due uomini ciascuno e causò l’affondamento di due corazzate (Valiant e Queen Elizabeth) e di una petroliera (Sagona), oltre a causare danni ad un cacciatorpediniere (Jarvis). Le parole più eloquenti per descrivere il tutto sono state quelle dette da Churchill subito dopo il fatto: "Six Italians, dressed in rather unusual diving suits and equipped with materials of laughably little cost, have swung the military bilance of power in the Mediterranean" (Sei italiani, con indosso strane tute da immersione ed equipaggiati con materiali dal costo risibile, hanno capovolto il bilancio del potere militare nel Mediterraneo).
I sei eroici marinai vennero tutti catturati indenni e restarono in prigionia fino all’armistizio.
Bianchi terminò la carriera in Marina con il grado di Capitano di Corvetta e ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare per l’azione di Alessandria.
A pochi mesi dal compimento dei 103 anni, è salpato per l’Ultima Missione.




