Cari Amici, nelle mie ricerche presso l'Archivio di Stato di Chieti, mi sono imbattuto in un carteggio contenente un procedimento civile d'appello del 1634 presso la Regia Udienza di Chieti, relativo ad una controversia ereditaria. All'interno del fascicolo è riportato in copia il testo di quello che viene chiamato un testamento del 4 dicembre 1575 in cui figura tra i testimoni un mio antenato, ma non è questo il punto. Il fatto è che questo "testamento" è stato redatto (più che rogato) da un sacerdote, un arciprete per la precisione, nell'abitazione del testatore infermo. Come lo possiamo considerare? Atto pubblico o privato? Non c'è la presenza di un pubblico notaio, ma il testatote, probabilmente analfabeta, si è fatto redigere il testamento dall'arciprete (che cmq era un'autorità anche se ecclesiastica). Però ci sono i testimoni che sono pubblici ufficiali: il camerlengo (il sindaco dell'epoca, in alcune terre e castelli abruzzesi), il giudice annuale ed il commissario del tesoriere, oltre al mio antenato, senza cariche. Testamento privato o pubblico?
Grazie in anticipo a tutti coloro che vorranno dissipare i miei dubbi.
Cordialmente.
Morello
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IN IVSTITIA ET PACE PROBITAS

