La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 22 aprile 2015, 11:17

Articolo di Michela d'Andrea dello scorso dicembre http://www.quieuropa.it/la-truffa-dei-f ... llereschi/

La truffa dei falsi ordini cavallereschi
Una legione di spregiudicati millantatori e opportunisti dietro
il mercato dei falsi ordini cavallereschi, che spesso e
volentieri strizzano l'occhio alla massoneria

di Michela d'Andrea



Roma – (Ordini portati avanti da prodi e valorosi uomini, massonerie, cenacolo di opportunisti e spregiudicati millantatori o che cosa? Cosa orbita intorno all'inflazionatissimo pianeta degli ordini cavallereschi o preudi tali? Ndr) Il 25 ottobre 1950, nell’aula di Palazzo Madama risuonarono le litanie cavalleresche intonate dal senatore Luigi Gasparotto durante il cammino legislativo che avrebbe portato, l’anno successivo, all’istituzione dell’OMRI [= Ordine al merito della Repubblica italiana]: «Ordine di S. Uberto di Lorena e di Bar, Ordine della Santissima Trinità, Ordine Militare e Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme (…), Ordine della Concordia, (…) Ordine Militare di San Giorgio di Antiochia e della Corona Normanna di Altavilla, Cavalieri di Betlemme, Ordine di Gesù in Giappone (non ho mai sentito dire che questo grande Apostolo dell’umanità (…) abbia avuto a che fare con il Giappone, eppure, hanno osato creare un ordine di Gesù in Giappone), Ordine di San Giorgio di Carinzia, e gli Equites Pacis, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri di Colombo, l‘Ordine Militare dei Cavalieri del Soccorso, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri della Concordia. Basta, per carità!»

La truffa fu orchestrata nel Secondo dopoguerra

Con disincantata ironia, Gasparotto aveva fotografato nitidamente l’Italia del secondo dopoguerra, ritrovatasi orfana del sistema onorifico monarchico: una perdita troppo grande per una società che aveva costruito sulle decorazioni e sui titoli cavallereschi la legittimazione di un rango acquisito, l’ascesa nella carriera, il rispetto e la considerazione. In mancanza di altro, il Paese si arrangiò. Per cinque anni prosperò indisturbato un sistema onorifico alternativo basato sull’iniziativa privata. Ordini indipendenti, si autodefinivano, con il corredo di gran maestri dai titoli chilometrici, pompose cancellerie, improbabili alberi genealogici, cerimonie d’investitura, perfino una rivista ufficiale.

Una delle maggiori truffe del primo dopoguerra

In realtà, si trattò di una delle maggiori truffe del primo dopoguerra che arricchì spregiudicati millantatori, facendo leva sull’appetito onorifico di migliaia e migliaia di sprovveduti alla ricerca di un titolo a tutti i costi. E rileggendo gli atti parlamentari di allora, emerge chiaramente che la necessità di porre un freno ad una situazione divenuta insostenibile fu l’elemento decisivo per la creazione di un ordine repubblicano di cui molti, negli opposti schieramenti, avrebbero fatto tranquillamente a meno.

La folle caccia alla decorazione

È passato mezzo secolo, ma la situazione non si direbbe cambiata poi tanto. La caccia alla decorazione è un’attività tuttora fiorente, intorno alla quale ruota un disinvolto mercato che continua a sfornare commende fasulle, a concedere titoli nobiliari, a investire, con tanto di cerimonie in chiesa officiate da credibilissimi monsignori, infornate di cavalieri in smoking e mantello. Ed è inspiegabile, a meno di non ricorrere all’analisi antropologica, la facilità con cui si continua a cadere in trappole talmente maldestre che appaiono vere e proprie offese all’intelligenza comune. Soltanto qualche anno fa, prima dell’arrivo dei Carabinieri, un sedicente «principe d’Epiro» era riuscito a metter su una rispettabile impresa cavalleresca che distribuiva fotocopie a colori di diplomi di onorificenze pontificie, creava conti e baroni, distribuiva croci di un ordine talmente sgangherato nel nome da sembrare ispirato alle migliori pellicole della commedia all’italiana degli anni ’50.

Il caso dell'ordine della corona di ferro

E di poco più lontano nel tempo è il caso dell’«Ordine della Corona di Ferro», assolutamente privo di legittimazione ma abilissimo nell’introdursi negli ambienti che contano. Alti esponenti delle forze armate e delle istituzioni che ne erano stati insigniti avevano richiesto e ottenuto dal Ministero degli Affari esteri l’autorizzazione all’uso delle insegne. Qualche tempo dopo, con un’imbarazzata quanto coraggiosa retromarcia, la Farnesina ha prima sospeso e poi revocato tutte le concessioni.

Intorno alle autorizzazioni ed alle insegne

Insomma, la materia degli ordini non nazionali presenta ancora oggi vasti margini di ambiguità. Non sempre, poi, la produzione editoriale aiuta a fare chiarezza: accanto a testi di elevato rigore scientifico, il mercato offre opere approssimative per dottrina, aggiornamento e apparato iconografico. Chi veste la divisa, poi, deve adottare la massima prudenza, tenuto conto non solo della dignità dell’uniforme, ma anche delle sanzioni cui si potrebbe andare incontro. Vediamo, allora, lo stato dell’arte. Le insegne di ordini cavallereschi conferiti da paesi con i quali l’Italia intrattiene normali relazioni diplomatiche sono indossabili previa autorizzazione all’uso. La competenza è del Ministero degli Affari Esteri, fatti salvi gli ordini vaticani e l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di subcollazione della Santa Sede), che rientrano nell’attività istruttoria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sono esclusi da procedimenti di autorizzazione, sulla base di accordi bilaterali, le decorazioni del Sovrano Militare Ordine di Malta (membri dell’Ordine e Ordine al Merito melitense), che possono essere portate liberamente.

La questione degli ordini dinastici non nazionali

Più insidiosa, invece, è la questione relativa ai cosiddetti ordini dinastici non nazionali. Si tratta di quegli istituti cavallereschi costituiti e operanti all’estero – estranei dunque all’ordinamento italiano – ma che non promanano da ordinamenti statuali esteri. Per questo, il riconoscimento che ne identifichi l’esistenza e ne legittimi la dignità cavalleresca, non potendo essere rinvenuto nell’ordinamento italiano, deve individuarsi in altri ordinamenti stranieri, civili o canonici. Questo principio, affermato nel 1981 e nel 2001 dal Consiglio di Stato, ha portato ad autorizzare, nel tempo, il pubblico uso nel territorio italiano delle insegne dei seguenti ordini, conferiti da dinastie già regnanti nella penisola italiana dal 1815 al 1860: - Ordine di Santo Stefano e Ordine di San Giuseppe (Casa Asburgo-Lorena Toscana); - Ordine di San Gennaro e Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa Borbone-Due Sicilie); - Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ordine di San Lodovico (Casa BorboneParma).

I casi dei Savoia e dei Borbone

Attenzione, però. Potenzialmente autorizzabile non significa né riconoscimento dell’ordine in sé da parte dello Stato, né certezza di buon esito della pratica. L’autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri, infatti, è un provvedimento a carattere individuale che gode di un amplissimo margine di discrezionalità. In altre parole, motivi di opportunità potrebbero consigliare di non dar luogo alle autorizzazioni, sebbene l’ordine possieda, in punto di diritto, tutti i requisiti. È il caso, ad esempio, degli ordini di Casa Savoia, che costituiscono l’assenza più rilevante nell’elenco sopra riportato e per i quali non si intravede, almeno per ora, alcuna possibilità di sdoganamento. Si sottolineava, in precedenza, l’insidiosità di una materia complessa e non perfettamente codificata, che lascia ampi margini alla discrezionalità e alla prassi innovativa, come le recenti autorizzazioni in favore delle onorificenze conferite dal ramo cosiddetto «spagnolo» della Casa Borbone-Due Sicilia, fino a qualche tempo fa oggetto di un rigido atteggiamento di chiusura.

Millantatori dietro ogni angolo

Di qui il rischio di cadere in tranelli tesi da abili millantatori che giocano sulle assonanze terminologiche, sulla somiglianza dei simboli e su abili memorie giuridico-dottrinarie. Il suggerimento è di fare sempre molta attenzione, di diffidare degli ordini che chiedono somme di denaro o che esibiscono tariffe legate alle classi, di informarsi, in caso di dubbio, presso l’Ufficio Onorificenze e Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (per gli ordini della Santa Sede e del Santo Sepolcro di Gerusalemme) o l’Ufficio del Cerimoniale della Farnesina per gli ordini statuali stranieri e per gli ordini dinastici non nazionali.

Alcuni semplici note da ricordare

Ad ogni buon conto (logge e loggette massoniche a parte, che spesso e volentieri vanno a braccetto con diversi di questi pseudo ordini cavallereschi… Ndr) , se non volete rischiare di ritrovarvi associati ad un circolo di simpatici intrattenitori dalla denominazione altisonante, senza alcuna speranza di legittimazione ma con il serio rischio di rendervi socialmente ridicoli, tenete a mente questi semplici consigli: 1) i Templari non esistono più; 2) lasciate perdere i Normanni, gli Angioini, gli Svevi, gli Aragonesi, la gran parte dei santi nel calendario, i Teutonici, Bisanzio e l’Impero romano d’oriente, sangiaccati compresi; 3) l’unico vero Ordine di Malta ha sede in Roma, in Via dei Condotti 68 e l’attuale Gran Maestro si chiama Fra’ Matthew Festing; 4) un monsignore e una chiesa non sempre fanno un ordine legittimo; 5) se l’ingresso gratuito in un ordine comporta l’acquisto obbligatorio di mantello, spadino, feluca e insegna, lasciate perdere.

Gli ordini cavallereschi pienamente legittimati dalla storia

Di seguito troverete le denominazioni ufficiali degli ordini cavallereschi conferiti nella penisola italiana che possono essere pubblicamente indossati. Repubblica Italiana Ordine al Merito della Repubblica Italiana Ordine Militare d’Italia Ordine cavalleresco al Merito del Lavoro Ordine della Stella d’Italia Ordine di Vittorio Veneto; Repubblica di San Marino Ordine Equestre di San Marino Ordine equestre di Sant’Agata; Santa Sede Ordine Supremo del Cristo Ordine dello Speron d’Oro Ordine Piano Ordine di San Gregorio Magno Ordine di San Silvestro Papa Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme; Sovrano Militare Ordine di Malta Sovrano Militare Ordine (Ospedaliero) di (San Giovanni di Gerusalemme di Rodi) di Malta Ordine Cavalleresco al Merito Melitense; Casa Asburgo-Lorena Toscana Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire Ordine al Merito sotto il Titolo di San Giuseppe; Casa Borbone-Due Sicilie Insigne Reale Ordine di San Gennaro Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio; Casa Borbone-Parma Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio Ordine del Merito sotto il titolo di San Lodovico.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 22 aprile 2015, 13:39

Alessio Bruno Bedini ha scritto:(...)I casi dei Savoia e dei Borbone
Attenzione, però. Potenzialmente autorizzabile non significa né riconoscimento dell’ordine in sé da parte dello Stato, né certezza di buon esito della pratica. L’autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri, infatti, è un provvedimento a carattere individuale che gode di un amplissimo margine di discrezionalità. In altre parole, motivi di opportunità potrebbero consigliare di non dar luogo alle autorizzazioni, sebbene l’ordine possieda, in punto di diritto, tutti i requisiti. È il caso, ad esempio, degli ordini di Casa Savoia, che costituiscono l’assenza più rilevante nell’elenco sopra riportato e per i quali non si intravede, almeno per ora, alcuna possibilità di sdoganamento. Si sottolineava, in precedenza, l’insidiosità di una materia complessa e non perfettamente codificata, che lascia ampi margini alla discrezionalità e alla prassi innovativa, come le recenti autorizzazioni in favore delle onorificenze conferite dal ramo cosiddetto «spagnolo» della Casa Borbone-Due Sicilia, fino a qualche tempo fa oggetto di un rigido atteggiamento di chiusura(...)

Quando si permette a persone non informate di "pontificare" su una materia così complessa e non perfettamente codificata, si corre il pericolo di equiparare alcune affermazioni alle supposte : semplicemente " basse insinuazioni ".

Per fortuna è operativa, sopra le parti, la "Commissione internazionale permanente per lo studio degli ordini cavallereschi"
http://www.icocregister.org/2001elenco.htm
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Tilius » giovedì 23 aprile 2015, 0:29

Sergio,
l'autore é persona notoriamente molto informata sulla materia.

Esattamente cosa non ti torna nel passaggio da te citato?
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda contegufo » giovedì 23 aprile 2015, 0:31

Salve

A parte qualche inesattezza le fondamenta dell'articolo reggono se è vero che in questo forum più volte si è parlato di ordini farlocchi e confraternite che fanno il verso a Ordini seri.
Quanto poi all'imbizione sfrenata per uno straccio di nobiltà assai poco nascosta fra le pieghe della ricerca genealogica ne siamo tutti al corrente.
Al C.A.R (centro addestramento reclute) poter essere caporale di giornata con cinturone e distintivo non faceva dormire la notte e fra tanti signor nessuno anche quello era un modo per distinguersi.
Quindi il peccato originale ci perseguita da sempre alla ricerca della patente da esibire per dire poi sommessamente. "Lei non sa chi sono io!"

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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Romegas » giovedì 23 aprile 2015, 4:58

Ritengo che questo articolo rappresenti bene la italica situazione circa le onorificenze e la loro bramosia da parte di certe persone.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 23 aprile 2015, 7:37

Io credo che sia un bene che se ne parli.
Molte persone sono truffate in questi falsi ordini per ignoranza.
Ben vengano dunque altri articoli come questo che, bene o male, dicono le cose come stanno.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 23 aprile 2015, 8:39

Il problema che avete sottovalutato è che, in modo diabolico, nell' articolo vengono accostati Ordini seri e di indubbia valenza
I casi dei Savoia e dei Borbone

con farloccate assurde, sordide ed illegali ,insinuando il tarlo del dubbio in un pubblico di scarsa/nulla cultura cavalleresca .


All'interno di un articolo con un titolo così preciso e sprezzante
La truffa dei falsi ordini cavallereschi
Una legione di spregiudicati millantatori e opportunisti dietroil mercato dei falsi ordini cavallereschi, che spesso e volentieri strizzano l'occhio alla massoneria

menzionare Ordini seri è una vera indecenza al limite di denuncia per diffamazione.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Tilius » giovedì 23 aprile 2015, 11:09

Caro Sergio,
non mi sembra né scandaloso né fuori luogo, parlare, in coda alle farloccate che costituiscono la parte principale dell'articolo e che discende dal titolo del medesimo, anche della situazione degli "ordini non nazionali". In chiusura sono vieppiù elencati a chiare lettere (a prova di lettore deficiente, oserei dire) gli ordini inequivocabilmente "seri".
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 23 aprile 2015, 11:30

Concordo con Maurizio, non mi pare che l'autore abbia voluto fare di tutta l'erba un fascio.
Anche nella parte dedicata agli ordini non nazionali, ha analizzato l'aspetto da un punto di vista attuale per spiegare come lo Stato si comporta con tale fattispecie e come "autorizzazione all'uso" non equivalga a "riconoscimento", così come ci sia ampio margine di discrezionalità in tale autorizzazione da parte dello Stato (vedasi appunto il caso degli ordini sabaudi o il fatto che fino a pochi anni fa il ramo spagnolo dello SMOCGS non fosse autorizzato pur avendo tutte le carte in regola), ma tutto ciò senza, almeno alla mia lettura, sminuire il loro essere ordini cavallereschi legittimi.

La questione degli ordini dinastici non nazionali
Più insidiosa, invece, è la questione relativa ai cosiddetti ordini dinastici non nazionali. Si tratta di quegli istituti cavallereschi costituiti e operanti all’estero – estranei dunque all’ordinamento italiano – ma che non promanano da ordinamenti statuali esteri. Per questo, il riconoscimento che ne identifichi l’esistenza e ne legittimi la dignità cavalleresca, non potendo essere rinvenuto nell’ordinamento italiano, deve individuarsi in altri ordinamenti stranieri, civili o canonici. Questo principio, affermato nel 1981 e nel 2001 dal Consiglio di Stato, ha portato ad autorizzare, nel tempo, il pubblico uso nel territorio italiano delle insegne dei seguenti ordini, conferiti da dinastie già regnanti nella penisola italiana dal 1815 al 1860: - Ordine di Santo Stefano e Ordine di San Giuseppe (Casa Asburgo-Lorena Toscana); - Ordine di San Gennaro e Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa Borbone-Due Sicilie); - Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ordine di San Lodovico (Casa BorboneParma).

I casi dei Savoia e dei Borbone
Attenzione, però. Potenzialmente autorizzabile non significa né riconoscimento dell’ordine in sé da parte dello Stato, né certezza di buon esito della pratica. L’autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri, infatti, è un provvedimento a carattere individuale che gode di un amplissimo margine di discrezionalità. In altre parole, motivi di opportunità potrebbero consigliare di non dar luogo alle autorizzazioni, sebbene l’ordine possieda, in punto di diritto, tutti i requisiti. È il caso, ad esempio, degli ordini di Casa Savoia, che costituiscono l’assenza più rilevante nell’elenco sopra riportato e per i quali non si intravede, almeno per ora, alcuna possibilità di sdoganamento. Si sottolineava, in precedenza, l’insidiosità di una materia complessa e non perfettamente codificata, che lascia ampi margini alla discrezionalità e alla prassi innovativa, come le recenti autorizzazioni in favore delle onorificenze conferite dal ramo cosiddetto «spagnolo» della Casa Borbone-Due Sicilia, fino a qualche tempo fa oggetto di un rigido atteggiamento di chiusura.


Inoltre sul fondo dell'articolo ha segnalato gli ordini autorizzabili, dando quindi un chiaro messaggio a riguardo.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 23 aprile 2015, 11:46

Io l'ho trovato anche simpatico quando elenca le semplici note da ricordate.
Soprattutto il fatto che "un monsignore e una chiesa non sempre fanno un ordine legittimo"
Da affiggere in diversi luoghi di lavoro .. [dev.gif]
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 23 aprile 2015, 12:17

Letto e riletto e ri-riletto.
L'effetto stimolante insinuativo " Carlo Erba " sui lettori più superficiali è reale ed a danno di un paio di Ordini.
L'articolo poteva essere meno allusivo e più esplicito.
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Pantheon » giovedì 23 aprile 2015, 17:08

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contegufo ha scritto:Salve

A parte qualche inesattezza le fondamenta dell'articolo reggono se è vero che in questo forum più volte si è parlato di ordini farlocchi e confraternite che fanno il verso a Ordini seri.
Quanto poi all'imbizione sfrenata per uno straccio di nobiltà assai poco nascosta fra le pieghe della ricerca genealogica ne siamo tutti al corrente.
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Quindi il peccato originale ci perseguita da sempre alla ricerca della patente da esibire per dire poi sommessamente. "Lei non sa chi sono io!"

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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda emmedandrea » venerdì 8 maggio 2015, 14:40

Cari colleghi,
apprendo solo ora che una certa Michela d'Andrea con la d minuscola ha firmato, in una rivista di cui ignoravo l'esistenza, un articolo che assembla parti di cose da me scritte nel tempo e in diverse circostanze, legate per di più da titoli stentorei e integrati da considerazioni che non condivido (non ho nulla, ad esempio, contro la massoneria). Ovviamente, non ne sapevo niente e non posso fare altro che prendere atto di un comportamento un po' troppo disinvolto da parte di una testata che avrebbe potuto agire con maggiore correttezza. Tant'è. Devo solo una precisazione a Gens Valeria: non c'è nessun intento diabolico (i titoli, come ho già detto, sono redazionali e non li condivido), né ho inteso accomunare istituti cavallereschi antichi e legittimi con le pagliacciate che ben tutti conosciamo (mi sembra che "Vestire gli Onori" parli da sé). Ho ritenuto e ritengo doveroso porre in evidenza la questione della portabilità delle insegne di ordini non nazionali nel territorio della Repubblica e della relativa autorizzazione governativa, specialmente se gli interessati sono cittadini che indossano l'uniforme. Poi naturalmente tutto è criticabile e opinabile, dalla forma al metodo, ci mancherebbe. Ma preferisco sempre una critica anche dura di Gens Valeria, che può dare origine a un arricchente confronto d'idee, ad una singola investitura di un'ordine sòla, magari dietro esborso di un bel po' di quattrini.
Un cordiale saluto.
Michele (con la e) D'Andrea
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 maggio 2015, 15:19

emmedandrea ha scritto: (...) Devo solo una precisazione a Gens Valeria: non c'è nessun intento diabolico (i titoli, come ho già detto, sono redazionali e non li condivido), né ho inteso accomunare istituti cavallereschi antichi e legittimi con le pagliacciate che ben tutti conosciamo (mi sembra che "Vestire gli Onori" parli da sé). Ho ritenuto e ritengo doveroso porre in evidenza la questione della portabilità delle insegne di ordini non nazionali nel territorio della Repubblica e della relativa autorizzazione governativa, specialmente se gli interessati sono cittadini che indossano l'uniforme. Poi naturalmente tutto è criticabile e opinabile, dalla forma al metodo, ci mancherebbe. Ma preferisco sempre una critica anche dura di Gens Valeria, che può dare origine a un arricchente confronto d'idee, ad una singola investitura di un'ordine sòla, magari dietro esborso di un bel po' di quattrini.
Un cordiale saluto.
Michele (con la e) D'Andrea


Considerto che l'articolo non è a sua firma e riporta un miscellanea di pensieri in gran parte da me condivivisi, non posso attribuirle intenti diabolici.
Cordialmente
Sergio de Mitri Valier
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Re: La truffa dei falsi ordini cavallereschi

Messaggioda Cav.OSSML » sabato 9 maggio 2015, 14:54

La Repubblica Italiana nel non autorizzare nel suo terrirorio l'uso della onorificenza sabauda dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, facente notoriamente parte del patrimonio dinastico di Casa Savoia, ha assunto una posizione, che pur comprensibile sotto il profilo del pragmatismo politico del primo dopoguerra, risulta, a mio modesto avviso, soprattutto oggi, iniqua e discriminatoria, tanto più considerando che la R.I. autorizza all'uso di onorificenze concesse dai discendenti di dinastie preunitarie.
Ad ogni modo, sulla piena legittimità e serietà dell'OSSML penso non si possa seriamente dubitare.
Le tradizioni sono le patenti di nobilità dei popoli.
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