Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico uso

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda stefano86 » lunedì 23 febbraio 2015, 11:36

Ok, grazie! [thumb_yello.gif]

Seconde te l'AdS di Ancona li potrebbe conservare?
stefano86
 
Messaggi: 745
Iscritto il: martedì 3 luglio 2007, 13:57
Località: Viterbo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 23 febbraio 2015, 11:42

No, credo che siano negli archivi comunali.
Le Marche hanno molti archivi comunali e tutti ben forniti.
In alcuni casi sono aggregati alla biblioteca comunale.
Manda qualche mail. Di solito sono abbastanza cordiali e rispondono in fretta.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda De Vineis » lunedì 23 febbraio 2015, 14:54

Io non ho alcuna conoscenza degli usi nobiliari nel Centro Italia, però - come già detto da altri meglio di me - è storicamente importante ricordare e salvaguardare la varietà e tipicità legata ai luoghi degli usi nobiliari: è parte della nostra cultura, oltre che del "patrimonio" morale delle famiglie.. Del resto il Conte più famoso della storia d'Italia, Camillo Benso di Cavour, se non erro era tale per titolo di cortesia, o antico uso piemontese (nessuno si è mai sognato di citarlo come Camillo Benso dei marchesi di Cavour).. Nelle grandi famiglie siciliane (principesche e ducali) i figli ultrogeniti venivano correntemente appellati "Cavaliere" (nei Vicerè di De Roberto si ricorda il Cavalier Uzeda).. E per venire allo Stato Pontificio, ho un amico che discende da una importante famiglia nobile della provincia laziale: nobili di città, erano almeno a partire dall'Ottocento appellati conti (e gli atti pontifici di cui si parla mi pare possano dare fondamento a questo uso), per poi ottenere tardivamente il predicato comitale su un castello di loro proprietà.
De Vineis
 
Messaggi: 99
Iscritto il: giovedì 4 aprile 2013, 20:27

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda stefano86 » martedì 24 febbraio 2015, 0:00

Alessio Bruno Bedini ha scritto:No, credo che siano negli archivi comunali.
Le Marche hanno molti archivi comunali e tutti ben forniti.
In alcuni casi sono aggregati alla biblioteca comunale.
Manda qualche mail. Di solito sono abbastanza cordiali e rispondono in fretta.


purtroppo non sono fortunato....guarda questo link: http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=191077

ci sarebbe eventualmente un'altra strada da poter seguire?
stefano86
 
Messaggi: 745
Iscritto il: martedì 3 luglio 2007, 13:57
Località: Viterbo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 8:38

Direi di chiamare anzitutto la biblioteca comunale.
A volte ci sono anche altre cose non censite dal SIUSA.
Nel peggiore dei casi non resta che l'archivio notarile.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda stefano86 » martedì 24 febbraio 2015, 10:10

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Direi di chiamare anzitutto la biblioteca comunale.
A volte ci sono anche altre cose non censite dal SIUSA.
Nel peggiore dei casi non resta che l'archivio notarile.


Ok, direi che è un ottimo suggerimento! grazie! [thumb_yello.gif]
stefano86
 
Messaggi: 745
Iscritto il: martedì 3 luglio 2007, 13:57
Località: Viterbo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 11:24

Traggo dal sito dell'importante studioso Angelo Squarti Perla molte notizie su questo argomento.
http://web.tiscali.it/ARALDICA/predicato.htm

Arnone, Riv. Araldiche 1950 ; Burattini Arnone : Dizionario dei titoli e degli stemmi delle famiglie marchigiane, Tip. Venturini, Ancona. ha scritto:Non mancano i titoli non nascenti da concessione, ma sorti da lungo uso, specie di conti in alcune città , per la consuetudine formatasi , dopo il 1816, di attribuire ai patrizi il titolo di conte, sull’esempio del governo austriaco, che si dimostrò disposto a concedere detto titolo a quei patrizi veneti che ne avessero fatto richiesta.
Detta consuetudine mirava in realtà a far distinguere le antiche famiglie, che avevano goduto del possesso perenne, di un posto originario nel consiglio civico, partecipando ab antiquo alla sovranità del comune, da quelle che , dopo la restaurazione del 1815, furono chiamate a far parte dei consigli civici, fossero stati prima nobili o non nobili.
Il governo pontificio approvò e sanzionò quest’uso, ma la monarchia italiana non volle riconoscere la consistenza giuridica di detti titoli. In oltre la stessa monarchia, dopo varie incertezze finì con non riconoscere il titolo di conte palatino concesso, per delega degli imperatori e del papa, dalla famiglia Sforza, dai Cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi, dalle università degli studi, da taluni collegi nobili.
Come si rileva, varie sono le fonti della Nobiltà e dei titoli nobiliari della regione, e tutti i gradi della gerarchia nobiliare vi sono rappresentati: Principe, Duca, Marchese, Conte, Barone, Signore, Patrizio, Nobile Civico, Nobile.
come sopra è stato rilevato, il titolo che ha dato luogo a discussione è quello di Conte.



Angelo Squarti Perla ha scritto:Il riferimento all’assunzione del titolo di Conte da parte di Patrizi (o alta nobiltà di prova) deriva dalla consuetudine invalsa dopo la riforma dell’amministrazione dello Stato Pontificio di Leone XII del 21.12.1816 in quasi tutte le città della regione.
Per rendersi conto del sorgere di questa consuetudine e della sua, in un certo qual modo legittima, giustificazione è necessario far riferimento all’originaria distinzione in ceti prima del 1816.
Quasi tutte le città nobili della regione avevano una distinzione in tre ceti (se non in quattro): Il primo ceto nobile era quello del patriziato, nel quale avevano diritto di ammissione le famiglie che “ ab immemorabile “ avevano goduto di un posto di privilegio nell’amministrazione della città, e che comprendeva gli Anziani, i Regolatori, i Conservatori delle leggi ed i Deputati ai negozi. Il secondo ceto quello della Nobiltà semplice che raccoglieva in se Consiglieri e Magistrati. Il terzo, non nobile, detto cittadino (per distinguerlo, rispetto alle città dotate di quattro ceti, dal quarto al quale erano ammessi i villani, o abitanti delle comunità limitrofe, e coloro che esercitavano attività vili e meccaniche).


Angelo Squarti Perla ha scritto:Dopo la succitata riforma dello stato, i ceti cittadini furono ridotti complessivamente a due: il nobile ed il civico. In questo nuovo primo ceto risultava abolita l’originaria distinzione fra Patrizio e Nobile.
I laboriosi, ma non per questo meno orgogliosi marchigiani, elaborarono pertanto la formula dell’attribuzione del titolo comitale alle vecchie famiglie che si erano fregiate per secoli del titolo di patrizie, ribadendo così l’insopprimibile importanza della vetustà del tempo rispetto all’origine di un titolo.
Il concetto imprescindibile della antichità di origine, tutt’altro che peregrino ed infondato, si ripeteva peraltro , vuoi nei diritti, vuoi nelle gerarchie di trascrizione degli elenchi ufficiali, vuoi negli attributi e privilegi e quant’altro, in ogni stato preunitario.
Basti ricordare le priorità stabilite per regolare i ricevimenti al palazzo del Vicerè nel Regno di Napoli secondo le quali il cerimoniale, per ogni grado gerarchico di titoli, prevedeva precedenze stabilite dalla data di concessione del titolo, detta “Anzianità“, partendo dai principi e discendendo, via via, sino ai conti. (Cfr. “ Il Mappamondo “ registro, manoscritto e compilato da uno dei quattro portieri della camera del Re, che conteneva la lista dei titolati e di altre persone privilegiate del regno, distinte per anzianità, a partire dal 1723 per un decennio).
Dinanzi a qualunque principe , nelle cerimonie a corte, il cerimoniale prevedeva l’ingresso degli intestatatari delle 8 grandi case del reame che godevano di privilegi e prerogative non comuni a , se pur illustre , altra famiglia: i d’Aquino, del Balzo, gli Acquaviva, i Ruffo, i Sanseverino, i Piccolomini, i Celano, i Molise. (Cfr. Carrelli ” I Signori di Campobasso “ nella Rivista Araldica del 1924, pag. 449).


Angelo Squarti Perla ha scritto:Per tornare al titolo di conte attribuito ai patrizi nelle marche, peraltro non unica regione dello Stato Pontificio che adottò il sistema, a nostro avviso, anche se dal punto di vista strettamente formale non corretto , l’artifizio risulta quanto meno comprensibile e giustificabile se si considera lo scopo di impedire, in base al summenzionato ed imprescindibile concetto dell’anzianità nelle titolature, che venissero banalmente confuse, sotto il generico titolo di nobili, le più antiche famiglie della comunità già appartenute al ceto patrizio, con quelle che precedentemente appartenevano al semplice ceto nobile o peggio ancora con quelle che, provenienti dal ceto cittadino, venivano ascritte al nuovo ceto nobile grazie a nomina pontificia elargita a seguito di proposta dell’amministrazione civica, in genere, ma non solo , per mancanza del numero legale necessario al reggimento della città, verificata l’impossibilità di aggregazioni da città vicine di altre famiglie nobili.
Questo titolo comitale in luogo del patrizio, sebbene sanzionato e riconosciuto dallo Stato Pontificio e sebbene, come su esposto, non privo di legittime giustificazioni sul piano dell’anzianità, non fu riconosciuto dall’autorità sabauda, visto che il competente Ufficio Araldico del Ministero degli Interni non aveva ritenuto sufficienti i supporti, anche giuridici, che ne erano alla base.


In conclusione
Arnone, Rivista Collegio Araldico, Gennaio, 1951 ha scritto:Spero che questo studio varrà a convincere taluni patrizi degli ex stati della Chiesa (rectius: delle varie città comprese nei limiti territoriali dell’ex Stato della Chiesa.)della inutilità di loro ricerche per trovare una formale concessione del titolo di conte, che non ha mai avuto luogo, in favore dei loro antenati.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 11:39

Sulla qualità della nobiltà civica:

Angelo Squarti Perla ha scritto:La più consistente attribuzione nobiliare marchigiana, come peraltro nelle altre regioni dello Stato Pontificio, era costituita dai Patriziati e Nobiltà civiche che in molti, e per lungo tempo, hanno tentato di relegare in nobiltà secondaria o minore.
Minore certamente nell’ordine gerarchico della titolatura, ma non certo nella “antichità” caratteristica dirimente e di prestigio, imprescindibile per la valutazione anche di generosità. Molti recenti titolati, che tanto vorrebbero offendere i patriziati e le nobiltà civiche, certamente non sanno che, se pur decorati con titolo, non son nobili: qualche famiglia marchigiana è riuscita a rinvenire l’atto di aggregazione della propria famiglia ad un ceto civico addirittura nel XIII o XIV secolo. Quanto sopra spiega la bramosia dei nuovi investiti nel ricercare, anche a costo di plasmare a loro comodo la storia, un nobile lustro familiare, certamente mai esistito (a meno che l’investitura del titolo non fosse piovuta su famiglia di cui già in precedenza era stata riconosciuta nobiltà).


Burattini, Arnone, Dizionario dei titoli e degli stemmi delle famiglie marchigiane, Tip. Venturini, Ancona ha scritto:La nobiltà dei patriziati e nobiltà cittadine infatti è nobiltà generosa; Allorquando i consigli nobili aggregavano un individuo non creavano in questi nobiltà, ma accertavano e dichiaravano che egli e la sua famiglia per l’antichità, il tenore di vita, la posizione sociale ed economica , la capacità, i parentadi, avevano i requisiti per essere egli ammesso a far parte del consiglio. La nobiltà quindi degli appartenenti ai Consigli civici era dichiarativa e non attributiva, ed inoltre generosa cioè proveniente da una lunga serie di avoli ed infissa nella schiatta tanto che veniva considerata valida come prova nobiliare per l’ammissione negli ordini militari “.
Nobiltà è qualità, e quindi deriva dalla appartenenza ad una famiglia nobile; titolo è una onorificenza a carattere personale o ereditario. Si può essere titolato senza essere nobile; la nobiltà si acquista dal titolato col decorso del tempo, valutato in media in 200 anni o tre generazioni escluso il primo titolato.
Una famiglia può essere nobile: A ) per possesso ab immemorabile, quando cioè manca il titolo primordiale, cioè quello da cui ha preso inizio la nobiltà; B ) per possesso di feudi; C ) per appartenenza ad un consiglio di una città in cui esisteva separazione dei ceti; D ) per aver ricoperto uffici o cariche riservate ai nobili considerate nobilitanti; E ) per avere un ascendente diretto appartenuto ad ordini cavallereschi militari; F ) per possesso della nobiltà generica ( di quella di cui non si può dare alcuna specificazione, nè sull’origine nè sulla qualità ma che le famiglie che ne sono in possesso, provano dimostrando di essere vissute more nobilium per tre generazioni almeno, al tempo in cui la nobiltà esisteva ancora come fatto legale e come realtà politica e di essere state trattate come nobili dai contemporanei di ciascuna generazione ); G ) per essere stato un ascendente diretto insignito di un titolo nobiliare o di una onorificenza di ordini cavallereschi che producevano nobiltà; H ) per diploma sovrano o brevetto o breve o chirografo pontificio, cioè quando il Sovrano o il Pontefice, mediante una solenne dichiarazione attribuisce la nobiltà. In tal modo quello che era una qualità si trasformò in titolo per cui tanto si è discusso se la nobiltà sia qualità o titolo.
Nella nobiltà per brevetto il titolo primordiale nasce, non dalla situazione di fatto occupata dall’individuo in seno alla sua famiglia, ma dalla volontà sovrana. Questa forma di conferimento della nobiltà è antica, ma si allargò durante il Sacro Romano Impero, attribuendosi nei diplomi, non solo all’onorato, ma come se egli fosse nato da avi paterni e materni nobili ( la prova dei 4/4 di nobiltà ), in modo da trasformare con una finzione nascente dalla volontà sovrana, quella che era la nobiltà originaria del primo concessionario, in nobiltà generosa, cioè proveniente da una lunga serie di avoli ed infissa nella schiatta ( ex genere ) per la quale si richiede un lungo corso di tempo. Anche i Pontefici, adattandosi ai tempi, nello scorso e nello attuale secolo hanno creato nobili per breve.


Burattini, Arnone, Dizionario dei titoli e degli stemmi delle famiglie marchigiane, Tip. Venturini, Ancona ha scritto:Il Patriziato e la Nobiltà Civica non è invero un fenomeno solamente ed esclusivamente italiano; ma è utile notare come specialmente in Italia esso si sia affermato in modo si notevole da fondere in un tutto unico ed indiscindibile la propria storia con quella delle rispettive Città ed in modo tale che si può con orgoglio e sicurezza affermare essere la Storia d’Italia gloriosissima Storia del Patriziato italiano.
La Nobiltà infatti si contentava solamente di vivere la storia della sua Città, o Provincia o Regione ma materialmente la creava con il suo sangue e con il suo ingegno, con le sue leggi e con i suoi commerci, in una parola con tutte quelle alte ed elette azioni che unicamente miravano al bene del popolo e della collettività.
Fu perciò con vero dolore che assistemmo allo scempio del Patriziato italiano operato con infantile leggerezza dagli Onorevoli Costituenti (Del recente Stato Sabaudo) in pro della Nobiltà di solo titolo (Cioè senza storia perchè priva del presupposto delle “ antecedenze “non certo creabili per decreto).
Il Patriziato e la Nobiltà Civica dunque, benchè tanto si sia discusso sull’argomento, non è e non può essere - come mai lo è stato - un titolo bensì una qualità.
Uno stato di fatto cioè insito nel nomen gentilicium; uno stato di fatto venutosi a creare spontaneamente nel lungo decorrer dei secoli e non per volontà estranea ma per merito suo proprio - per Grazia di Dio, oseremmo dire (Non certo sovrana) -; uno stato di fatto che come ben disse l’Eccellentissimo Signor Duca di Carcaci, nessuno, sia esso Re o Imperatore o Papa, poteva mai concedere ma era costretto solamente a riconoscere.
Ne va annoverata nel ristretto campo del Patriziato e della Civica Nobiltà la così detta nobiltà feudale o di brevetto, che era appunto emanazione di grazia sovrana e che poteva quindi essere concessa per meriti eccezzionali anche ad ignobili, ma che, per divenire illustre e generosa, doveva passare al rigido vaglio delle ben note quattro generazioni, uso consuetudinario che trovò in Carlo III (Meridione) il suo ottimo e definitivo legislatore“.


Angelo Squarti Perla ha scritto:In poche parole l’immissione al ceto della Nobiltà, non solo marchigiana, era considerata non come attributiva di una nobiltà già preesistente ma ricognitiva di essa.
Il Patriziato e la Nobiltà era inoltre trasmissibile di padre in figlio, di generazione in generazione nei membri della stessa famiglia ed era, ed è sempre stata, considerata nobiltà generosa, dipendente cioè dal genus , dalla stirpe, in una parola dal diritto imprescindibile del sangue.


Questo ultimo concetto è molto interessante poiché traccia un concetto di nobiltà totalmente diverso da quello in uso nel Regno delle Due Sicilie o nel Regno di Sardegna ove la nobiltà derivava senza ombra di dubbio dalla Volontà Sovrana e ne era esclusiva prerogativa.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 11:46

Per quanto riguarda l'aggregazione:

Angelo Squarti Perla ha scritto:lo Stato della Chiesa per il riconoscimento di uno status nobiliare (ovvero di una vita condotta more nobilium, che, con l'ascrizione nei ceti nobiliari tradizionalmente considerati costitutivi di Nobiltà, avrebbero, poi, dato luogo a titolo primordiale di Nobiltà generosa) le condizioni che dovevano essere verificate erano: domicilio in città, decorosa abitazione e trattamento ; pingui sostanze (in genere rendita netta annua non inferiore ai duemila scudi) possidenze nei limiti della città, o anche altrove, sufficienti per continuare un decoroso trattamento, lungi dall'esercizio di qualunque professione non liberale; aver contratto decorosi matrimoni; risultare immuni da delitti che avessero comportato pena infamante (anche se in contumacia o se di un avo).
Nobiltà pertanto prevalentemente “Civica o Decurionale“ anche se, pur di eccezzionale riscontro, è possibile rinvenire, nello Stato della Chiesa, nobiltà legata al feudo “Baroni Possidenti anche se rinunciatari ai diritti feudali“. Il resto delle titolature naturalmente era conseguenza di un breve di sovrana concessione. Per quanto a noi consta sino al 20.11.1915 i privilegi nobiliari di concessione e conferma a famiglie italiane, conferiti dal Sovrano Pontefice dopo il 1870 erano 44, dei quali 2 titoli di Duca, 2 ( uno personale) di Principe, 6 di Marchese, 28 di Conte, 2 di Barone e 4 stemmi gentilizi. Tali concessioni, a seguito di Regi Decreti e Regie Lettere Patenti di autorizzazione all’uso nel Regno, nel aprile del 1929 erano arrivate ad 82.
In tal senso è di estremo interesse consultare i vari brevi, chirografi e i "motu proprio" elargiti nel tempo dalle Loro Sovrane Santità come, ad esempio, quello di Papa Clemente X del 15/3/1671, che permetteva ai nobili di esercitare il commercio senza pregiudizi per la Nobiltà, o il chirografo di Innocenzo XI del 18/2/1679, che vietava i predicati territoriali sopra luoghi non abitati.
Di non secondaria importanza, proprio perchè inerenti la nobiltà nello Stato Pontificio, le seguenti emanazioni papali o dei senati locali: il 28/11/1727 il senato di Bologna approva il Catalogo Ufficiale delle famiglie nobili della città; il 4/1/1746 nella Costituzione Pontificia Urbem Romam Benedetto XIV stabilisce ordini propri per la Nobiltà Civica, elenca le 60 famiglie coscritte e le 180 patrizie; il 12/1/1746 lo stesso Papa con chirografo reintegra le famiglie omesse in precedenza; il 31/7/1777 si ha la pubblicazione da parte del Prolegato Apostolico dell’elenco delle famiglie patrizie di Bologna; il 6/7/ 1816 Pio VII con un motu proprio richiede relazioni ed elenchi relativi alla nobiltà nello Stato della Chiesa ai Cardinali Legati e ai Prelati Delegati; il 26/9/1820 sempre Pio VII con un breve riapre il Libro d’Oro della nobiltà di Bologna, abolito insieme alle insegne e titoli nobiliari dalla Repubblica Cisalpina; il 14/5/1823 emana la circolare riservata N. 14055 inviata ai Cardinali Legati e facente seguito al motu proprio 6/7/1816; il 21/12/1827, facendo seguito al motu proprio del 5/10/1824, Leone XII con altro motu proprio ordina che tutte le città dello stato che avessero goduto di nobiltà generosa la conservassero oltre ad emanare disposizioni comunitative circa la composizione del governo cittadino ed i rapporti con la nobiltà; il 2/5/1853 Pio IX con chirigrafo sancisce nuove disposizioni per gli aggiornamenti dell’Albo d’Oro dei nobili romani e per la concessione della nobiltà personale.
A seguito del motu proprio di Pio VII del 6/7/1816 e alla circolare riservata N. 14055 del 14/5/1823 furono compilati gli Elenchi Ufficiali relativi alla nobiltà nello Stato della Chiesa, comprendenti una dettagliatissima enumerazione (quasi sempre con riferimento alla antichità della nobiltà e all’eventuale, se reperibile, anno di aggregazione), delle famiglie ascritte al Ceto Nobile, della loro titolatura e se estinte o ancora fiorenti. Un vero e proprio puntualissimo censimento della nobiltà comprendente almeno 5 secoli.
L’aggregazione al Consiglio Generale de Nobili di una famiglia, doveva sottostare ad un vero e proprio processo nobiliare con verifica delle prove prodotte e votazione finale. Le modalità del processo, grosso modo, erano più o meno le stesse in tutte le città dello stato.
Per curiosità storica si riporta quanto stabilito per l’ammissione nella città di Senigallia:

"Per l’ammissione al Consiglio o sia al Senato senigalliese, vi è la legge statuaria del Paese, che il candidato debba essere abitante o possidente in questa Città, deve dare supplica allo stesso Senato, il quale aduna nel Pubblico Palazzo, al suono di campana e quindi lettosi la supplica di quello che richiede l’aggregazione in detto Consiglio Generale de’ Nobili che non possono essere meno di 17 Senatori si pone alla ballottazione o sia a partito per voti segnati, e qualora due terzi di detti voti siano favorevoli si intende subito ammesso al godimento, di tutti li onori e Cariche Pubbliche, ed in specie del Gonfalonierato, ed acquistata così una volta la Nobiltà, non si perde se non mutandosi di domicilio, mentre in questo caso siccome non potrebbe esercitare quella tal Famiglia le cariche commutative, e specialmente il Magistrato, cosi doppo una o due Generazioni non sarebbero ammesse per buone e valide quelle prove, che fossero mancanti di simile condizione".

Dall’aggregazione derivava la nobiltà generosa trasmissibile:

"Si conchiude adunque che la Nobiltà Generosa si acquista con l’aggregazione al Senato Aristocratico e con l’esercizio del Gonfalonierato".

Da rimarcare che a seconda delle varie Delegazioni Apostoliche e a seconda delle varie città venivano apportati ai requisiti richiesti per l' ammissione al ceto nobile ulteriori restrizioni, limitazioni o deroghe come qui d'appresso: non essere illetterati, età non inferiore ai 25 anni; non aver mai sofferto per manifesta pazzia propria o dei familiari; reddito non inferiore ai 5.000 scudi , deroghe per matrimoni diseguali; estensione anche agli avi delle limitazioni preclusive.


Angelo Squarti Perla ha scritto:E’ d’uopo sapere che non tutti gli agglomerati urbani potevano vantare “la Nobile e Distinta Magistratura e la separazione dei Ceti“ cioè non a tutti era riconosciuto il diritto di fregiarsi dell’appellativo di “Città “. Solo nelle città pertanto, era possibile che germogliasse nobiltà .
Tali città nello Stato Pontificio erano divise in quattro classi, a seconda della qualità nobiliare vantata e realmente posseduta; nella I erano annoverate le città che “nei tempi antichi medi e presenti, hanno provato in ogni tempo nobiltà generosa“; nella II città che “sebbene non siano decadute dal loro antico splendore ed abbiano conservato la nobiltà generosa delle loro famiglie, da lungo tempo non hanno più fornito prova di tale tenore nobiliare “; nella III “quelle che hanno una nobile e distinta Magistratura, che sono riconosciute per nobili e come tali trattate dal Sommo Pontefice, ma che non hanno mai dato prove di nobiltà pur meritando di avere limiti e di esserne ammessi a somministrarne “; nella IV “città che sebbene vantino distinta e nobile origine, sebbene siano state in alcuni tempi illustri e famose, decadute adesso dal loro splendore non hanno più la nobile e distinta Magistratura“.
Nelle Marche, per curiosità storica, nella I erano annoverate: Ancona, Ascoli, Camerino, Cingoli, Fermo, Iesi, Pesaro, Recanati, Fabriano, Fano, Fossombrone, Macerata, Osimo, Sanseverino, Senigallia, Tolentino, Urbino.. Nella II: Cagli ; nella III : Matelica, Montalto, Ripatransone, Montefeltro, Urbania; nella IV: Loreto e Norcia.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 24 febbraio 2015, 13:18

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Questo ultimo concetto è molto interessante poiché traccia un concetto di nobiltà totalmente diverso da quello in uso nel Regno delle Due Sicilie o nel Regno di Sardegna ove la nobiltà derivava senza ombra di dubbio dalla Volontà Sovrana e ne era esclusiva prerogativa.


Le argomentazioni che Arnone riporta confortano quello che ho asserito da sempre e sono sovrapponibili in tutto o in parte ad altre regioni del centro-nord, dove la nobiltà decurionale /civica fu predominante per lunghi secoli


Arnone, Riv. Araldiche 1950 ; Burattini Arnone : Dizionario dei titoli e degli stemmi delle famiglie marchigiane, Tip. Venturini, Ancona. ha scritto:Non mancano i titoli non nascenti da concessione, ma sorti da lungo uso, specie di conti in alcune città , per la consuetudine formatasi , dopo il 1816, di attribuire ai patrizi il titolo di conte, sull’esempio del governo austriaco, che si dimostrò disposto a concedere detto titolo a quei patrizi veneti che ne avessero fatto richiesta.
Detta consuetudine mirava in realtà a far distinguere le antiche famiglie, che avevano goduto del possesso perenne, di un posto originario nel consiglio civico, partecipando ab antiquo alla sovranità del comune, da quelle che , dopo la restaurazione del 1815, furono chiamate a far parte dei consigli civici, fossero stati prima nobili o non nobili.


Questa affermazione però è inesatta :
Il governo austriaco in Veneto, tranne rarissimi casi, livellò la nobiltà ad un solo grado , cancellando il patriziato veneziano , tra i più antichi e potenti d' Europa equiparandolo alla nobiltà di recente formazione. Fu per questo motivo che i patrizi veneziani iniziarono ad usare il titolo comitale, senza averne avuto regio-imperial assenso.
Con il R.d.I. molte di queste famiglie , fecero richiesta alla Consulta Araldica per il riconoscimento ufficiale, altre, ufficialmente patrizi veneti, non ne sentirono la necessità , continuando peraltro a fare uso pacifico del titolo di conte .
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 13:38

Nel discutere della qualità della nobiltà distinguerei, come fa Squarti Perla, tra Regno di Napoli/Regno di Sicilia/Regno di Sardegna e la restante parte d'Italia.
Oltre lo Stato Pontificio, infatti, lo studioso si occupa anche di altri Stati.

Angelo Squarti Perla, Titoli e Nobiltà nelle Marche, Acquaviva Picena, 2003, pp.272-273 ha scritto:Tornando all'argomento conduttore originario, dobbiamo dire che concetti analoghi al fine di costituzione o riconoscimento di una Nobiltà, venivano espressi nel Regno Lombardo (Costituzione di Ceto nobile, delibera del Consiglio Generale di Milano, 13.05.1718; Regio Editto sulle Nobiltà, così detto Editto Teresiano del 20.11.1769), che al capo primo, II° capoverso sancisce le norme per il riconoscimento di Nobiltà generose collegate a storia e status degli ascendenti paterni; al III° capoverso il riconoscimento di Nobiltà per antico possesso di titoli concessi da precedenti Autorità Sovrane; al IV° capoverso Nobiltà collegata al Feudo con giurisdizione; al V Nobiltà per grazia sovrana; al VI° Nobiltà d'ufficio. Quanto sopre viene ribadito e meglio collegato alla storia e al tempo per qualifiche non inferiori ai 200 anni di esercizio, nell'editto 29.04.1771 portante "Ulteriori provvidenze sul Regolamento delle Nobiltà.

Parimenti nel Granducato di Toscana (legge 31.7.1750 del Granduca Francesco II° sul " Regolamento delle Nobiltà e cittadinanze ") e a Venezia, in cui l'origine della Nobiltà é prevalente d'ufficio (cfr. atti relativi a "Serrata del Gran Consiglio" del 1297 e decreto per l' ascrizione nascite di figli di famiglie iscritte alla "Balla d'Oro" del 1506).

Altrettanto per la Repubblica di Genova con le divisioni in 28 Alberghi (famiglie) e relativo registro detto "Liber Nobilitatis" del 1528. Da ricordare che il 26/10/1583 furono codificate le norme relative ad arti il cui esercizio rappresentava deroga ai fini di Nobiltà.

Non diversamente per Modena e Reggio in cui l'origine della Nobiltà é prevalentemente legata a cariche civiche (confronta Chirografo del Duca Ercole III° d'Este del 22.03.1788; Editto 2.01.1816 del Duca Francesco IV° d'Austria-Este).

In stretta analogia la Repubblica di Lucca (Principato sotto Napoleone e sotto i Borboni di Parma fino a quando, nel 1847, fu unita al Granducato di Toscana, di cui seguì le sorti ) e del consorte Principato di Piombino (antico feudo degli Appiani, dei Ludovisi, dei Boncompagni ed infine appannaggio di Elisa Buonaparte) .
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 24 febbraio 2015, 14:58

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Nel discutere della qualità della nobiltà distinguerei, come fa Squarti Perla, tra Regno di Napoli/Regno di Sicilia/Regno di Sardegna e la restante parte d'Italia.
Oltre lo Stato Pontificio, infatti, lo studioso si occupa anche di altri Stati.

Angelo Squarti Perla, Titoli e Nobiltà nelle Marche, Acquaviva Picena, 2003, pp.272-273 ha scritto:Tornando all'argomento conduttore originario, dobbiamo dire che concetti analoghi al fine di costituzione o riconoscimento di una Nobiltà, venivano espressi nel Regno Lombardo (Costituzione di Ceto nobile, delibera del Consiglio Generale di Milano, 13.05.1718; Regio Editto sulle Nobiltà, così detto Editto Teresiano del 20.11.1769), che al capo primo, II° capoverso sancisce le norme per il riconoscimento di Nobiltà generose collegate a storia e status degli ascendenti paterni; al III° capoverso il riconoscimento di Nobiltà per antico possesso di titoli concessi da precedenti Autorità Sovrane; al IV° capoverso Nobiltà collegata al Feudo con giurisdizione; al V Nobiltà per grazia sovrana; al VI° Nobiltà d'ufficio. Quanto sopre viene ribadito e meglio collegato alla storia e al tempo per qualifiche non inferiori ai 200 anni di esercizio, nell'editto 29.04.1771 portante "Ulteriori provvidenze sul Regolamento delle Nobiltà.

Parimenti nel Granducato di Toscana (legge 31.7.1750 del Granduca Francesco II° sul " Regolamento delle Nobiltà e cittadinanze ") e a Venezia, in cui l'origine della Nobiltà é prevalente d'ufficio (cfr. atti relativi a "Serrata del Gran Consiglio" del 1297 e decreto per l' ascrizione nascite di figli di famiglie iscritte alla "Balla d'Oro" del 1506).

Altrettanto per la Repubblica di Genova con le divisioni in 28 Alberghi (famiglie) e relativo registro detto "Liber Nobilitatis" del 1528. Da ricordare che il 26/10/1583 furono codificate le norme relative ad arti il cui esercizio rappresentava deroga ai fini di Nobiltà.

Non diversamente per Modena e Reggio in cui l'origine della Nobiltà é prevalentemente legata a cariche civiche (confronta Chirografo del Duca Ercole III° d'Este del 22.03.1788; Editto 2.01.1816 del Duca Francesco IV° d'Austria-Este).

In stretta analogia la Repubblica di Lucca (Principato sotto Napoleone e sotto i Borboni di Parma fino a quando, nel 1847, fu unita al Granducato di Toscana, di cui seguì le sorti ) e del consorte Principato di Piombino (antico feudo degli Appiani, dei Ludovisi, dei Boncompagni ed infine appannaggio di Elisa Buonaparte) .



Certamente Alessio, la nobiltà civica /patriziale gestì il potere in quasi tutte le città del centro-nord da Udine a Viterbo ed in alcune regioni lo condivise con la nobiltà titolata di origine feudale, spesso rappresentanti i di quest'ultima, i Magnati, furono estromessi con aggiornate liste di proscrizione dalle cariche pubbliche ( Toscana ) si tratta di un fenomeno sconosciuto nel resto d'Europa.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda stefano86 » martedì 24 febbraio 2015, 18:21

Cari amici,

secondo Voi, vedendo il seguente link (da pagina 7) https://books.google.it/books?id=cbJdAAAAcAAJ&pg=PA9&dq=acquabona+falconara&hl=it&sa=X&ei=2qPsVPPmIMzdasaagbAL&ved=0CCAQ6AEwAA#v=onepage&q=acquabona%20falconara&f=false gli individui ammessi ai consigli comunali sono tutti appartenenti a famiglie nobili e/o alcuni diventano parte del ceto nobile con la nomina a consigliere?

So che si dovrebbe approfondire la ricerca, cosa che cercherò di fare, ma vorrei avere un parere da Voi, soprattuto trattandosi del periodo del Regno Napoleonico...

Grazie!
Stefano
stefano86
 
Messaggi: 745
Iscritto il: martedì 3 luglio 2007, 13:57
Località: Viterbo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 24 febbraio 2015, 18:35

Credo che per queste nomine napoleoniche siano tutte persone di famiglie nobili.
Bisogna però anche in questo caso indagare gli atti comunali..
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Aggregazione alla Nobiltà e titolo comitale per antico u

Messaggioda stefano86 » martedì 24 febbraio 2015, 19:41

Grazie caro Alessio! spero di venirne a capo! [clover.gif] [clover.gif]
stefano86
 
Messaggi: 745
Iscritto il: martedì 3 luglio 2007, 13:57
Località: Viterbo

Precedente

Torna a Storia di Famiglia e Genealogia / Family History and Genealogy



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 6 ospiti