da alfabravo » lunedì 19 gennaio 2015, 20:31
Scrive Luigi Bàccolo nella "Vita di Casanova", ed Rusconi, Milano, 1979, pag 166:
"E' vero che Parigi lo attira: ha trentadue anni, l'ambizione comincia a prendere il posto del piacere. il ricchissimo monsieur de la Pouplinière, se dobbiamo credergli, gli promette la naturalizzazione francese; il duca di Choiseul arriva a fargli balenare l'immagine di uno stemma nobiliare. E gli resta sempre la possibilità di prenderselo, lo stemma, con le proprie mani, e di metterselo sulla testa: motu proprio. Come in effetti farà, sul finire del 1759, autotitolandosi cavaliere de Seingalt. "Grande è la forza del nome nel più sciocco dei mondi possibili". Lui sapeva che l'alfabeto è proprietà di tutti, e che chiunque è padrone di servirsene per creare una parola o un nome. Cavaliere de Seingalt suonava bene, e va detto a suo onore che Casanova lo portò sempre con fierezza ma sotto sotto sogghignando: segnava il culmine di una carriera ma anche l'inizio di una discesa; che bisogno avrebbe avuto Giacomo, quand'era bello, giovane, forte e pieno d'infinito, del supporto di un povero cavalierato di fantasia? Così è vero che nella vita sociale come nella fisiologica, lo scalatore che mette piede sulla vetta di una montagna, se muove un passo, è per discendere".
Ritter