Elmar Lang ha scritto:Ma specie di questi tempi, andrebbe sottolineato che ad esempio, Venezia fu baluardo della Cristianità e come storica porta verso l'Oriente, un Patriarca pure Cardinale di S.R.C. sarebbe per me assai significativo.
E.L.
So che non dovrei alimentare l'OT, ma non resisto e devo rispondere
Il fatto che Venezia abbia una importantissima storia per la cattolicità, così come Torino con i suoi innumerevoli e recenti santi, è fuori di dubbio e dobbiamo sentirci tutti noi orgogliosi di tale passato e trarne insegnamento per il presente ed il futuro. Però, c'è sempre un però, parliamo un po' del presente. Come aveva sottolineato qualcuno prima di me, Torino e Venezia erano le capitali di Stati, avevano importanza fondamentale per la Chiesa e la Fede, una ricchezza spirituale, economica, pastorale indiscussa. Questo nel passato quando era più che giustificato che il pastore di quei greggi fosse nominato cardinale. Ma oggi? Il Patriarcato di Venezia conta 300 mila fedeli circa (contro i 400 mila di Agrigento, tanto per fare un esempio) e la provincia non detiene più un ruolo politico/economico/sociale/spirituale del livello che aveva qualche secolo addietro. Lo stesso dicasi per Torino, per quanto abbia "qualche" fedele in più, ha ad un tiro di schioppo (perché 144km oggi sono davvero un tiro di schioppo se rapportati al mondo) la diocesi più grande del mondo (Milano) in cui è già presente un cardinale (a dire il vero Torino stessa ha ancora in vita un cardinale ancora in forze e attivo sia in diocesi sia a Roma), senza contare il cardinale di Genova, anch'essa ad un passo da Torino, crocevia di cultura con il suo importantissimo porto europeo.
Insomma, io ovviamente non faccio i salti di gioia perché il mio Pastore non ha ottenuto la berretta, ma cerco di capire che la Chiesa non è l'Italia e che il passato non è il presente: ogni giorno dobbiamo meritarci le lodi, non dormire sugli allori di quanto di grande altri fecero nel passato e soprattutto non dobbiamo considerare il cardinalato come un mero titolo onorifico, ma anzi come un grave peso sulle spalle di chi lo riceve che deve mettersi, ulteriormente, al servizio del Santo Padre senza compiacersi di chissà quale gratificazione o "apice di carriera". Infatti la prima cosa che mi rammentano le cosiddette "sedi cardinalizie" è quel carrierismo tanto criticato dal Santo Padre, anche recentemente, e che non dovrebbe appartenere al clero né a noi fedeli legati a queste piccolezze campanilistiche.