Stemma Piccolomini

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Re: Stemma Piccolomini

Messaggioda Bottacin Arturo » giovedì 23 ottobre 2014, 11:19

Il Geromet è spesso da prendere con le pinze, si trovano segnalati nella sua opera anche errori madornali, stemmi araldici mal attribuiti, però lui qsto scrive :Piccolomini Clementini Adami.
Cavalieri, Feudatari, Castellani di Montona, ambasciatori, segretari imperiali, vescovi, papi, priori, commercianti, banchieri, signori di Cortona, patrizi triestini, patrizi di Siena e Orvieto, conti palatini.
Provenienza Siena. Feudi e residenze nei secoli: Siena, Firenze, Venezia, Trieste, Udine,Aquileia, Gorizai,Cordovado, Ramuscello, Roma, Austria, Francia Istria.
Nello stemma dell'Istria la croce è rossa con stelle oro.(p.334)
Bottacin Arturo
 
Messaggi: 196
Iscritto il: lunedì 14 dicembre 2009, 11:42

Re: Stemma Piccolomini

Messaggioda Roberto Amerighi » venerdì 5 dicembre 2014, 16:41

Mi permetto di riportare alcune note che ho scritto in wikipedia che trattano anche sull'origine dello stemma piccolomineo


Le origini leggendarie

Intorno alla metà del XV secolo cominciarono a fiorire scritti sulla origine mitica della famiglia. Il poeta fiorentino, Leonardo Dati, alla corte di Papa Pio II, tradusse, dal latino, un libretto di Caio Vibenna, in cui compariva un Bacco di Piccolomo, signore del castello di Montone, chiamato dal re Porsenna a soccorrere, Tarquinio il Superbo scacciato da Roma. "... andò in aiuto a quel re contra i romani con dugento homini a piedi e cinquanta a cavallo, [inalberando] la sua insegna di color bianco con croce azura adentro meze lune d'oro come è oggi l'arme di questa famiglia..."[2][3]. Il papa Piccolomini, lungi dal farsi tentare da queste suggestioni mitiche, era comunque convinto, che la sua famiglia affondasse le radici nell'antica Roma, per il frequente ricorrere dei nomi Silvio, Enea o Ascanio[4] Altri scritti, conservati negli atti della consorteria Piccolomini e custoditi nell'Archivio di Stato di Siena, evocano un'ascendenza dai re di Alba Longa[5], con un' improbabile salto indietro nel tempo di oltre duemila anni. È comunque certo che tutta la memorialistica genealogica concorda nell'attribuire a questa famiglia un'origine sicuramente remota.
Nel XVII secolo due fratelli Piccolomini, del ramo di Modanella si accingevano a fare un grande albero genealogico della famiglia. Per suggellare, con una certificazione legale, la loro antica genealogia, diedero incarico ad un notaio, Alessandro Rocchigiani, di mettere ordine nelle varie fonti che dissertavano sull'origine della famiglia. Evidentemente il fascino del mito, misto alla riverenza dovuta agli illustri committenti, invece di eliminare le componenti leggendarie finì per aumentarle. Orazio Coclite, fu indicato con certezza, dallo zelante notaio, come nuovo capostipite della famiglia. Indubbiamente alcune coincidenze destano stupore. Infatti, nella colonna che ornava il Campidoglio, risaltava scolpita, nello scudo dell'antico romano, la sua impresa, identica a quella della famiglia senese[6]. Una volta agganciata ad Orazio, la stirpe dei Piccolomini aveva, nell'antica Roma, il nome di Parenzi e da qui, poi un suo componente, scelse come nuova residenza la colonia Senese. Dove abbandonò il suo nome , Chiaramontese, per mutarlo in Piccholuomo.[7].



Mi permetto anche di riportare alcune note redatte dalla mitica erudita senese Roberta Mucciarelli:


“Ne’ tempi antichi faceva per arme una croce azzurra in campo d’argento seminata di lune di Dio. Et per questo si trova l’arme Piccolomini con dieci lune, con nove, con otto, con sette e con sei; riformata al numero di cinque nel 1400 in qua. L’aquila vi fu aggiunta per privilegio imperiale ottenuta da Enea Silvio Piccolomini allhora segretario e consegliere di Federigo imperatore [...]” (A.S.S., Piccolomini Clementini, 761, carte senza numerazione. Il registro raccoglie notizie sulle famiglie nobili senesi composte da Francesco Piccolomini di Modanella nel 1676). Ma l’arme originaria, in seguito al proliferare delle linee, “patì diverse alterationi, o per giunte fattevi o per riduttione delle sue lune” (A.S.S., Consorteria Piccolomini, 4, carte senza numerazione), secondo una consuetudine in uso presso le più nobili stirpi. Infatti, esemplificava un altro redattore, “chi vi aggiunse un dardo, chi de’ gigli, chi fece cinque e chi più lune, nella guisa de’ francesi i quali hebbero prima un campo pieno di gigli, hora solamente sei, a somiglianza de’ Valois re di Francia i cui gigli di maggior numero che erano, furono ridotti a tre, e con imitatione de principi serenissimi di Toscana nell’insegna de’ quali hora appariscono sei palle, già molte di più” (ibid., 10, c. 42v). Lo stemma dei Piccolomini di Modanella univa per esempio alle cinque lune piccolominee tre gigli: la spiegazione dunque andava ricercata in Francia, in una concessione regia: “Hebbero i Piccolomini signori di Modanella un’arme propria cioè la commune con l’agiunta de’ gigli di Francia [...]. Il fondamento non haviamo ancor ritrovato ma verisimilmente è donativo di re [...]. In una lettera d’alcuni ambasciadori [...] è nominato Andrea Piccolomini de’ signori di Modanella, hor, ipotizza l’erudito, questi può essere che fusse talvolta ambasciatore alla corona di Francia e da quella maestà ricevesse l’honore di poter inquartare con l’arme reale” (ibid., 8, c. 1v). Se la descrizione dell’arme familiare consentiva di collegare la famiglia alla casata sovrana di Francia o all’imperatore Federico III che nel 1453 aveva concesso ai Piccolomini l’uso dell’aquila imperiale sullo stemma gentilizio, ricordo che aveva anche permesso al cancelliere senese Alessandro Rocchigiani di collegare le origini della consorteria al valoroso Orazio Coclite. La celebrazione dello stemma dunque se era in certo senso celebrazione della coesione e della grandezza del lignaggio che si ritrovava sotto lo stesso contrassegno cromatico, si configurava tuttavia anche come celebrazione dei legami privilegiati con le supreme autorità o con capostipiti mitici.
Roberto Amerighi
 
Messaggi: 18
Iscritto il: martedì 26 novembre 2013, 19:14

Re: Stemma Piccolomini

Messaggioda Roberto Amerighi » venerdì 5 dicembre 2014, 17:57

Antonio Pompili ha scritto:Può essere interessante notare che tra le tavolette di Biccherna conservate nel Museo dell'Archivio di Stato di Siena, ce n'è un'altra (la n. 11) rappresentante il monaco Stefano inginocchiato davanti a San Galgano e ornata di stemmi di podestà senesi tra i quali uno pure innalzante una croce con sei crescenti. Si tratta dello stemma di Leoncino Maconi: d'oro, alla croce ancorata di nero, caricata di sei crescenti montanti d'argento.

Sarebbe questo:
Immagine
che ho tratto da questa pubblicazione:
Immagine
D'accordo, ma da approfondimenti effettuati le due famiglie sono distinte.
Roberto Amerighi
 
Messaggi: 18
Iscritto il: martedì 26 novembre 2013, 19:14

Precedente

Torna a Araldica / Heraldry



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 19 ospiti