"L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Romegas » sabato 4 ottobre 2014, 22:13

Non concordo con Fabrizio: questo è qualunquismo storico.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda fabrizio guinzio » domenica 5 ottobre 2014, 9:31

carissimo, se sono incappato nel qualunquismo storico ho fatto un grande errore; ma sono certo che ancora peggio sia il manicheismo storico, da una parte angelizzati dall'altra demonizzati. Napoli si è messa con la grande potenza Vienna perdente e Torino con Londra vincente, l'errore principale napoletano fu questo. Le cose cambiano anche a seconda del luogo e del tempo: in Europa orientale fino al 9 novembre 1989 i russi sovietici stalinisti erano i "liberatori", dopo quella data a Bratislava Vilnius Riga Kiev etc. sono considerati tali i tedeschi nazisti. Personalmente non considero liberatori sia Hitler che Stalin. E sono convinto che sia il 25 aprile 1945(la festa è stata stabilita con regio decreto luogotenenziale di Umberto d'Italia) che il 7/8 maggio 1945 che il 9 novembre 1989 siano date positive per l'Italia e per l'Europa tutta, come il 17 marzo del 1805 e del 1861 per tutta la nostra cara Italia. Sua Maestà Re Francesco II di Borbone alzando il tricolore nazionale italiano con lo Stemma borbonico ha, nel suo ultimo periodo, riconosciuto la positività del Risorgimento d'Italia. Qualunquista è brutto, fanatico di parte, affetto da partigianeria orribile; comunque Scilla e Cariddi degli storici. Ciao,
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda caballero » domenica 5 ottobre 2014, 14:22

Veramente si contestava una neutralità totale verso la Francia, la GB e l'Impero Austroungarico quando di fatto permetteva l'attracco ed i rifornimenti dei mezzi di guerra Russi e solo Russi. Quindi di fatto NON era neutrale e, comunque, una mancanza di politica estera più attiva e proprio in quei decenni, fu Loro fatale.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda La Tibalda » domenica 5 ottobre 2014, 14:53

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Gli errori furono anche molti altri.
Questo un interessante articolo di Nando Dicè di qualche anno fa.

http://www.mirorenzaglia.org/2009/03/gl ... l-borbone/

Primo errore.
La ricerca della neutralità in politica estera. Del Borbone. L’Austria diceva:
E’ tanto convinto a non voler nemici, che quando verrà attaccato non avrà amici.
Così fu.

Secondo errore.
Non capirono che la “modernità” non è il naturale scorrere del calendario , ma una visione del mondo e della vita che viene imposta da gruppi elitari ben consapevoli ed organizzati. Questi gruppi avendo acquisito il potere attraverso la via economica (gestione delle intermediazioni bancarie, signoraggio, invenzione della finanza….) misero come modello UNICO L’Inghilterra e convinsero tutti gli altri governanti (un poco con la cultura e un poco con la corruzione , un poco con la massoneria, un poco con i media di allora e molto con bombe e cannoni) che per stare al passo coi tempi bisognava rincorrere L’Inghilterra (puntando ed investendo tutto sulla ricerca scientifica, l’evoluzione tecnologica e la tecnica, a scapito dell’uguaglianza sociale, della crescita spirituale, della qualità della vita). Dandolo per scontato che chi volesse rincorrere l’Inghilterra doveva indebitarsi con loro.
Quello che non dissero e che il prezzo di quel debito era la perdita della sovranità popolare.
TUTTO QUESTO era inconcepibile ad un vero aristocratico dell’epoca, essi non potevano neanche concepirlo che un re avesse venduto la propria sovranità per estendere i propri domini. Se ci pensiamo bene, è meglio essere sovrani, ma davvero sovrani di 3 metri quadrati o essere re di vasti territori, ma per fare un ponte dover chiedere un prestito ad una banca e poi pagare, e far pagare al popolo, capitale più interessi?
Tutto questo i Borbone e la loro classe dirigente, gia venduti alla massoneria non vollero capirlo o non lo capirono affatto, quindi non presero le dovute contro mosse.

Terzo errore.
La ferma fiducia negli accordi internazionali usciti dalla controriforma.

Quarto errore.
Non aver provveduto a “collocare” la borghesia dell’epoca.
Un modello alternativo all’economia liberale i Borbone l’avevano e funzionava anche bene, come dimostrano i dati storici.

Il sistema economico non prevedeva la schiavitù (come in Inghilterra per le miniere scozzesi o come oggi dove gente che lavora “liberamente” 16 ore al giorno ricorda che anche gli schiavi di una volta mangiavano insieme alla famiglia, loro no.) , non prevedeva il concetto di proprietà privata di stampo moderno (cosi come negli stessi anni ne denunciava la nascita Marx in Inghilterra) e non prevedeva neppure che il popolo fosse al servizio dell’economia , ma proprio il contrario (infatti si pagavano pochissime tasse). Questo sistema (altro che comunismo) funzionava relativamente bene, (tanto da dare fastidio ai liberali) ma non prevedeva le grosse speculazioni dei privati, la non responsabilità sociale delle industrie, la virtualità delle finanza, la proprietà privata antitetica ai bisogni sociali. In pratica non prevedeva il capitalismo moderno. Indi Non si poteva spendere più di quello che si aveva (ed infatti si rallentarono le costruzioni ferroviarie, ed il Piemonte ci superò) , non ci si poteva permettere un esercito di leva (la terra ha bisogno di braccia), non si poteva far crescere il potere della borghesia o della bassa aristocrazia, non si poteva far crescere il potere USURAIO. Queste classi sociali, che non potevano crescere (ma che non vennero annientate) furono le prime allettate dalle promesse massoniche e per prime passarono al nemico.

Quinto errore.
Non fecero la riforma agraria. Forse se non il più grave il più fatale di tutti, derivante da una formazione culturale sbagliata o da consigli interessati, o semplicemente dalla politica sbagliata basata sulla troppa fiducia (e potere) della medio alta aristocrazia (laica ed ecclesiastica) . L’argomento sarebbe da approfondire, ma resta il fatto che non la fecero e i contadini videro in Garibaldi uno che l’avrebbe fatta (la terra ai contadini). Fu la prima grande bugia del risorgimento, ma una bugia che come tante altre funzionò bene.

Sesto errore.
Gli mancarono le palle di fare fuori un sacco di gente, soprattutto membri della famiglia reale (dovevano prendere ad esempio gli Stuart). Sia Prima del 1799, sia dopo la controriforma, sia nel 48. Erano a conoscenza della crescita della massoneria nella corte? Si ci sono i documenti che parlano.
Erano a conoscenza di chi era stato giacobino? Certo li hanno addirittura graziati.
In pratica si allevarono la serpe in seno, una serpe che nel momento giusto diede il suo morso velenoso e che i Borbone pur conoscendo, non estirparono a tempo. (Il “camorrista di strada” Liborio Romano fu messo dai Borbone a sindaco di Napoli, poi i Savoia se lo tennero, dando in cambio della tranquillità più potere alle organizzazioni criminali- nasce la Camorra così come la conosciamo oggi)

Settimo errore.
Dopo la rottura diplomatica con gli inglesi, (Zolfi e Ferdinandea) non si costruirono una dovuta protezione diplomatica internazionale.

Ottavo errore.
Troppa fiducia nel concetto di aristocrazia e poca nel nuovo-patriottismo. Molta nel legittimismo, poca sul senso di appartenenza. Troppo elittari, poco “moderni” A ben vedere si ritorna all’errore 2. In quanto per l’aristocrazia pre-rivoluzione francese il nazionalismo non era neppure concepibile. Per l’aristocrazia il nascere 10 metri prima o 10 metri dopo un luogo chiamato confine nazionale, non fa di un uomo, un uomo migliore, ne un uomo più o meno fedele a dei principi. Nella pratica pre-89 un uomo che crede in dei principi ed è disposto a battersi per essi è un uomo di cui fidarsi a prescindere da dove sia nato e della lingua che parla. Il germe sovversivo del nazionalismo, invece imponeva la coincidenza TOTALE fra etnia-cultura e cittadinanza, facendo di qualsiasi uomo nato 5 metri dopo il proprio confine un uomo cattivo. Ma soprattutto sterminando tutte le differenze interne a quei confini, per dimostrare che i “differenti” erano i cattivi per eccellenza. (Con Questo principio in Europa nasce il nazionalismo e nel mondo il razzismo positivistico su base scientifica)
I principi pre-89 però non prevedevano l’avvento delle masse in politica, ne il concetto di guerra totale fra popoli (erano sempre i guerrieri che si scontravano o gli eserciti , non le popolazioni) quindi con l’avvento della politica moderna (sempre voluta da quel gruppo elitario che governava l’Inghilterra) quei principi vennero spazzati via.

Nono errore.
Troppo ricchi e troppo poco armati.

Decimo errore.
Non concepirono l’economia moderna fondata sul debito, ne la forza della moneta come arma di ricatto politico, non nascondendo neppure che avrebbero voluto trarre ,dall’apertura del canale di Suez i dovuti benefici.
In Europa prima dell’euro ci fu gia una “moneta unica” voluta da Napoleone III ed il fatto che i Borboni che erano fra i più ricchi d’Europa non volevano sentirne parlare (soprattutto dell’argento) gli chiuse l’”amicizia” della Francia.
L’accordo sulla moneta unica in Europa si fece è durò dal 1867 al 1916 (Francia e Italia-piemontesizzata ne fecero parte)

Undicesimo errore.
Persero e come ci insegna la storia “I vincitori hanno sempre ragione”.
I nostri antenati persero con loro, e da allora i “fratelli d’Italia” cercano di convincerci che nel 1861 si svolse una guerra, in realtà fu solo una BATTAGLIA.
“CHI NON SI ARRENDE NON HA MAI PERSO, CHI NON HA PERSO POTRA’ SEMPRE VINCERE”

In questa "analisi storica" leggo 4 volte (quattro) il termine massoneria.
Attribuire la miseranda fine dello stato borbonico (in toto o in parte: non cale) alla massoneria é cosa oltremodo eloquente in merito a tale visione storica.
I tedeschi nel 1918 incolpavano della sconfitta gli ebrei.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 5 ottobre 2014, 21:18

La Tibalda ha scritto:In questa "analisi storica" leggo 4 volte (quattro) il termine massoneria.
Attribuire la miseranda fine dello stato borbonico (in toto o in parte: non cale) alla massoneria é cosa oltremodo eloquente in merito a tale visione storica.
I tedeschi nel 1918 incolpavano della sconfitta gli ebrei.
Qui si incolpano i massoni...


Carissimo chi conosce la storia del Regno di Napoli sa perfettamente che la massoneria ebbe un ruolo molto importante sia nella rivoluzione del 99 sia in quella del 60.
Questo non vuol dire che fu la sola responsabile.
Ma negando il suo ruolo non si fa un grande servizio alla storia.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Romegas » domenica 5 ottobre 2014, 21:46

La massoneria c'entra e come, forse a qualcuno da fastidio che si nomini...Per quanto riguarda il tricolore voluto da Francesco II fu voluto come italianità e per la costituzione come già aveva fatto il padre nel 1848 e non per il Risorgimento. Fare paragoni con Hitler o Stalin non mi sembra il caso. Stalin non fu considerato agli inizi un liberatore e lui occupò i paesi dell'est con la scusa di combattere i tedeschi e di lui si conoscevano già le nefandezze. Per tornare ai Borboni come negare le tangenti che furono pagate dai piemontesi a molti dirigenti del regno delle Due Sicilie, militari compresi, incluso il primo ministro Liborio Romano, guarda caso massone. Suvvia non prendiamoci in giro!
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda fabrizio guinzio » lunedì 6 ottobre 2014, 14:28

sì certamente piero59 la massoneria d'obbedienza britannica(occhio che l'associazione è divisa in diverse obbedienze, l'una contro l'altra armata) è stata fra le forze ostili ai Borbone duosiciliani e favorevoli all'Unità italiana. A mio sommesso parere il Regno sud - italiano è stato il candidato naturale per unificare la penisola italiana(dinasti Svevi Angioini Aragonesi; e pure con qualche tardivo "pensierino" in argomento anche da parte dei Borbonici), perlomeno dal 1200 fino al 1600, quando sostituiti nel compito dai dinasti di Savoia, con l'alleanza di Enrico IV di Borbone di Francia con Carlo Emanuele I di Savoia di Piemonte, fallita per l'omicidio del sovrano francese; a proposito ho letto sul romanzo "La ragazza e l'inquisitore" della scrittrice spagnola Nerea Riesco, del tutto neutrale sulle cose italiane, la rivendicazione da parte del capo del governo spagnolo, il duca di Lerma, di quell'orribile delitto e la sua motivazione. Avremmo avuto un'Italia libera da dominazione straniera(allora quella ispanica) duecento anni prima. Tornando alle Due Sicilie, gli unici sovrani naturali e legittimi mi sembrano gli Altavilla, ancora fiorenti quando sostituiti dagli Hohenstaufen di Svevia per il matrimonio di Enrico VI con Costanza d'Altavilla(vabbè, erano Imperatori sacro - romani e Papa Innocenzo III avallò tutto ma sempre di un sopruso si tratta) poi l'orrendo infame agire di Carlo d'Angiò il legittimo separarsi della Sicilia con gli Aragona e annichilirsi del sentimento bisiculo. I Borboni non sono riusciti a riunificare il Sud Italia se non nel solo nome di Due Sicilie ed il Regno era fragilissimo, altro che Casa Savoia letteralmente adorata da tutti i sudditi: relazione dell'ambasciatore veneto Barbaro a Venezia. Impossibile corrompere quei sudditi, tutti pronti a morire per i loro naturali signori.
Ultima modifica di fabrizio guinzio il lunedì 6 ottobre 2014, 20:50, modificato 1 volta in totale.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda La Tibalda » lunedì 6 ottobre 2014, 20:30

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Carissimo chi conosce la storia del Regno di Napoli sa perfettamente che la massoneria ebbe un ruolo molto importante sia nella rivoluzione del 99 sia in quella del 60.
Questo non vuol dire che fu la sola responsabile.
Ma negando il suo ruolo non si fa un grande servizio alla storia.

Se qualche membro dell'elite colta e progressista faceva accidentalmente parte della massoneria perché cosa chic e alla moda, il vedervi un "ruolo della massoneria" significa rendere servizio solo alla propria visione della storia.
Mi vorrà perdonare, ma ai complottismi su scala nazionale e financo continentale, non ci ho mai creduto.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda La Tibalda » lunedì 6 ottobre 2014, 20:39

fabrizio guinzio ha scritto:... fino al 1600, quando sostituiti nel compito dai dinasti di Savoia, con l'alleanza di Enrico IV di Borbone di Francia con Carlo Emanuele I di Savoia di Piemonte, fallita per l'omicidio del sovrano francese; a proposito ho letto sul romanzo "La ragazza è l'inquisitore" della scrittrice spagnola Nerea Riesco, del tutto neutrale sulle cose italiane, la rivendicazione da parte del capo del governo spagnolo, il duca di Lerma, di quell'orribile delitto e la sua motivazione. Avremmo avuto un'Italia libera da dominazione straniera(allora quella ispanica) duecento anni prima.

Fatastoria da romanzo, appunto.

Tornando alle Due Sicilie, gli unici sovrani naturali e legittimi mi sembrano gli Altavilla

Solo perché per 200 anni furono gli unici re sulla piazza "italiana"???

ancora fiorenti quando sostituiti dagli Hohenstaufen di Svevia per il matrimonio di Enrico VI con Costanza d'Altavilla (vabbè, erano Imperatori sacro - romani e Papa Innocenzo III avallò tutto ma sempre di un sopruso si tratta)

Qualcosa di fiorente" non viene spazzato via con tale facilità... (vedasi il bis nel 1860...)

I Borboni non sono riusciti a riunificare il Sud Italia se non nel solo nome di Due Sicilie ed il Regno era fragilissimo

Fragilità che si vuole negare: regno sedicente fiorentissimo ma con un esercito debolissimo alla prova dei fatti.
Inusitato contrasto.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 6 ottobre 2014, 20:55

La Tibalda ha scritto:Mi vorrà perdonare, ma ai complottismi su scala nazionale e financo continentale, non ci ho mai creduto.


Gentile Tibalda questa la voce nell'enciclopedia Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/la- ... ificazione)/

Questa la bibliografia di riferimento:
L. Bulferetti, Socialismo risorgimentale, Einaudi, Torino 1949.
P. Buscalioni, La Loggia Ausonia ed il primo Grande Oriente Italiano, Brenner, Cosenza 2001.
E. Capuzzo, Gli ebrei italiani dal Risorgimento alla scelta sionista, Le Monnier, Firenze 2004.
G.M. Cazzaniga, La religione dei moderni, Ets, Pisa 1999.
G.M. Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia. Annali, 21, La massoneria, Einaudi, Torino 2006.
Z. Ciuffoletti, S. Moravia (a cura di), La Massoneria. La storia, gli uomini, le idee, Mondadori, Milano 2004.
A. Colombo, Per la storia della Massoneria nel Risorgimento italiano, «Rassegna storica del Risorgimento», 1914, pp. 53-89.
A. Combes, La massoneria in Francia dalle origini ad oggi, Bastogi, Foggia 1986.
F. Conti, Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, il Mulino, Bologna 2003.
F. Conti (a cura di), La massoneria a Livorno. Dal Settecento alla Repubblica, il Mulino, Bologna 2006.
F. Conti, Massoneria e religioni civili. Cultura laica e liturgie politiche fra XVIII e XX secolo, il Mulino, Bologna 2008.
R. De Mattei, Le società segrete nelle rivoluzioni italiane, in La rivoluzione italiana. Storia critica del Risorgimento, a cura di M. Viglione, Il Minotauro, Roma 2001.
N.M. Di Luca, La Massoneria. Storia, miti e riti, Atanòr, Roma 2000.
O. Dini, Loggia Concordia (1861-2000). I massoni a Firenze, Polistampa, Firenze 2009.
O. Dito, Massoneria, carboneria e altre società segrete nella storia del Risorgimento italiano, Roux e Viarengo, Torino-Roma 1905.
C. Duggan, Creare la nazione. Vita di Francesco Crispi, Laterza, Roma-Bari 2000.
R.F. Esposito, La massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, Roma, Edizioni Paoline, 1979.
R.F. Esposito, Chiesa e massoneria, un DNA in comune, Nardini, Firenze 1999.
M. Fagiolo, Architettura e Massoneria. L’esoterismo della costruzione, Gangemi, Roma 2005.
A. Franchi, Discorso letto alla L. Insubria, nella tenuta del 30 maggio 1864 dal F.V. Ausonio Franchi, s.l., s.n., 1864, p. 7.
E. Gruber, Giuseppe Mazzini, massoneria e rivoluzione. Studio storico-critico, Desclée, Lefebvre & C., Roma 1901.
A.M. Isastia, La massoneria e il progetto di “fare gli italiani”, in F. Conti, A.M. Isastia, F. Tarozzi, La morte laica, 1. Storia della cremazione in Italia (1880-1920), Paravia, Torino 1998, pp. 179-271.
A.M. Isastia, A. Visani, L’idea laica tra Chiesa e Massoneria. La questione della scuola, Atanòr, Roma 2008.
G. La Farina, Storia d’Italia dal 1815 al 1860, 3 voll., Società editrice italiana, Torino-Milano 1860-1861.
G. La Farina, Epistolario, raccolto e pubblicato da Ausonio Franchi, 2 tomi, Treves, Milano 1869.
G. Leti, Carboneria e massoneria nel Risorgimento italiano. Saggio di critica storica, Libreria editrice moderna, Genova 1925.
(D. Levi), Programma massonico adottato dalla massoneria italiana ricostituita presentato al G.O.I. nella seduta dell’anno della V.L. 5861 [1861] dal G.Segr.D.L., s.l., s.d., p. 8. Riprodotto integralmente in P. Buscalioni, La Loggia Ausonia ed il primo Grande Oriente Italiano, Brenner, Cosenza 2001, pp. 116-122.
Lux. Sunto del Protocollo dei lavori della Prima Costituente Massonica Italiana. Valle di Torino 5861, Tipografia della Gazzetta del Popolo, Torino 1861.
A. Luzio, La Massoneria e il Risorgimento italiano, 2 voll., Zanichelli, Bologna 1925.
I. Mainguy, Simbolica massonica del terzo millennio, Edizioni mediterranee, Roma 2004.
G. Mazzini, Scritti editi ed inediti, 85° vol., Epistolario di Giuseppe Mazzini, Cooperativa Tipografico-Editrice Paolo Galeati, Imola 1940.
G. Mazzini, Pensieri sulla democrazia in Europa, a cura di S. Mastellone, Feltrinelli, Milano 2005.
M. Moramarco, La Massoneria e le religioni in Italia, in 250 anni di Massoneria in Italia. 1732-1983, a cura di Id., Bastogi, Foggia 1985, pp. 181-199.
M. Moramarco, Nuova enciclopedia massonica, 3 voll., Bastogi, Foggia 1997-1998.
E. Nathan, La massoneria: sua azione, suoi fini, Stabilimento tipografico Civelli, Roma 1901.
E. Nathan, Scritti politici, a cura di A.M. Isastia, Bastogi, Foggia 1998.
M. Novarino, Fratellanza e solidarietà. Massoneria e associazionismo laico in Piemonte dal Risorgimento all’avvento del fascismo, Sottosopra edizioni, Torino 2008.
G. Pécout, Les sociétés de tir dans l’Italie unifiée de la seconde moitié du XIX siècle, «Mélanges de l’École française de Rome», 1990, 102, pp. 533-676.
A. Pellicciari, Risorgimento da riscrivere. Liberali e massoni contro la Chiesa, Ares, Milano 1998.
L. Polo Friz, ‘Trionfo ligure’ e ‘Amici veri dei virtuosi’, due logge marinare all’obbedienza del Grande Oriente di Francia, «Il Vieusseux», 1993, 17, pp. 22-35.
L. Polo Friz, La massoneria italiana nel decennio post unitario: Lodovico Frapolli, Franco Angeli, Milano 1998.
L. Polo Friz, D. Mammone, Francesco De Luca. Rivoluzionario, deputato, gran maestro della massoneria, Brenner, Cosenza 2003.
L. Pruneti, La Sinagoga di satana. Storia dell’antimassoneria 1725-2002, G. Laterza, Bari 2002.
G. Rocca, Istruzione, educazione e istituzioni educative della massoneria a Roma dal 1870 all’avvento del fascismo, «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche», 11, La Scuola, Brescia 2004, pp. 30-75.
R. Romeo, Cavour e il suo tempo, 3° vol., 1854-1861, Laterza, Roma-Bari 1984.
G. Salvemini, Stato e Chiesa in Italia, a cura di E. Conti, Feltrinelli, Milano 1969.
G. Sasso, Tramonto di un mito. L’idea di “progresso” tra Ottocento e Novecento, il Mulino, Bologna 1984.
E. Simoni, Bibliografia della Massoneria in Italia, appendice di aggiornamento (aprile 2010), 5° volume, Bastogi, Foggia 2010.
R. Soriga, Le società segrete, l’emigrazione politica, i primi moti per l’indipendenza, Società tipografica modenese, Modena 1942.
G. Spini, Italia liberale e protestanti, Claudiana, Torino 2002.
T. Tomasi, Massoneria e scuola dall’unità ai nostri giorni, Vallecchi, Firenze 1980.
G. Valeggia, Storia della loggia massonica fiorentina Concordia (1861-1911), Bertieri e Vanzetti, Milano 1911.
G. Verucci, Cattolicesimo e laicismo nell’Italia contemporanea, Franco Angeli, Milano 2001.

Buona lettura! ;)
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Romegas » lunedì 6 ottobre 2014, 23:26

Un esercito debolissimo? Balle. Si dimentica la figura dell'esercito sabaudo a Novara? Solo i tradimenti per soldi hanno potuto scalfire l'armata borbonica la più forte in Italia.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 7 ottobre 2014, 7:47

A Novara contro gli austriaci, un impero. Uno stato, quello sabaudo, giudicato indomabile(invaso e occupato talvolta, ma sempre tornato sotto i loro unici signori) da tutte le altre potenze, italiane e straniere. Rammentiamoci che nel cinquecento la Serenissima Repubblica veneta ha occupato tutta la costa adriatica del regno sud - italiano, poi finito sotto la Spagna, e precedentemente lo stato meridionale è stato sotto numerose case estranee e poi, come già accennato, dominato da stranieri per secoli...Mazzini e Garibaldi ci hanno provato a rovesciare i Savoia, con congiure e tentate invasioni, ma senza alcun esito! E nel 1946 la Dinastia nazionale italiana un paio di voti a favore, nel nostro caro Mezzodì, li ha presi!
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Romegas » martedì 7 ottobre 2014, 17:07

Uno stato quello sabaudo che si è sempre barcamenato tra Francia, Spagna e Impero. Basta ricordare la figura della Volpe sabauda, ovvero Vittorio Amedeo II, che cambiò partito due volte durante la Guerra di Successione spagnola. Una dinastia sempre altalenante e poco affidabile.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda Montenotte » martedì 7 ottobre 2014, 18:18

piero59 ha scritto:Si dimentica la figura dell'esercito sabaudo a Novara?


Senza ricordare l’oscuro comportamento di Ramorino, vorrei sottolineare che, considerando le circostanze, l’Armata Sabauda si comportò eroicamente e solo l’incapacità del comandante nominato dall’infelice Carlo Alberto, ci privò di una vittoria che ad un certo punto sembrava più che possibile, contro un nemico ampiamente superiore per la qualità degli effettivi.

Riportiamo la Storia nei giusti binari.

Grazie.
When you have eliminated the impossible, whatever remains, however improbable, must be the truth.
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Re: "L'errore dei Borbone fu inimicarsi Londra"

Messaggioda il-prof » martedì 7 ottobre 2014, 21:31

piero59 ha scritto:Un esercito debolissimo? Balle. Si dimentica la figura dell'esercito sabaudo a Novara? Solo i tradimenti per soldi hanno potuto scalfire l'armata borbonica la più forte in Italia.


Mi scusi se mi intrometto: so benissimo che quel che sto per dire non scalfirà minimamente le sue incrollabili convinzioni, ma si lasci dire che qui se c'è uno che spara balle grosse come quelle del Barone di Münchhausen, questo è lei.
Cerchiamo di rimanere nell'argomento e di non divagare: è un dato oggettivo che l'esercito di Francesco II fosse debolissimo e guidato da generali felloni, molti dei quali hanno venduto il loro Re per garantirsi un posto sicuro nel Regio Esercito. Come fa a sostenere che quella duosiciliana fosse l'armata più forte d'Italia?
Un esercito che si fa ripetutamente sconfiggere in modo vergognoso dai famosi 1000 straccioni di Garibaldi lei riesce a definirlo la "più forte d'Italia"? Lei è decisamente temerario! ;)

Parliamo poi di quella che lei definisce la "figura" dell'armata sarda a Novara. Posso rammentarle che il Regno Sardo aveva 4,5 milioni di abitanti, contro un impero austriaco di circa 25 milioni? Eppure Carlo Alberto ha rischiato il suo trono, perdendolo, mentre i Borbone se ne stava rintanati a Napoli, intenti a non crearsi inimicizie pericolose. In seguito, i Savoia hanno continuato a prepararsi all'impresa dell'Unificazione nazionale, mentre a Napoli evidentemente si pensava ad altro.
Per concludere, resta il suo accenno al Re Vittorio Amedeo II e alla sua scarsa affidabilità; posso consigliarle di ampliare le sue letture? Ho l'impressione che la sua biblioteca storica sia alquanto deficitaria e abbia bisogno di qualche "rinforzino" di qualità. Se vuole, posso consigliarle qualche lettura interessante che, ne sono certo, sarà per lei fonte di grandi sorprese.

Mettiamola così, caro piero59: se intende continuare a fare della propaganda anti sabauda o neo borbonica, faccia pure. Su questo terreno sono così impreparato che non oso nemmeno avventurarmici.
Se invece vogliamo parlare di storia, parliamone, ma facciamolo con la serietà che questa discilìplina richiede ed evitando, per cortesia di stuprare la verità storica con argomentazioni che non hanno nessunissimo fondamento scientifico, ma che sembrano solo il risultato della lettura affrettata di qualche "bigino". Pensa di potercela fare?
il-prof
 

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