un piacere è qualcosa che sgorga da me, che da felicità e voglia di condividere!
scegli tu cosa per te vuole essere... l'educazione e la cortesia
mio carissimo AMICO Antonio!
Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Delehaye ha scritto:
un piacere è qualcosa che sgorga da me, che da felicità e voglia di condividere!
scegli tu cosa per te vuole essere... l'educazione e la cortesia
mio carissimo AMICO Antonio!
contegufo ha scritto:
PS.@ Sergio.
Complimenti per il Tocai nome che ci hanno privato quelli di Bruxell qualche anno fa a favore dell'Ungheria.
Oggi dovrebbe dirsi Tocai Italico. Sono anche convinto che ci hai messo l'etichetta, può darsi?
Saluti
T.G.Cravarezza ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:T.G.Cravarezza ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Allora mettiamoci d'accordo, tra appartenenti a due Ordini Cavallereschi che conservano nel loro attuale patrimonio classi riservate con prove alla nobiltà internazionale... l'appartenenza o meno al ceto nobiliare è legato alla
1) forma politica istituzionale oppure alla
2) occupazione delle cariche pubbliche ,
La domanda è semplice e richiede una semplice risposta , evitando arrampicate Spiderman style.
Davvero non capisco tutta questa ( atavica ? ) avversione per l'argomento .
Se parlassi di coloro che discendono dagli adoratori del dio sole e delle loro leggendarie sacerdotesse , e del patrimonio culturale del quale sono latori, avrei piiù fortuna .
Non sono mai stato bravo nella sintesi, sono prolisso, è un mio difetto![]()
Risposta semplice? Quella di sempre: lo status nobiliare è un preciso status pubblico latore di diritti/doveri previsto da una specifica legislazione di un dato territorio in un dato momento storico, in un dato contesto sociale. Come qualsiasi altro status sociale può variare in base al contesto geografico, storico, sociale, legislativo. In estrema sintesi tale status è assegnato a coloro che rappresentano il ceto dirigente (non obbligatoriamente ed esclusivamente inteso come "semplice potere politico", ma anche di influenze nella società a livello economico e sociale) del loro territorio, che sono notabili (cioè conosciuti dalla collettività), che sono meritori agli occhi della società a cui appartengono portando alla stessa denaro, capacità imprenditoriali, gestionali, politiche, diplomatiche, militari, religiose ed intellettuali e ne vengono ricompensati con più o meno grandi diritti a loro favore dovendo, ovviamente, ricambiarli con doveri nei confronti della società.
Non posso sintetizzare più di così![]()
Approfitto anche dell'assist che mi fornisci riguardo gli ordini cavallereschi che richiedono oggi, ma soprattutto ieri, le prove nobiliari. Ma perché lo SMOM è ritenuto ordine "nobiliare"?
Prima di tutto riporto quanto è scritto nella recente pubblicazione "Regolamenti e commenti" edita dall'Ordine:In epoche passate i membri dell’Ordine di Malta appartenevano, per tradizione, all’aristocrazia; oggi si pone l’accento su una nobiltà di spirito e di condotta, che antepone i doveri ai diritti. La nobiltà, in questo senso più ampio, significa assumersi più responsabilità degli altri, avere la coscienza di esistere per difendere la gloria di Dio e la dignità umana da Lui concessa ad ogni persona, essere là dove vi sia il maggior pericolo, combattere le basse inclinazioni in noi stessi e nel mondo che ci circonda. Questo atteggiamento si realizza nella responsabilità sociale, nella lealtà verso la Fede e la Chiesa, nella prontezza a sostenere la tradizione cristiana e nell’impegno a coltivare questo stesso atteggiamento verso la vita e verso il mondo in generale.
Ma a parte questa piccola nota che ritengo importante, vorrei far presente un fatto più "prosaico" e pratico. L'Ordine di Malta, come tanti altri ordini cavallereschi, richiamava a sé i giovani rampolli nobili per un fatto molto semplice: oltre a ricercare in primo luogo le convinzioni morali e religiose del cavaliere, fondamentali e prioritarie in passato come oggi, all'epoca, appartenendo alla nobiltà, erano coloro che rappresentavano le famiglie più influenti, dirigenti, potenti, economicamente forti, culturalmente preparate della società occidentale. E' ovvio che fossero principalmente loro ad essere chiamati a difendere la società europea ed è ovvio che come Ordine si cercasse di avere tra i propri membri il non plus ultra della società.
Cambiano i tempi, ma gli ordini cavallereschi di merito o militanti che siano, continuano a ricercare quelle persone che meglio possono rappresentare la società con i loro meriti di fronte ad essa (gli ordini di merito) e con la loro capacità, anche economica, di svolgere il servizio che tali ordini si prefiggono.
Ecco perché i cavalieri di grazia magistrale oggi sono notevolmente superiori in numero a quelli delle categorie nobiliari, perché nell'attuale contesto storico e sociale, il fatto di discendere da un avo nobile non implica, come invece era nel passato, avere più capacità gestionali, militari, culturali, economiche di un borghese laureato, benestante, socialmente impegnato: è semplicemente cambiato il ceto dirigente della società e sono cambiati i "nobili" attuali.P.S. mi ero scordato l'ultima tua domanda:ed ancora: una o due generazioni di interruzione dalla magistratura interrompe lo status nobiliare ????
Non è solo l'interruzione di un paio di secoli (che mi paiono comunque tantini) dalla magistratura locale a interrompere lo status nobiliare, ma l'interruzione di quella influenza, di quell'essere ceto dominante, "superiore" economicamente, culturalmente, per esperienze e capacità alla maggioranza della popolazione. Insomma, il passare dall'essere qualcuno che è conosciuto (ovviamente in positivo) nel proprio territorio ad essere uno "qualsiasi", uguale a tutti i suoi cittadini (e quindi perché dovrebbe essere inserito in uno status specifico dato che non apporta nulla alla comunità rispetto agli altri? Solo perché un suo avo, in altra epoca, in altro contesto storico, in altra legislazione e società era uomo potente e capace?).
GENS VALERIA ha scritto:Un ufficiale dell'esercito in congedo, gruppo sociale definito, appartiene ad una cerchia di alto profilo e prestigio che mantiene la memoria del passato le tradizioni ed i valori che ritiene propri ( se è un buon ufficiale non dismette la divisa per andare a vendere cocco sulle spiagge di Santa Marinella). I membri tra loro continuano a chiamarsi con i proprio grado anche se in borghese sarebbero tutti signori , al massimo cavalieri .
Mi riferisco all'inquilino del terzo piano, chiamandolo colonnello Pinco, non mi sognerei mai di rivolgermi a lui con un Signor Pinco.


GENS VALERIA ha scritto:Quindi mi confermi che il barone inglese, il conte spagnolo del XXI° ed il marchese italiano prima del 1946 godono di un preciso status pubblico latore di diritti/doveri previsto da una specifica legislazione di un dato territorio in un dato momento storico, in un dato contesto sociale.
Quindi questi personaggi sono di ceto nobile in quanto il loro status è tutelato da una legislazione ben precisa , non tanto perché detengono il potere, siano ricchi o influenti ( concorderai con me che sono ben altri i così detti “ poteri forti”).
Ci siamo ?
Un ufficiale dell'esercito in congedo, gruppo sociale definito, appartiene ad una cerchia di alto profilo e prestigio che mantiene la memoria del passato le tradizioni ed i valori che ritiene propri ( se è un buon ufficiale non dismette la divisa per andare a vendere cocco sulle spiagge di Santa Marinella). I membri tra loro continuano a chiamarsi con i proprio grado anche se in borghese sarebbero tutti signori , al massimo cavalieri .
Riguardo l'altra questione post scritta, in avevo scritto di un paio di generazioni non di secoli, ed avevo omesso di riferirmi ad un patriziato.
Credo che una famiglia non perdesse affatto il proprio prestigio se per un paio di generazioni non ricoprisse cariche , in quanto esso poteva essere un fatto contingente , legato alla salute o all'assenza momentanea di seggi in consiglio ( se a numero chiuso o a sorteggio ).
intervento, ma anche in questo caso precisavo che l'appartenenza al ceto dirigente/influente/potente/benestante/notabile non era data solo dal ricoprire perennemente e di generazione in generazione delle cariche pubbliche, ma comunque rimanere un personaggio influente/notabile/potente/benestante/meritorio nei confronti della società locale, anche senza ricoprire cariche istituzionali. E questo valeva ancora, anche se sempre meno rispetto al passato, per i nobili del XIX e XX secolo che, pur non detenendo più il potere dei nobili del X-XVI secolo, rimanevano comunque influenti nella società e i "nuovi nobili" creati negli ultimi secoli erano comunque rappresentanti di meriti/capacità/ricchezza/influenza sociale.Di conseguenza, per quanto ritengo corretto continuare a definire nobile il titolato di uno Stato in cui la legislazione prevede tale ceto e per quanto ritengo (come avevo scritto e precisato) che comunque la Gran Bretagna o la Spagna o l'Italia ante '46 non abbiano mai creato nobili i primi cittadini incontrati per strada, ma comunque personaggi "notabili/benestanti/meritori/influenti..." (quindi non il comune bancario, maggiore, bibliotecario, medico, avvocato...), è ovvio, viste le premesse che già avevo fatto, che i nobili di oggi, per quanto tutelati dalla legge, siano comunque un'ombra rispetto a quelli di ieri ed infatti mi pare che gli Stati che tutelano la nobiltà abbiano smesso da mo' di creare nobili. Specificato ciò, sicuramente rientrano nello status nobiliare e non c'è il paragone con i discendenti di famiglie nobili del 1500 che oggi, ad esempio in Italia, oltre a non essere notabili/ricchi/potenti/influenti... (almeno nella loro gran parte), non hanno un minimo riconoscimento statale e collettivo e l'unico loro riconoscimento e ritrovarsi, fra loro, appellandosi "nobile".
L'ufficiale in congedo è un "ufficiale in congedo", cioè una persona che è stata nominata dal Presidente della Repubblica ufficiale, che ha svolto il suo servizio ed è stato posto in congedo ed infatti rimane ufficiale, seppur in congedo (e si spera che per la sua dignità ogni volta che si presenta specifichi che è un "colonnello in congedo"). Senza contare che l'ufficiale in congedo della Repubblica Italiana è tale perché una legge della Repubblica prevede il suo impiego, il suo grado, la sua posizione, addirittura quella in congedo con specifici diritti/doveri.
Quello che non riusciamo ad concordare , ma non sarà un dramma, è che il sottoscritto molto modestamente ( e la stragrande maggioranza di chi si occupa della materia ) considero la nobiltà un gruppo sociale di famiglie discendenti da ceti dirigenti , definito dalle leggi naturali e dalla giurisprudenza internazionale, il quale trasmette di generazione il proprio patrimonio culturale e storico.
antonio33 ha scritto:La vera questione è che Gens Valeria sostiene che la nobiltà (non definiamola, altrimenti ci incartiamo...), indipendentemente dalle leggi in vigore, esiste ancora ai giorni nostri, mentre T.G. Cavarezza e Delehaye la danno per defunta in quanto non più riconosciuta dallo stato.
antonio33 ha scritto: L'essere degni o indegni degli avi titolati, o che questi ultimi, ai tempi loro, avessero avuto determinati prerequisiti morali o storici, in realtà ha poca importanza
è PROPRIO questo il discriminante...antonio33 ha scritto:Tuttavia ci si ostina a chiamare marchese chi discenda da un marchese, mentre (perdonami Enzo!) nessuno chiamerebbe onorevole il figlio di un deputato. Perché? Perché i titoli si sono trasmessi per generazioni e secoli rimanendo sempre nello stesso ambito familiare: questa è la differenza.
io certamente NO!
antonio33 ha scritto:Faccio un esempio, caldo caldo, accaduto oggi pomeriggio e che mi ha convinto a scrivere queste righe.
Con il conte Tizio, nobilissimo e decaduto, simpatico gentiluomo molto anziano, sono al bar per un caffè. Il barista non ha alcun rispetto per l'età e gli chiede sfacciatamente:
"Quanti anni hai?"
Per fortuna il nostro ci sente poco. Guardo male il barista e, deciso, gli bisbiglio: "E' il conte Tizio..."
Il barista subito cambia atteggiamento (No, Enzo, non mi manda a quel paese e neppure, nonostante siamo nella rossa Romagna, gli o ci spara...) e passa subito dal tu al lei: "Quanti anni ha, signor conte?" Ecco, lo stato ignora la nobiltà, ma il barista, invece, no! Il conte è un laureato (non posso dire dove...) in pensione, ma nessuno lo chiama dottore. Come la mettiamo? Più che trattamento di cortesia, direi che potrebbe trattarsi di una radicata consuetudine. Piaccia o non piaccia.
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![nono1 [nonono.gif]](./images/smilies/nonono.gif)

T.G.Cravarezza ha scritto:... come il figlio di Falcone (se ne ha uno, non lo so) sarebbe fiero del padre, ma non per questo si definisce "magistrato" in onore del padre, ma è il discendente di un magistrato, così come oggi in Italia ci sono discendenti di famiglie nobili illustrissime e che devono essere fieri delle gesta (laddove ci furono) dei loro avi.
antonio33 ha scritto:dato che, per centinaia di anni, la nobiltà è stata tramandata in ambito familiare, è consuetudine radicata ritenere "nobili" i discendenti dei nobili di un tempo.
antonio33 ha scritto:Tuttavia ci si ostina a chiamare marchese chi discenda da un marchese, mentre (perdonami Tomaso!) nessuno chiamerebbe onorevole il figlio di un deputato.
Delehaye ha scritto:e chi si sognerebbe mai di chiamare un figlio di un deputato, onorevole??? io certamente NO!
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