GENS VALERIA ha scritto:T.G.Cravarezza ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Allora mettiamoci d'accordo, tra appartenenti a due Ordini Cavallereschi che conservano nel loro attuale patrimonio classi riservate con prove alla nobiltà internazionale... l'appartenenza o meno al ceto nobiliare è legato alla
1) forma politica istituzionale oppure alla
2) occupazione delle cariche pubbliche ,
La domanda è semplice e richiede una semplice risposta , evitando arrampicate Spiderman style.
Davvero non capisco tutta questa ( atavica ? ) avversione per l'argomento .
Se parlassi di coloro che discendono dagli adoratori del dio sole e delle loro leggendarie sacerdotesse , e del patrimonio culturale del quale sono latori, avrei piiù fortuna .
Non sono mai stato bravo nella sintesi, sono prolisso, è un mio difetto
Risposta semplice? Quella di sempre: lo status nobiliare è un preciso
status pubblico latore di diritti/doveri previsto da una specifica legislazione di un dato territorio in un dato momento storico, in un dato contesto sociale. Come qualsiasi altro status sociale può variare in base al contesto geografico, storico, sociale, legislativo. In estrema sintesi tale status è assegnato a coloro che rappresentano il ceto dirigente (non obbligatoriamente ed esclusivamente inteso come "semplice potere politico", ma anche di influenze nella società a livello economico e sociale) del loro territorio, che sono notabili (cioè conosciuti dalla collettività), che sono meritori agli occhi della società a cui appartengono portando alla stessa denaro, capacità imprenditoriali, gestionali, politiche, diplomatiche, militari, religiose ed intellettuali e ne vengono ricompensati con più o meno grandi diritti a loro favore dovendo, ovviamente, ricambiarli con doveri nei confronti della società.
Non posso sintetizzare più di così
Approfitto anche dell'assist che mi fornisci riguardo gli ordini cavallereschi che richiedono oggi, ma soprattutto ieri, le prove nobiliari. Ma perché lo SMOM è ritenuto ordine "nobiliare"?
Prima di tutto riporto quanto è scritto nella recente pubblicazione "Regolamenti e commenti" edita dall'Ordine:
In epoche passate i membri dell’Ordine di Malta appartenevano, per tradizione, all’aristocrazia; oggi si pone l’accento su una nobiltà di spirito e di condotta, che antepone i doveri ai diritti. La nobiltà, in questo senso più ampio, significa assumersi più responsabilità degli altri, avere la coscienza di esistere per difendere la gloria di Dio e la dignità umana da Lui concessa ad ogni persona, essere là dove vi sia il maggior pericolo, combattere le basse inclinazioni in noi stessi e nel mondo che ci circonda. Questo atteggiamento si realizza nella responsabilità sociale, nella lealtà verso la Fede e la Chiesa, nella prontezza a sostenere la tradizione cristiana e nell’impegno a coltivare questo stesso atteggiamento verso la vita e verso il mondo in generale.
Ma a parte questa piccola nota che ritengo importante, vorrei far presente un fatto più "prosaico" e pratico. L'Ordine di Malta, come tanti altri ordini cavallereschi, richiamava a sé i giovani rampolli nobili per un fatto molto semplice: oltre a ricercare in primo luogo le convinzioni morali e religiose del cavaliere, fondamentali e prioritarie in passato come oggi, all'epoca, appartenendo alla nobiltà, erano coloro che rappresentavano le famiglie più influenti, dirigenti, potenti, economicamente forti, culturalmente preparate della società occidentale. E' ovvio che fossero principalmente loro ad essere chiamati a difendere la società europea ed è ovvio che come Ordine si cercasse di avere tra i propri membri il non plus ultra della società.
Cambiano i tempi, ma gli ordini cavallereschi di merito o militanti che siano, continuano a ricercare quelle persone che meglio possono rappresentare la società con i loro meriti di fronte ad essa (gli ordini di merito) e con la loro capacità, anche economica, di svolgere il servizio che tali ordini si prefiggono.
Ecco perché i cavalieri di grazia magistrale oggi sono notevolmente superiori in numero a quelli delle categorie nobiliari, perché nell'attuale contesto storico e sociale, il fatto di discendere da un avo nobile non implica, come invece era nel passato, avere più capacità gestionali, militari, culturali, economiche di un borghese laureato, benestante, socialmente impegnato: è semplicemente cambiato il ceto dirigente della società e sono cambiati i "nobili" attuali.
P.S. mi ero scordato l'ultima tua domanda:
ed ancora: una o due generazioni di interruzione dalla magistratura interrompe lo status nobiliare ????
[/quote]
Non è solo l'interruzione di un paio di secoli (che mi paiono comunque tantini) dalla magistratura locale a interrompere lo status nobiliare, ma l'interruzione di quella influenza, di quell'essere ceto dominante, "superiore" economicamente, culturalmente, per esperienze e capacità alla maggioranza della popolazione. Insomma, il passare dall'essere qualcuno che è conosciuto (ovviamente in positivo) nel proprio territorio ad essere uno "qualsiasi", uguale a tutti i suoi cittadini (e quindi perché dovrebbe essere inserito in uno status specifico dato che non apporta nulla alla comunità rispetto agli altri? Solo perché un suo avo, in altra epoca, in altro contesto storico, in altra legislazione e società era uomo potente e capace?).