Gentile Messanensis,
La ringrazio per la Sua stimolante osservazione. Se l'interpretazione corretta dovesse risultare "Honorabilis", ciò effettivamente armonizzerebbe la qualità della moglie con il trattamento riservato al marito. Non le nascondo tuttavia di essere scettico riguardo a tale interpretazione. Infatti, anche al di là dell'indice del libro dei contratti e delle cautele entro il quale sono contenuti i due atti da me mostrati (che, pur redatto posteriormente, esplicita l'abbreviazione come "Nobile":
https://imageshack.com/i/iq5ZJ30Gj), non ho mai rinvenuto il termine "Honorabilis" nei documenti cinque-secenteschi della Basilica di San Martino di Martina Franca (ove sono conservati i predetti atti), né nei più antichi atti di battesimo, mentre "nobilis" (pur non frequentemente utilizzato) risulta indubitabilmente attestato nel caso di famiglie cittadine di antica distinzione (basti vedere, a scanso di equivoci, quest'atto di battesimo dei primi del Seicento, sempre relativo a un membro della mia famiglia:
https://imageshack.com/i/f2toubj).
L'utilizzo del termine "nobile" per indicare il ceto abbiente è affermato anche dalla storiografia locale (prendo ad esempio A. Cofano,
Storia antifeudale della Franca Martina, Schena Editore, Fasano 1977): "
Certo è che non tardarono a formarsi dei ceti: da una parte i più abbienti e i professionisti che, col tempo, divennero 'nobiles' (oltre i nobili loricati, erano i cosiddetti nobili viventi, coloro, cioè, che vivevano come nobili); dall'altra i popolari". Non parliamo certo di nobiltà generosa, ma di quella che dopo il Reale Dispaccio del 1756 sarebbe stata definita "nobiltà civile", "nobiltà vivente" ecc.: in sostanza, della postunitaria "distinta civiltà". Solo l'arciprete Isidoro Chirulli, nella sua
Istoria cronologica della Franca Martina, cita il trattamento "honorabile", preponendolo ai nomi dei membri di alcune famiglie notabili del Cinquecento: ma, anche in questo caso, il termine sembra essere sovrapponibile a quello di "Magnifico" (intimamente connesso alla qualità di "
Nobile del sequente tenore", secondo le stesse parole del'arciprete).
Ciò peraltro non deve stupire: Martina Franca, a differenza di Tropea, non fu mai sede di un seggio nobiliare, e le élites cittadine, pertanto, non ebbero mai particolari privilegi sul resto della popolazione. Non essendo il ceto nobiliare nettamente distinto dal popolo, penso che da un punto di vista storiografico venga a cadere anche la stessa distinzione "nobiles"/"honorabiles". Pertanto, credo che la qualità "honesta" possa accompagnare l'uno e l'altro indifferentemente.