Cari amici, eccomi con altre notizie sullo stemmario che tanto vi ha colpito.
Inizio con la trascrizione delle prime pagine dello stemmario che ci danno molte coordinate storiche:
“In Nomine Domini Amen
Io sottoscritto fo fede mediante il mio giuramento haver coppiati, e miniati li retro dipinti Armi della Città di Gubbio, e delle famiglie, che di sotto si nominaranno, come anchora quello del’Monastero dell’Ordine di Santa Croce di Fonte Avelana, esistente in un libro in foglio, con le coperte di pelle rossa, scritto di fuori a lettere d’oro Arme Diverse, intersiate l’arme del Sig.re Principe Ghigi, parimente d’oro, esistente nella libraria manuscritta del Palazzo di Piazza Colonna in Roma di detto Sig.re Principe, l’Arme del Monastero di Santa Croce l’Avellana si vede a carte 55 t.o di detto libro, ed a carte 73 principiano l’arme, cioè della città di Gubbio, Accoramboni, Andreoli, Conti, Andreoli originali di Pavia, Andreaoni, Angelelli, Angelini, Antonucci, Arcangeli, Armanni, Abbati, Baldinacci, Baroni, Barzi, Bechetti, Beccoli, carte 74. Beni Conti, Bentivogli conti, Benveduti, Bilij, Billi, Biscaccianti, Biscaccianti della fonte, Bovarelli conti, della Brancha conti, Carda, Carpegna conti, Cassetta, carte 75. Castaldi, Chiocci, Concioli, Conventini, Falcucci conti, Fauni, Franciarini, Gabrielli conti, Galeazzi, Galeotti, Ghirelli, Gioia, Guerranti, Hondedei, Lazzarelli, Maggi, carte 76. Manentoli, Marini, Marioni, Massarelli, Mastricchi, Menchi, Mengacci, Miccialdi, Mondini, Montegranelli conti, Nati, Nuti, Ottoni de Sig.ri di Matelica, Pamphilj conti, Pecci, Piccardi, carta 77. Picotti, Pinoli conti, della Porta conti, Pulci, Raffaelli, Ramoscietti, Reali, Rossetti, Schorcelli, Sebastiani, Sforzolini, Vagniozzi, Ubaldini conti, Ugolini, Zeccadoro, Gambocci, carte 77 t.o Tondi oriundi di Siena, tutte le sudette famiglie si trovano notate per alfabeto alla riserva delle due ultime. Sotto il sudetto Arme del Monastero di Santa Croce l’Avellana vi ho colorito, e miniato il sigillo del detto Ordine di Santa Croce di Fonte Avellana, e parimente fo fede averlo veduto in un foglio in pubblica forma, con le seguenti parole = Io infrascritto, fo fede aver coppiata la sopradetta effigie, come stà delineata da una lapide esistente in una colonna, a Corno Epistole, contigua al muro principale della Chiesa di Sant’Esuperanzo nel angolo laterale dell’altare maggiore vicino alla porta della sagrestia di detta chiesa, alla riserva di alcune parole scritte nel cerchio di detto stegma, che per essere di carattere gottico non ho potuto leggere solo che le seguenti =Sigillum ====== fontis Avellanae= e come meglio si vede in detta lapide, alla quale per la verità mi riporto, in fede di che ne ho fatta la presente scritta e sottoscritta di mia propria mano in Cingoli questo dì 27 Agosto 1731==
Io Giacinto Pichi confermo quanto di sopra mano propria=
Della sudetta fede e ricognizione di carattere del sudetto Giacinto Pichi Pittore di Cingoli, se ne è rogato Follia Andrea Bonifazij Notaro di Gingoli lì 27 Agosto 1731=
Di quanto mi sono espresso distintamente in detto foglio attesto essere tutta la pura verità in fede di che ho fatta la presente sottoscritta di mia propria mano questo dì 8 Luglio 1732 in Roma. Io Giovanni de Marchis Miniatore d’Armi confesso et affermo come sopra mano propria.
In Nomine Domine Amen”.
[segue l’autentica presso Francesco Maria Lorenzini datata 8 luglio 1732; in questa autentica si specifica che Giovanni de Marchis è figlio del fu Agostino]
Da ciò si deduce:
1. lo stemmario fu copiato dal romano Giovanni del fu Agostino de Marchi nel 1732:
2. gli stemmi furono estratti da un originale conservato nella biblioteca del palazzo del principe Ghigi in Roma;
3. lo stemma di Fonte Avellana - che allego - fu copiato da un'altro disegno fatto nel 1731 dal pittore di Cingoli Giacinti "Pichi" che a sua volta copiò il sigillo avellanita da una pietra scolpita - ancora oggi esistente - conservata nella chiesa di Sant'Esuperanzio della sua città (appartenuta fin dal XII secolo a detta congregazione avellanita).
Giacinto non riporta che parte dell'epigrafe, ma, facendo una ricerca in internet, risulta che su quella pietra ci sia scritto: "Sigillum Sanctae Crucis Fontis Avellanae".
Saluti
Fabrizio
