Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
carla monchiero ha scritto:Lo stemma del Sanseverino che cercavo l'ho infine trovato nella raffigurazione del Grifo citata.
In araldica non è accettabile dire che è indifferente se il fondo è oro oppure argento.
La somiglianza formale inganna l'occhio e non può essere assunta automaticamente come identità, tanto più se si fonda su elementi variabili (forma dello scudo e stelline) e se deroga dalle regole.
Lì ci sono tre stemmi di fantasia, uno sopra l'altro.
Ovviamente ciascuno è libero di avere la propria opinione e di vederci cosa crede.
Devo dire infine che la cosa sull "utilizzatore finale" è veramente oscura e non applicabile a queste miniature del Birago.

de la cerda ha scritto:A margine di questa animata discussione, segnalo per conoscenza i vari stemmi Roero Sanseverino e Passerat Roero Sanseverino presenti nel Blasonario Subalpino
http://www.blasonariosubalpino.it/Pagina8.html.
Magari potrebbero non essere del tutto inutili ai partecipanti
Omaggi e cotillons


carla monchiero ha scritto:... ho trovato in varie pagine web questa notizia ben documentata, firmata da più persone (per cui non so risalire al primo autore, che, se legge, spero vorrà darmi lumi)
carla monchiero ha scritto:Così come è certamente di fantasia lo stemma con le navi, posto alla base, (in quanto ibrida l'impresa sforzesca delle "onde montanti" con la nave e l'acqua presenti nella miniatura del Birago di Parigi, pure dedicata a Gian Galeazzo Sforza)


carla monchiero ha scritto:infatti l'impresa che vi compare replicata ben due volte, ovvero il "buratto" col motto TAL A TU QUAL A MI, fu creata da Galeazzo Maria Sforza, ed era esclusiva di suo figlio Gian Galeazzo.
Così come è certamente di fantasia lo stemma con le navi, posto alla base, (in quanto ibrida l'impresa sforzesca delle "onde montanti" con la nave e l'acqua presenti nella miniatura del Birago di Parigi, pure dedicata a Gian Galeazzo Sforza)
La miniatura (datata successivamente al 1494) era dedicata alla memoria dei due duchi, Galeazzo padre e figlio, entrambi defunti, ed aveva valore politico avverso al duca Ludovico il Moro visto come usurpatore (raffigurato nella scenetta alla base come un grottesco putto moro nudo contornato da putti cortigiani in armi).


Il fatto che l'immagine dello stemma di Trento di Roberto abbia forma analoga a quella che compare nella miniatura non ne autorizza di per sé identificazione, dato il contesto delle imprese e dei simboli che nella miniatura del Birago attornia quello stemma - per giunta su campo oro - e data la vicenda storica della famiglia Sforza a cui fa capo. Le somiglianze formali non comportano automaticamente identificazione, tanto più che nel caso specifico differisce la variabile essenziale del campo oro anzichè argento.
La miniatura del Birago era ufficiale e quindi doveva rispettare le regole e la tradizione, e non è pensabile che l'artista potesse fare modifiche sostanziali a piacimento.
Pertanto si tratta di uno stemma di fantasia, ugualmente agli altri due posti sulla stessa fascia verticale miniata: cioè quello posto alla base con le navi, e quello al centro retto dai due putti vestiti di pelle d’animale con il “buratto” e il relativo motto.
Invece con assoluta certezza si può vedere lo stemma di Roberto Sanseverino e famiglia sull'incunabolo della “Divina Commedia” col commento di Cristoforo Landino pubblicato a Venezia nel 1491 da Pietro Cremonese, conservato presso la Casa di Dante in Roma.

) e con 7 stelle (a 5 punte... ghghghghgh 








carla monchiero ha scritto:-La variante “all’oro” rara dei Sanseverino di Marsico a cui si accenna non risulta né applicata né applicabile ai Sanseverino d’Aragona, che è diverso ramo della famiglia
- Per lo stemma del cardinale Federico Sanseverino, in quanto ecclesiastico, fa ovviamente fede quello dello stemmario ufficiale, che ha fondo argento. Ciò tenuto fermo, gli stemmi sul verso dei due quadri del Solario non possono in alcun modo sostituirsi allo stemmario ufficiale, ma in ogni caso osservo che quello tutto giallo è stato restaurato (con quanto ciò comporta anche nel migliore dei casi) e il quadro era parecchio malconcio, mentre l’altro (pur non integro) presenta fondo decisamente meno giallo e più tendente al bianco, e ancora più chiaro doveva essere quindi il colore in origine
Infine chiedo scusa, ma, per i nuovi impegni, temo di non farcela a seguire indefinitamente l’accavallarsi di contributi interessanti e cose ricollegate a questa complicata questione che in passato ho studiato tanto a lungo .
... farebbe più fede una raccolta (che NON è "ufficiale"... SOB!) di un erudito che raccoglie (con quale accuratezza???) migliaia di stemmi OPPURE 2 stemmi di un certo Cardinale Federico Sanseverino che commissiona ad Antonio Solario detto lo Zingaro 2 quadri e che impone al pittore di dipingere i SUOI stemmi dietro le tavole???
carla monchiero ha scritto:Cari amici, nonostante impegni molto pressanti, ecco alcune doverose risposte alle moltissime osservazioni che si sovrappongono, per cercare di contribuire, anche attraverso alcune citazioni originali.
- Circa la tesi dell’importante studioso polacco scopritore della firma del Birago, alla quale aderisco, mettendo a fuoco tra altre cose la questione sullo stemma della miniatura di Varsavia posto in discussione, ecco il testo da Scriptorium (citato), p.255 “Les armoiries unies de la ville de Milan et de la famille d’Aragon semblent indique cependant qu’ il fut destiné à un descendant de Gian Galeazzo et d’Isabelle d’Aragon, c’est-à-dire au petit Francois II ou sa cadette Bona, la future reine de Pologne….” E inoltre, nella stessa pagina si precisa che “L’exemplaire de Varsavie de la Sforziade fut sans aucun doute apporté en Pologne par Bona Sforza, qui en 1518 devint la femme de Sigismond I°…” Verso la fine del XVI secolo l’incunabolo con la miniatura passa dalla proprietà inconfutabile di Bona a quella della biblioteca dell’umanista polacco Jan Zamoyski ecc.
- Mentre Horodyski – assegnando alla discendenza di Gian Galeazzo la miniatura e sottolineando che era di proprietà di sua figlia Bona fino alla morte - designa quale unione dello stemma della città di Milano e della famiglia d’Aragona quello che è visto come lo stemma del Sanseverino, nella diversa interpretazione di Wright, che ho pure studiato e che ho intravisto linkata sopra“Ludovico il Moro, Duke of Milan,and the Sforziada by Giovanni Simonetta”, avente approccio del tutto diverso e che legge la miniatura come nuziale, circa lo stemma è scritto “At the upper right, symbols of the three corresponding duchesses of Milan, Bianca Maria Visconti (three entwined diamond rings), Bona of Savoy (a pair of phoenixes), and the Aragonese coat of arms for Isabella d’Aragona and Roberto Sanseverino d’Aragona…” cit. da p. 9 (sul mio stampato) . Quindi anche nel caso del tutto opposto di questo studioso non c’è specifico riconoscimento dello stemma di Roberto e famiglia, ma l’identificazione dello stemma aragonese che era della terza duchessa citata, Isabella d’Aragona (moglie e vedova di Gian Galeazzo Sforza), collegando con un parallelo ad esso - in quanto derivato dagli Aragona – quello di Roberto Sanseverino d’Aragona. Neppure in questo caso quindi non ricorre identificazione dello stemma in questione, che viene assimilato a quello degli Aragona. Come avevo premesso, la somiglianza è ingannevole, consente solo riconoscimento probabilistico quando non vi sia certezza e non è automaticamente identità, sia nella scienza (segnatamente l'araldica) che tanto più in arte (che confesso a me più congeniale), dove la complessità apre necessariamente a plurime interpretazioni (e per fortuna, in questi tempi in cui, come sappiamo, l’onestà e libertà intellettuale è merce rara e condizionamenti e messaggi più o meno subliminali di conformismo e autoritarismo “passano” attraverso i media, la pubblicità e le altre forme di potere).
Circa altre osservazioni fatte che rammento:
-La variante “all’oro” rara dei Sanseverino di Marsico a cui si accenna non risulta né applicata né applicabile ai Sanseverino d’Aragona, che è diverso ramo della famiglia
- Per lo stemma del cardinale Federico Sanseverino, in quanto ecclesiastico, fa ovviamente fede quello dello stemmario ufficiale, che ha fondo argento. Ciò tenuto fermo, gli stemmi sul verso dei due quadri del Solario non possono in alcun modo sostituirsi allo stemmario ufficiale, ma in ogni caso osservo che quello tutto giallo è stato restaurato (con quanto ciò comporta anche nel migliore dei casi) e il quadro era parecchio malconcio, mentre l’altro (pur non integro) presenta fondo decisamente meno giallo e più tendente al bianco, e ancora più chiaro doveva essere quindi il colore in origine
Infine chiedo scusa, ma, per i nuovi impegni, temo di non farcela a seguire indefinitamente l’accavallarsi di contributi interessanti e cose ricollegate a questa complicata questione che in passato ho studiato tanto a lungo .



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