Nobiltà generica

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 28 aprile 2014, 23:23

Ad un livello teorico è possibile discutere in generale su cosa si basa la nobiltà, qual è il suo fondamento, senza distinzioni nord-sud.

Il punto centrale è proprio questo : il re era necessario ?

Naturalmente ognuno porta acqua al suo mulino ed è normalissimo che i nobili dei seggi aperti sostenessero che non fosse necessario ;)
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » lunedì 28 aprile 2014, 23:40

i facenti parte dei Seggi Aperti (nelle due sicilie borboniche) NON erano Nobili secondo i Regali Ordini dei Borbone! :-)

un po' come chi si dice cavaliere dell'ordine dell'acqua fresca... lo è? basta che si autoappelli tale per esserlo? per essere cavaliere?
un po' come chi si dice pretendente al trono della città di ur... lo è? basta che si autappelli tale per esserlo? per essere pretendente?

perchè a queste due categorie vanno giustissimamente frizzi, lazzi e sberleffi... e per i "quasi"nobili civici il rispetto di una "consuetudine" (anche in territori dove quel loro "scandaloso abuso" da secoli e dall'autorità era censurato)???

facimm' figl' e figliastr'??? [nonono.gif]
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 29 aprile 2014, 10:20

Non è così semplice come la fai tu.

Prima dei regal ordini che hai riportato le famiglie che appartenevano ai seggi aperti, che avevano grandi palazzi, che avevano molti ducati, terre ed ogni ben di Dio erano nobili eccome. E tali erano riconosciute dalle altre famiglie nobili del regno.

Dopo i regal ordine nella prassi cambiò poco. L'ordine di fatto rimase lettera morta.
Esistono diversi matrimoni tra famiglie feudatarie e famiglie di seggi aperti.
Anche l'ordine di Malta ha sempre riconosciuto come quarto di nobiltà l'appartenenza a seggi aperti.
Come lo spiegheresti questo se non che di fatto anche l'appartenenza a un seggio aperto era considerata nobiltà?

Il discorso sarebbe anche molto lungo e nel considerare una famiglia nobile intervenivano anche altri aspetti come ad esempio il discendere da un feudatario.
Questo per quanto strano ci possa sembrare oggi era considerato nobilitante, anche se i propri antenati avevano poi venduto il feudo.

Nello specifico qui in Calabria c'è stata la famiglia Vitale, discendente di Sebastiano Vitale avvocato napoletano che nel 1617 aveva acquistato la terra di Bovalino.
Rivendette Bovalino nel 1650 ma i suoi discendenti furono sempre considerati nobili tra le maggiori famiglie di quella zona dato che avevano un patrimonio sterminato.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » martedì 29 aprile 2014, 10:58

la nobiltà si acquisisce e si perde ... non è un qualcosa che diventa un tutt'uno in sæcula sæculorum...

a questo punto non vedo perchè sberleffare e considerare dei farlocchi chi si fregia d'esser nobile con titoli di fantasia, i pretendenti improbabili e gli ordini truffaldini! anche questi hanno 1001 ragioni da mettere sul piatto! come oggi uno si audefinisce nobile... allora qualcuno lo fece! quello però è oggi un nobile... l'altro un pitocco! waw!
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 29 aprile 2014, 12:00

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Ad un livello teorico è possibile discutere in generale su cosa si basa la nobiltà, qual è il suo fondamento, senza distinzioni nord-sud.

Il punto centrale è proprio questo : il re era necessario ?

Il tuo dubbio è più che giustificato. Quello di nobile o patrizio non dovrebbe essere considerato un titolo ma una qualità / qualifica propria di una famiglia che abbia maturato tale attributo :
la concessione di un " titolo" di nobile è un' aberrazione relativamente moderna , infatti , non potrebbe essere concessa ma , al limite , solo riconosciuta da un sovrano, tale riconoscimento spesso era imposto per poter controllare il territorio.
Sarebbe opportuno ragionare se nacque prima l'uovo o la gallina ?
La nobiltà o il regio assenso/riconoscimento ?
Ovvero ...nacque ( maturò e si radicò e fu ascritta al ceto nobile) prima la nobiltà generosa, trasmissibile di padre in figlio ( la perdita è una rarissima eccezione che conferma la regola ) oppure un sovrano preoccupato di tenere al guinzaglio il patriziato periferico il quale comunque era vivo e vegeto ?
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » martedì 29 aprile 2014, 12:41

GENS VALERIA ha scritto: la concessione di un " titolo" di nobile è un' aberrazione relativamente moderna , infatti , non potrebbe essere concessa ma , al limite , solo riconosciuta da un sovrano, tale riconoscimento spesso era imposto per poter controllare il territorio.


tu la chiami "aberrazione"...
i Re delle Due Sicilie la cosa contraria la chiamavano "scandaloso abuso"...

già... già... e questo "relativamente moderno" da quando si conterebbe? l'ottantennio sabaudo? i quasi 130 anni del borbonico? e siamo arrivati al 1735...

però non solo da quella data c'era l'assenso di un ufficio regio... un Regal Ordine di Filippo II, Re di Spagna e di Napoli e di Sicilia, del 09.10.1581 (e siamo a 433 anni fa...) dal titolo "Nelle aggregazioni alli Sedili non si ha ragione alcuna delle ricognizioni o rinunzie, che si facessero a favore delli pretensori", dice quello che secoli dopo dicevano i Borbone... per l'entrata in Seggio doveva esserci non solo un atto del Seggio stesso ma uno degli Organi Regi preposti (assenso regio).

"Philippus
Dei gratia Rex, etc.
Illustres & magnifici Viri Collateralis, & Consiliari Regii, fideles dilectissimi.
Abbiamo ricevute lettere dalla maestà Sua della data delli 26 di Agosto prossimo passato, nelle quali tra le altre cose ci ha scritti che, quando si tratterà di entrare nelli Seggi per via di ricognizioni e rinunzie, che faranno li detti Seggi in favore delli pretensori, non si abbia ragione alcuna, ne che dette ricognizioni e rinunzie gli acquistino nullo diritto ne ragione; il che ne venne scritto per le infrascritte parole, videlicet.
Y para lo de adelante se dè orden al Consejo de Capuana, Tribunales, y Juezes, donde estes pleytos de Sezo se trataren, que, quando se hizieren semejantes reconoscimientos de nò tener justicia, ò renunciaciones al pleyto, ò qualquier auto senejante à eflos, sea nulo, invalido, y de niugun efecto y valor para la parte, qne pretendiere entrar en el Segio, assì como si el auto sufo dicho nò se huviere hecho.
E per lo avenire si dia ordine al Consiglio di Capuana, Tribunali, e Giudici, dove queste liti di Sedile si tratteranno, che, quando si facessero simili ricognizioni di non farsi decidere in termini di giustizia, o rinuncie alla lite, o qualunque atto simile a questi, sia nullo, invalido, e di nessun effetto e valore per la parte, la quale pretenderà entrare nel Sedile, come se quello atto sopra detto non si fosse fatto.
Per tanto, notificandovi il sopra detto, vi ordiniamo e comandiamo che nelle cause, che al presente pendeno, e da quà avanti si tratteranno in questo Tribunale, in materia di entrare nelli Seggi predetti, dobbiate osservare e far osservare la forma delle preinserte parole e ordini di Sua Maestà, iuxta la di loro continenza e tenore: che tal'è nostra volontà. Non facendos'il contrario per quanto si ha cara la grazia e servizio di Sua Maestà.
Datum Neapoli, die 9 Octobris, 1581.
Don Juan de Cuñiga.
Vidit Salernitano Regens.
Vidit Salazar Regens.
Vidit Daroca Regens.
Bastida De Muriatones Secretarius.
Al Sagro Consiglio.
Registrata in Curiae Sacri Consilii tomo 84.
Die 16 mensis Octobris, 1581. Neapoli.
Praefentes regiae litterae fuerunt praesentatae in Sacro Regio Consilio, & coram Excellente & Magnificis Praesidente & Regis Consiliariis ipsius, per quos receprae fuerunt cum ea, qua decet, reuerentia; & paratos se obtulerunt regiis obedire mandatis.
Annibal Caesarius Secretarius"


da notare questa frase DURISSIMA:
"E per lo avenire si dia ordine al Consiglio di Capuana, Tribunali, e Giudici, dove queste liti di Sedile si tratteranno, che, quando si facessero simili ricognizioni di non farsi decidere in termini di giustizia, o rinuncie alla lite, o qualunque atto simile a questi, sia nullo, invalido, e di nessun effetto e valore per la parte, la quale pretenderà entrare nel Sedile, come se quello atto sopra detto non si fosse fatto."
se ci fosse una "lite"... non bisogna giudicare (dando quindi un valore di "controparte" sia ai Seggi che all'aspirtante Nobile), ma si deve senza nessuna deroga rendere quesgli atti di lite: nulli , invalidi e di nessun effetto e valore, come se quell'atto non fosse mai stato fatto!
un atteggiamento da parte del Re (Filippo II di Spagna) durissimo, inappellabile, da cuio traspare tutta la forza della sua funzione nobilitatrice! è lui, solo lui che dicide, e se qualcuno si permette di mettersi in lite... non c'è un atto di "giustizia" ma solo e soltanto l'imperio regio che annulla il tutto anzi non annulla poichè qulle cose NON sono mai esistite!!! un aspirante nobile o un seggio che pretende di disquisire? cassati! senza pietà alcuna...

e parliamo nei territori napoletani di un autogoverno dei seggi e della autonobilitazione??? suvvia siamo seri! soprattutto cerchiamo di parlare e rtare avanti le tesi con documentazione e non i "così fan tutti"!
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 29 aprile 2014, 14:15

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Prima dei regal ordini che hai riportato le famiglie che appartenevano ai seggi aperti, che avevano grandi palazzi, che avevano molti ducati, terre ed ogni ben di Dio erano nobili eccome. E tali erano riconosciute dalle altre famiglie nobili del regno.

Dopo i regal ordine nella prassi cambiò poco. L'ordine di fatto rimase lettera morta.
Esistono diversi matrimoni tra famiglie feudatarie e famiglie di seggi aperti.
Anche l'ordine di Malta ha sempre riconosciuto come quarto di nobiltà l'appartenenza a seggi aperti.
Come lo spiegheresti questo se non che di fatto anche l'appartenenza a un seggio aperto era considerata nobiltà?

Il discorso sarebbe anche molto lungo e nel considerare una famiglia nobile intervenivano anche altri aspetti come ad esempio il discendere da un feudatario.
Questo per quanto strano ci possa sembrare oggi era considerato nobilitante, anche se i propri antenati avevano poi venduto il feudo.

Nello specifico qui in Calabria c'è stata la famiglia Vitale, discendente di Sebastiano Vitale avvocato napoletano che nel 1617 aveva acquistato la terra di Bovalino.
Rivendette Bovalino nel 1650 ma i suoi discendenti furono sempre considerati nobili tra le maggiori famiglie di quella zona dato che avevano un patrimonio sterminato.


Hai perfettamente ragione, Alessio .
Un riconoscimento da parte di una giurisprudenza nobiliare ufficiale è importante per evitare l'anarchia ( che in campo giuridico- nobiliare forse è ancora peggiore di quella ideologica moderna ).

Vi erano realtà locali nelle quali l'ascrizione negli elenchi cittadini di ceto delle famiglie che condividevano potere e stile di vita , era vera e proprio riconoscimento legale.
Quello del sovrano , quando era previsto ed applicato, era praticamente il suggello ad una situazione antecedente di vera nobiltà cittadina . Comunque, come scriveva Bartolo di Sassoferrato nel XIV°Secolo “, è il popolo che decreta la nobiltà” ed ovviamente sono le famiglie nobili che accordando amicizia e stima alla famiglia la accolgono tra i propri ranghi che fanno la differenza.

Va detto che il Sud Italia ed il Piemonte per la propria comune storia ebbero uno speciale rapporto di dipendenza con la monarchia perché , essendo , a causa di una feudalità diffusa , molto dipendenti da questo istituto, ebbero dal '200 in poi una scarsa e parziale esperienza di autonomia comunale, rispetto ai resto d'Italia.

Discussioni come queste sarebbero oltremodo superate nel centro-nord, infatti quando ci furono tentativi da parte dei sovrani ( si pensi all'Impero ) di mettere in dubbio le autonomie sociali costituite e quindi nobiliari , esse furono respinte con la forza delle armi.
Genova , nella sua quasi millenaria storia, sopportò pochissimo i temporanei protettorati/dominii francese , spagnolo ed austriaco , proprio in nome di peculiare struttura sociale ( patriziale , ovviamente). Non parlo di Venezia per non essere tacciato di mania lagunocentrica.
Ultima modifica di GENS VALERIA il martedì 29 aprile 2014, 14:16, modificato 1 volta in totale.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » martedì 29 aprile 2014, 14:15

interessante è leggere questa brano che fa una velocissima carrellata storica:

Regnando, poi, il viceré Don Pedro de Toledo, dopo gli accennati dissapori con il patriziato cittadino per l’Inquisizione spagnola (1535-47), vi fu un tentativo (1554) da parte di molte famiglie “nobilitate con feudi” e “signori di vassalli”, ma non aggregate ad alcuna piazza napoletana, di richiedere all’imperatore Carlo V l’aggregazione ai sedili napoletani o la concessione di un nuovo seggio per “godere degli onori”. A questa iniziativa senza successo, fece seguito altra (1557-1558), voluta da varie famiglie spagnole in Napoli che rivolsero supplica a re Filippo II senza, però, essere esauditi.
Al riguardo Ettore d’Aquino scrisse nel 1557 un “Breve discorso sopra la giusta pretendenza d’avere parte nel Governo i Cavalieri che non sono chiamati nelli Seggi di Napoli”, in cui vennero formulate al re le seguenti richieste:
1- una certa nobiltà “forestiera”, come un rilevante numero di baroni, (circa 80 famiglie) adempiendo agli oneri e “pesi” della città a favore della corona, chiedevano di essere rappresentati nel governo cittadino al pari del patriziato di seggio;
2 - fu chiesto la concessione, a questi fedeli cavalieri napoletani o spagnoli di uno o due nuovi seggi da edificarsi nel quartiere di S.Giacomo-via Toledo, oppure il ripristino del sedile di Forcella, ormai inglobato in quello di Montagna. Tale richiesta di incrementare il numero dei sedili fu giustificata, causa l’ampliamento urbanistico della città e crescita della popolazione;
3 - fu pure fatta domanda di aggregazione di tali cavalieri in quei seggi, ove risultava ridotto il numero delle famiglie. Tali rivendicazioni, formulate con lettera scritta, vennero anche sostenute da Gio. Donato Marra, D. Gio. d’Ayerbo, Berardino Rota, Camillo di Tocco. Costoro motivarono positivamente la presenza di nuove famiglie nobili in Napoli, in quanto tale ingresso avrebbe incrementato i pagamenti fiscali a favore della Regia Camera. Fu, così, annotato “ alli beni loro pagano etiam che venissero ad abitare in Napoli”, ai quali adempimenti fiscali fece seguito la possibilità di affittare le Dogane regie, quelle del sale e del vino.
Del resto, in quel periodo le piazze avevano accresciuto i requisiti necessari alle aggregazioni, come testimoniato dal paragrafo XII, “Sull’ammissione dei Gentil’homini forestieri con rite-stile-consuetudine-capitali et osservanze”, dei Capitoli et Gratie, concesse alla città di Napoli dal re Filippo alla data del 25 gennaio 1557”, governando il viceré D. Federico Alvarez de Toledo. A quest’epoca appartiene la legge del 9 ottobre 1581 con la quale si stabilì che nelle aggregazioni ai sedili non si doveva tener conto delle ricognizioni o rinunce fatte a favore “de’ pretensori”. Lo stesso sovrano impose, poi, l’obbligo dell’assenso reale su qualsiasi aggregazione, azionando un sistema di controllo e monitoraggio sulla nobiltà cittadina, visti i vari tentativi insurrezionali di metà XVI secolo. Difatti, il 26 agosto 1581 fu decretato che le famiglie, richiedenti l’aggregazione o la reintegra ai seggi, dovevano ottenere prima la “cedola reale”, il permesso del sovrano ad aprire scrutinio, poi l’esito favorevole da parte dei sedili ed infine la ratifica del sovrano.

fonte: http://www.nobili-napoletani.it/sedili_di_Napoli.htm

ed anche qui stiamo parlando del non tanto "moderno" 1581...
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » domenica 4 maggio 2014, 20:52

ed è simpatico leggere cosa dice l'Art. X del Capitolo 1 al Titolo "Persone considerate nobili" dell'Editto del 20.11.1769 del Ducato Lombardo Austriaco, dettato dall'Imperatrice Maria Teresa:

"Qualunque suddito di Sua Maestà nella Lombardia Austriaca, che si fosse fatto dichiarare nobile, od avesse riportato da qualunque principe, sia ecclesiastico sia secolare titolo d'onore, non sarà considerato per tale, quando non provi un'antica nobiltà, o dovesserne in possesso prima dell'anno 1640, o ne abbia da Sua Maestà riportata la confermazione, e questa fatta insinuare negli atti del Tribunale."

ed ancora:

"I figli e discendenti de' nobili come sopra, se avranno degenarato dalla nobiltà de' loro maggiori, non potranno essere considerati nobili e capaci delle distinzioni permesse col seguente editto. Che se il difetto sarà sopra dell'avo, e non oltrepassi due generazioni, oppure se questi figli e discendenti avranno riportato da sua Maestà il privilegio di ripristinazione, anche questi saranno considerati capaci di distinzioni portate col seguente editto."
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda M.Brivio » lunedì 5 maggio 2014, 17:12

Delehaye ha scritto:"Qualunque suddito di Sua Maestà nella Lombardia Austriaca, che si fosse fatto dichiarare nobile, od avesse riportato da qualunque principe, sia ecclesiastico sia secolare titolo d'onore, non sarà considerato per tale, quando non provi un'antica nobiltà, o dovesserne in possesso prima dell'anno 1640, o ne abbia da Sua Maestà riportata la confermazione, e questa fatta insinuare negli atti del Tribunale."


ciò significa che anche Sua Maestà faceva dipendere le sue considerazioni di nobiltà da prove e dal concetto di nobiltà esistente prima del suo regno (quando, se parliamo del Ducato di Milano, vi era il patriziato, per esempio). Sbaglio?

Delehaye ha scritto:"I figli e discendenti de' nobili come sopra, se avranno degenarato dalla nobiltà de' loro maggiori, non potranno essere considerati nobili e capaci delle distinzioni permesse col seguente editto. Che se il difetto sarà sopra dell'avo, e non oltrepassi due generazioni, oppure se questi figli e discendenti avranno riportato da sua Maestà il privilegio di ripristinazione, anche questi saranno considerati capaci di distinzioni portate col seguente editto."


Anche la nostra costituzione ignora (= non considera) i nobili. Non li ha aboliti.
Riguardo la degenerazione (il termine di per sè potrebbe indicare tutto e niente), ecco cosa riporta una sentenza del 1819, che riconobbe l'antica nobiltà milanese a un ramo di una famiglia milanese, i cui membri erano divenuti contadini possidenti che lavoravano le loro terre; così si pronunciavano i giudici: "ritenendosi che la nobiltà possa parificarsi a un fedecommesso di famiglia ove ciascuna ne ha il diritto alla successione per effetto della propria vocazione, la trascuranza degli antenati non potrebbe privarlo di quel privilegio originario che appartiene alla sua famiglia" A ogni modo, Maria Teresa poteva solo limitarsi a non riconoscere la nobiltà conferita da altro fons honorum (e l'editto stesso non parla mai di dichiarare/abolire la nobiltà di qualcuno); sarebbe infatti abbastanza assurdo che un sovrano pretenda di cancellare l'appartenenza alla nobiltà di una famiglia che nel territorio è nobile da 300-400 anni, e che per giunta è stata creata tale da fons honorum completamente diverso quando non facente parte essa stessa del fons honorum (si vedano in un certo senso i patrizi, per esempio).

Altra cosa è invece privare degli effetti e dei privilegi che la nobiltà porta con sè (per esempio, estendendo la possibilità di essere dottore collegiato in una città a tutti, non solo ai nobili, togliere il diritto di riscossione delle decime, ecc).
M.Brivio
 
Messaggi: 665
Iscritto il: sabato 23 dicembre 2006, 17:29

Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 5 maggio 2014, 17:47

M.Brivio ha scritto:
Delehaye ha scritto:"Qualunque suddito di Sua Maestà nella Lombardia Austriaca, che si fosse fatto dichiarare nobile, od avesse riportato da qualunque principe, sia ecclesiastico sia secolare titolo d'onore, non sarà considerato per tale, quando non provi un'antica nobiltà, o dovesserne in possesso prima dell'anno 1640, o ne abbia da Sua Maestà riportata la confermazione, e questa fatta insinuare negli atti del Tribunale."


ciò significa che anche Sua Maestà faceva dipendere le sue considerazioni di nobiltà da prove e dal concetto di nobiltà esistente prima del suo regno (quando, se parliamo del Ducato di Milano, vi era il patriziato, per esempio). Sbaglio?

Delehaye ha scritto:"I figli e discendenti de' nobili come sopra, se avranno degenarato dalla nobiltà de' loro maggiori, non potranno essere considerati nobili e capaci delle distinzioni permesse col seguente editto. Che se il difetto sarà sopra dell'avo, e non oltrepassi due generazioni, oppure se questi figli e discendenti avranno riportato da sua Maestà il privilegio di ripristinazione, anche questi saranno considerati capaci di distinzioni portate col seguente editto."


Anche la nostra costituzione ignora (= non considera) i nobili. Non li ha aboliti.
Riguardo la degenerazione (il termine di per sè potrebbe indicare tutto e niente), ecco cosa riporta una sentenza del 1819, che riconobbe l'antica nobiltà milanese a un ramo di una famiglia milanese, i cui membri erano divenuti contadini possidenti che lavoravano le loro terre; così si pronunciavano i giudici: "ritenendosi che la nobiltà possa parificarsi a un fedecommesso di famiglia ove ciascuna ne ha il diritto alla successione per effetto della propria vocazione, la trascuranza degli antenati non potrebbe privarlo di quel privilegio originario che appartiene alla sua famiglia" A ogni modo, Maria Teresa poteva solo limitarsi a non riconoscere la nobiltà conferita da altro fons honorum (e l'editto stesso non parla mai di dichiarare/abolire la nobiltà di qualcuno); sarebbe infatti abbastanza assurdo che un sovrano pretenda di cancellare l'appartenenza alla nobiltà di una famiglia che nel territorio è nobile da 300-400 anni, e che per giunta è stata creata tale da fons honorum completamente diverso quando non facente parte essa stessa del fons honorum (si vedano in un certo senso i patrizi, per esempio).

Altra cosa è invece privare degli effetti e dei privilegi che la nobiltà porta con sè (per esempio, estendendo la possibilità di essere dottore collegiato in una città a tutti, non solo ai nobili, togliere il diritto di riscossione delle decime, ecc).



Semplice , consequenziale e sintetico.
I miei complimenti a M. Brivio !
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » lunedì 5 maggio 2014, 18:01

ovunque, anche nel regno di napoli/sicilia/duesicilie chi aspirava alla nobiltà "civica" doveva presentare prove, ovunque!
questo non voleva dire che le prove presentate sarebbero state vincolanti il giudizio ultimo e sovrano di chi deteneva il potere.
se io mio padre e mio nonno vivevamo more nobilium etc etc etc e lo potevamo provare avevamo i requisiti per poter diventare nobili; ma nobili lo diventevamo solo se ci fosse stato un giudizio (di quelle prove e d'altro...) positivo del sovrano. e potevamo rimanere nobili se continuavamo nel more nobilium!

non basta saper fare il medico... bisogna anche sostenere e superate tutti gli esami del corso di laurea... sostenere e superare l'esame finale di laurea... e ancora non si è medici, ma solo dottori in medicina. per essere medici bisogna sostenere e superare l'esame di stato abilitativo... ma se si fa qualche cappellata si può perfino essere radiati! e quindi non essere più medici! parafrasando! ;)
poi figurarsi, ci son tanti casi di bravissimi sedicenti "medici" e/o "odontoiatri" che non avevano neppure la laurea...

una cosa è la "considerazione" che si poteva avere dei nobili in un regno un'altra in quello stato che abolendo il regno si erge a repubblica! nevvero?
paragonare le 2 "considerazioni" mi sembra un tantinello artatamente forzoso! ;)

è ovvio che Maria Teresa poteva non riconoscere nel SUO regno dei nobili creati da precedenti sovrani. queste persone erano dunque NON nobili, con tutto ciò che ne conseguiva negli effetti pratici... nel regno teresino! rimanevano "nobili" privatamente e/o moralmente (se così si può dire...)...

altro discorso è la "follia" di accedere alla nobiltà nel (ad esempio) XV secolo, perchè 3 generazioni hanno vissuto more nobilium, e definirsi oggi ancora "nobili"... anche se per generazioni si sia stati (ad esempio) furfanti & tagliagole... come se la "nobiltà" una volta "presa" non degradasse MAI!

ricordiamoci che le fonti del diritto hanno delle gerarchie... e che una sentenza di tribunale rispetto ad un editto imperiale... forse forse sta qualche scalino sotto ...
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 5 maggio 2014, 18:49

Caro Vincenzo, alcuni tuoi dubbi sono più che leciti.
Mi sembra però che tu per altri aspetti stia correndo troppo tralasciando cose importanti.

Per quanto riguarda la Nobiltà del Regno anzitutto non puoi non tenere in considerazione ciò che pensava l'uomo dell'età moderna.
Leggendo i volumi di tutti i maggiori cronisti dell'epoca che hanno scritto di nobiltà e di famiglie nobili senza dubbio emergono degli elementi interessanti.

Ammirato, Bacco, Beltrano, Pacichelli, Lumaga, il padre Fiore per la Calabria e tanti tanti altri, parlano di famiglie nobili e nobiltà, questo è un fatto che non puoi trascurare.
Lo erano davvero nobili quelle famiglie citate? O meglio alla metà del Settecento i discendenti di quelle famiglie avevano i requisiti richiesti dal re?
Forse no. Ma quanto è importante?
Mi spiego meglio : la società considerava tali famiglie in un certo modo.
E' cambiato qualcosa con il real dispaccio del 1758 o con il real dispaccio del 1770? Assolutamente no.
Il fatto stesso che il re dopo 12 anni ha dovuto fare un nuovo dispaccio sullo stesso argomento la dice lunga...

Dunque direi anzitutto che non è la giurisprudenza che fa la nobiltà (o almeno non è la causa principale) ma è la società stessa in cui quelle famiglie risiedono e quelle famiglie hanno contribuito a costruire che riconosce come nobili determinate famiglie.

Per concludere metterei su due piani differenti la questione giurisprudenziale e la questione sociale.
Confonderli non è assolutamente utile per il dibattito scientifico.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » lunedì 5 maggio 2014, 19:09

le grandi famiglie nobili per secoli hanno vissuto more nobilium e sovrano dopo sovrano sono state riconosciute nobili... quindi, giuridicamente lo sono nobili! [notworthy.gif]

parliamo delle millemila famiglie "Esposito" nobili... del passato e d'oggi... famiglie che hanno avuto sprazzi di 3, 4, finanche 5 fulgide generazioni e poi... son nobili anche oggi? o lo erano dopo le varie degradazioni? [zip.gif]

dare più peso a testi "sacri" di una decina, di un centinaio di commentatori d'araldica e di nobiltà e "gettare nel fosso" centinaia di provvedimenti normo-legislativi??? [hmm.gif] certo è una posizione (forse neppure questa molto scientifica)! non la mia, e non credo che sia l'unico folle a pensarla così! ;)
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
Avatar utente
Delehaye
 
Messaggi: 2332
Iscritto il: martedì 28 febbraio 2012, 1:42
Località: Napoli

Re: Nobiltà generica

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 5 maggio 2014, 20:17

Io separerei anche il giudizio sulla nobiltà in età moderna da quello sulle odierne famiglie nobilitate.
Mettere in discussione troppi argomenti non è producente per il dibattito.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7469
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

PrecedenteProssimo

Torna a Piazza Principale / Main Square



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 15 ospiti