Nobiltà generica

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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » mercoledì 23 aprile 2014, 23:50

GENS VALERIA ha scritto: Finché la legislazione araldica-nobiliare dello
stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese
non viene citato con precisione, considero esclusivamente quello che è di pubblico dominio.
Sarei felice tutti seguissero questa metodica, almeno in questo forum e su questo punto sono molto deciso .


certo che dare le fonti è sempre auspicabile! e chi dice il contrario? ;)

così giusto per cominciare:
a) https://play.google.com/books/reader?id ... er=0&hl=it
b) https://play.google.com/books/reader?id ... pg=GBS.PP1
e poi quello che è la Storia delle Due Sicilie (in quanto estensione territoriale unitaria e statuale):
c) titolatura di Marchese in Sicilia (1334, 1433, 1509, 1543, etc.), di Duca (1554, etc.), di Principe (1563, etc.)
d) la congiura dei baroni del 1485 e la reazione regia fino al 1491
d) i ribaltamenti di fronte franco-spagnoli (angioini/aragonesi) del 1528 e la "benevolentia" di carlo V del 1529/1530
e) la rivoluzione e la reale repubblica 1647/1648
f) la rivolta della nobiltà antispagnola del 1701

sarebbe interessante creare un locus adatto dove disquisire (per fonti!) della legislazione della normativa e della prassi araldico-nobiliare locale! così da sfatare (se ce ne fosse ancora bisogno...) il mito che ciò che valeva in un luogo ed in un tempo fosse universale e valesse per tutti sempre ;)
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tal dei Tali » giovedì 24 aprile 2014, 2:50

Leggo: "Una vera cornucopia di corone di ogni foggia per tutti i gusti 3-5 fioroni , 2-4 perle o punte ( visibili ) timbrano gli stemmi delle famiglie di nobiltà civica di Cosenza dell' inizio del Secolo XVIII".
Questo è esatto.. nulla di strano!
Ma contrasta con ciò che Gens Valeria sostiene invece nei post precedenti, attribuendo a certe famiglie di "distinta civiltà" - in special modo meridionali - l'uso di corone inappropriate al loro rango.
Una cosa è la "distinta civiltà".. altra la "nobiltà civica"
Se queste famiglie (che lei definisce di "nobiltà civica", nonostante il Castiglion Morelli sia chiaro nel dire "Inoltre in questo nostro ceto di nobili sono, nell’uno e nell’altro [dentro e fuori Sedile], principi, duchi, alcuni marchesi, parecchi signori, detti baroni, che quanto siano di ornamento alla nostra città non c’è chi non rettamente conosca e quanto di gloria e decoro abbiano per la progenie le proprie insegne di nobiltà, come gli ordini militari di San Girolamo, di San Giacomo, di Calatrava e di tanti altri, che massimamente fanno da ornamento al sangue..") usarono corone nobiliari sui propri stemmi, non fu certo per un abuso o una indisciplinata abitudine tutta meridionale, ma usarono corone sui propri stemmi familiari, e personali, SOLO perché effettivamente nobili (feudali, titolate, civiche, decurionali, togali etc. etc..), tralasciando le rilevanti distinzioni che, solo dall'Unità d'Italia in poi, contraddistingueranno una corona da un'altra.
E se gli stemmari propongono una ricca diversificazione di fogge, lo si deve solo a questioni di estro, di moda del momento e costumanze locali.
Ma mai, da "topo di Archivio" quale sono, ho riscontrato casi di abuso o di "appropriazione indebita" da parte di famiglie che non avevano alcun diritto ad innalzare armi, men che meno corone.
Questo avveniva nella nobilissima Cosenza e nel resto della Penisola italiana; così come pure non era infrequente che famiglie di antica nobiltà generosa e titolata usassero innalzare il proprio stemma con il solo elmo e gli svolazzi e senza corone di alcun tipo.
Occorre poi ricordare che nel meridione d'Italia l'idea della "distinta civiltà" è un concetto che prima del 1800 è quasi impossibile da sostenere, mancando i presupposti sociali, legislativi ed economici per sostenere l'ascesa di famiglie che non fossero in qualche modo già legate per estrazione ad ambienti di natura nobiliare o gentilizia.
Il che rende impossibile, almeno fino al XIX secolo, sostenere scientificamente gli assunti letti sopra.
Concludendo: la corona, di molte forme e dimensioni, fu sempre segno distintivo della nobiltà.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 24 aprile 2014, 8:54

Se queste famiglie (che lei definisce di "nobiltà civica", nonostante il Castiglion Morelli sia chiaro nel dire "Inoltre in questo nostro ceto di nobili sono, nell’uno e nell’altro [dentro e fuori Sedile], principi, duchi, alcuni marchesi, parecchi signori, detti baroni, che quanto siano di ornamento alla nostra città non c’è chi non rettamente conosca e quanto di gloria e decoro abbiano per la progenie le proprie insegne di nobiltà, come gli ordini militari di San Girolamo, di San Giacomo, di Calatrava e di tanti altri, che massimamente fanno da ornamento al sangue..") usarono corone nobiliari sui propri stemmi, non fu certo per un abuso o una indisciplinata abitudine tutta meridionale, ma usarono corone sui propri stemmi familiari, e personali, SOLO perché effettivamente nobili (feudali, titolate, civiche, decurionali, togali etc. etc..), tralasciando le rilevanti distinzioni che, solo dall'Unità d'Italia in poi, contraddistingueranno una corona da un'altra.
E se gli stemmari propongono una ricca diversificazione di fogge, lo si deve solo a questioni di estro, di moda del momento e costumanze locali.
Ma mai, da "topo di Archivio" quale sono, ho riscontrato casi di abuso o di "appropriazione indebita" da parte di famiglie che non avevano alcun diritto ad innalzare armi, men che meno corone.

Qui , gentile amico dovremmo intenderci su ciò che viene definito famiglia nobile. Agli inizi del Settecento ( anni a Cosenza gli uffici ed i sedili venivano occupati dai Patrizi ( nobili patentati ) e dai cosiddetti " Onorati Cittadini ", famiglie distinte non riconosciute propriamente come nobili né dal patriziato , né dal sovrano ma contemplate dagli Statuti cittadini, esse usavano timbrare i propri stemmi con corone .
Quindi ci troviamo di fronte a nobili di fatto , distinti dai patrizi i quali facevano uso pacifico di corone :
Meglio,si tratta di quella "zona grigia" tra nobiltà di fatto e nobiltà di patente , della quale scrivevo qualche intervento fa .
Se gli stemmari propongono una ricca diversificazione di fogge, lo si deve solo a questioni di estro, di moda del momento e costumanze locali.
Non si tratta quindi di abuso, quindi ma di uso consapevole e pacificamente accettato, tra le costumanze locali vi era anche quella di coronare gli stemmi degli " Onorati Cittadini " i quali occupavano i sedili accanto ai patrizi.

Cordialmente
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » giovedì 24 aprile 2014, 9:43

GENS VALERIA ha scritto:Qui , gentile amico dovremmo intenderci su ciò che viene definito famiglia nobile. Agli inizi del Settecento ( anni a Cosenza gli uffici ed i sedili venivano occupati dai Patrizi ( nobili patentati ) e dai cosiddetti " Onorati Cittadini ", famiglie distinte non riconosciute propriamente come nobili né dal patriziato , né dal sovrano ma contemplate dagli Statuti cittadini, esse usavano timbrare i propri stemmi con corone .
Quindi ci troviamo di fronte a nobili di fatto , distinti dai patrizi i quali facevano uso pacifico di corone :
Meglio,si tratta di quella "zona grigia" tra nobiltà di fatto e nobiltà di patente , della quale scrivevo qualche intervento fa .

(n.b.: miei i grassetti)

nobili "propriamente non riconosciuti" (quindi, "impropriamente-nobili"!)? nobili "in zona grigia"? "nobili di fatto"? [hmm.gif] [nonono.gif] [yikes.gif] [crybaby.gif]
nei Regni di Napoli/Sicilia/Due Sicilie borbonici/napoleonici/murattiani (1735-1861) [ed anche dopo nel Regno d'Italia dal 1861 al 1946] si era Nobili solo e soltanto con assenso regio! così era la legislazione vigente!
Ed anche prima negli Stati ACCENTRATI di Napoli e Sicilia, sotto le piramidali dinastie sveve, angioine, aragonesi, spagnole, che storto o morto rappresentavano il Governo in quei territori e tempi, le spinte "autonomistiche" della nobiltà o autopresunta tale furono spessissimo represse nel sangue!
se poi vogliano dare "patenti" di nobiltà a chi commetteva di fatto (questa volta la locuzione è azzeccatissima!) un abuso... vabbè!
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 24 aprile 2014, 10:55

Delehaye ha scritto:
nobili "propriamente non riconosciuti" (quindi, "impropriamente-nobili"!)? nobili "in zona grigia"? "nobili di fatto"? [hmm.gif] [nonono.gif] [yikes.gif] [crybaby.gif]
nei Regni di Napoli/Sicilia/Due Sicilie borbonici/napoleonici/murattiani (1735-1861) [ed anche dopo nel Regno d'Italia dal 1861 al 1946] si era Nobili solo e soltanto con assenso regio! così era la legislazione vigente!
Ed anche prima negli Stati ACCENTRATI di Napoli e Sicilia, sotto le piramidali dinastie sveve, angioine, aragonesi, spagnole, che storto o morto rappresentavano il Governo in quei territori e tempi, le spinte "autonomistiche" della nobiltà o autopresunta tale furono spessissimo represse nel sangue!
se poi vogliano dare "patenti" di nobiltà a chi commetteva di fatto (questa volta la locuzione è azzeccatissima!) un abuso... vabbè!

Il concetto e l'espressione di nobiltà di fatto non è mia ma di alcuni eminenti storici studiosi della nobiltà .
Noto, a malincuore , la tua caparbietà nel non volere mettere a fuoco la discussione, di fronte ad argomentazioni ben documentate, che non riesci a confutare facendo interventi non confortati da prove documentarie ma farciti di luoghi comuni e slogan e nozioni legislative di periodi storici ( 1735-1861 ) non pertinenti al discorso.
Purtroppo mi rammarico nel vedere affossare per l'ennesima volta un argomento interessante a causa della tua scarsa conoscenza della materia .

Quello che ho scritto mi sembra sufficiente per comprendere la domanda di noxlotar nel topic, ovviamente non interverrò ulteriormente.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tal dei Tali » giovedì 24 aprile 2014, 13:29

Evitando ulteriori e pruriginose disquisizioni, vorrei concludere il mio pensiero rispondendo a Loxnotar.
In merito al Suo iniziale quesito, è giusto ciò che scrive l'amico Gens Valeria: "..quando parliamo di nobiltà non titolata l'argomento va contestato nello spazio e nel tempo dove essa maturò".
Quanto al dubbio nato dalla presenza di una corona su stemma ottocentesco, si può serenamente affermare - forse sintetizzando - che essa (corona) fu, proprio dall'800 in poi elemento indicativo della classe decurionale cittadina, godente nobiltà de jure.. ma anche nobiltà de facto, come moltissimi e illustri studiosi moderni hanno dimostrato.
STOP :)
Cambiando poi argomento, trovo interessante per noi tutti analizzare la situazione di una città, Cosenza (seconda a Napoli per molti anni), in cui - fino al 1565 - non vi era cosiddetta "nobiltà chiusa".
Fu solo nel 1681 che Carlo II conferì alla nobiltà cosentina la forma e la prerogativa di "Sedile chiuso".
Accadde però, come l'ottimo Andreotti ci tramanda nel suo Storia dei Cosentini che questa "serrata" provocò la reazione di molte altre famiglie che "comechè nobili" non rientrarono (le ragioni non furono certamente dettate dalla purezza o meno del sangue loro rispetto a quello delle altre) nell'elenco previsto, pur godenti di tutte le prerogative godute dalle famiglie del primo ceto.
Le famiglie "escluse" rientrarono in quella classe che è nota come "degli Onorati", che unitamente ai "Nobili" deterrà poi il controllo delle magistrature e degli uffici cittadini. Non è un caso che per Cosenza, così come per la vicina Rossano si parli di governo "misto".
Chi erano, se non nobili "esclusi", queste famiglie "onorate"?
E' dunque probabile e legittimo che in qualche stemmario, famiglie "onorate" dalla fine del '600 in poi fossero illustrate da stemmi sormontati da corone nobiliari.
Cosa molto diversa si dirà in merito a casi di famiglie borghesi che, raggiunta la "distinta civiltà" verranno ammesse DAL XVII SECOLO IN POI alla gestione del potere cittadino.
In breve.. per capire quale sia la nobiltà o notabilità della famiglia titolare dello stemma descritto da loxnotar, non è sufficiente la presenza di una corona.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 24 aprile 2014, 14:12

Tal dei Tali ha scritto:E' dunque probabile e legittimo che in qualche stemmario, famiglie "onorate" dalla fine del '600 in poi fossero illustrate da stemmi sormontati da corone nobiliari.
Cosa molto diversa si dirà in merito a casi di famiglie borghesi che, raggiunta la "distinta civiltà" verranno ammesse DAL XVII SECOLO IN POI alla gestione del potere cittadino.
In breve.. per capire quale sia la nobiltà o notabilità della famiglia titolare dello stemma descritto da loxnotar, non è sufficiente la presenza di una corona

.. ma la presenza di una corona è giustificata e/o tollerata , per antica consuetudine , per quelle famiglie che costituirono per secoli il ceto dirigente delle città .

Il patriziato o nobiltà cittadina nella quale era sovrano una forma di autogoverno e cooptazione aristocratica, priva di regio assenso , in realtà fu storicamente caratteristica dell'Italia centro-settentrionale, dal Friuli fino alla Sabina.

Per evitare che quello che scrivo sia considerato parto insensato di una mente esaltata , consiglio la lettura de :
“ Le aristocrazie, dai signori rurali al patriziato” libro scritto a sei mani dai docenti universitari: Renato Bordone , Guido Castelnuovo , Gian Maria Varanini.
Edizioni Laterza, dove il concetto di
nobiltà di fatto
è qui ben articolata.

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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tal dei Tali » giovedì 24 aprile 2014, 14:21

Su questo punto siamo perfettamente d'accordo.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » giovedì 24 aprile 2014, 15:01

Tal dei Tali ha scritto:Le famiglie "escluse" rientrarono in quella classe che è nota come "degli Onorati", che unitamente ai "Nobili" deterrà poi il controllo delle magistrature e degli uffici cittadini. Non è un caso che per Cosenza, così come per la vicina Rossano si parli di governo "misto".
Chi erano, se non nobili "esclusi", queste famiglie "onorate"?


siamo seri! o si era Nobili o si era Onorati! dire che gli Onorati erano Nobili-esclusi... è alquanto... ridicolo! suvvia!!!

tornando alle domande iniziali:
loxnotar ha scritto:E' vero che la nobiltà generica, o di terzo tipo non necessitava di un riconoscimento del sovrano, era sufficiente il "more nobilium"?

loxnotar ha scritto:lo stemma (che io posseggo)era addirittura posto nella chiesa del Paese(Santopadre),in affresco e sul portale di una casa ottocentesca di un comune vicino(Roccasecca) ed un testo ottocentesco la annovera tra le famiglie nobili..Boh??

quindi parliamo del Regno delle Due Sicilie - Provincia di Terra di Lavoro nel XIX Sec.
qui vigevano le leggi borboniche, in altro topic ampiamente trascritte e puntualizzate con fonti e pubblicazioni ufficili del Regno!
e le leggi allora vigenti imponevano il riconoscimento regio! se poi in altre parti ed in altro tempo le cose erano diverse... ben per loro!

Il Reale Dispaccio del 25 gennaio 1756 infatti regolò la Nobiltà in tre gradi e distinse la Nobiltà generosa, la Nobiltà di privilegio e la Nobiltà legale (o civile):
"La terza chiamata Legale, o sia Civile comprenda quelli, i quali facciano costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città
demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono
sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene"

Per essere quindi nobili “semplici”, ovvero della terza classe/legale/civile, era indispensabile avere i requisiti di 3 generazioni vissute more nobilium (Real Dispaccio del 16 ottobre 1743) ed era indispensabile che ciò venisse constatato mediante accertamento da parte di Organi competenti e conseguente regio consenso ed esecutorato.

Il fatto che in un non meglio identificato testo quella famiglia fosse detta nobile, non è detto che essa lo sia davvero!
sarebbe utile e giusto che si trovasse negli archivi l'esecutorato di quella eventuale entrata in nobiltà!
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 24 aprile 2014, 15:52

Delehaye ha scritto:
Tal dei Tali ha scritto:Le famiglie "escluse" rientrarono in quella classe che è nota come "degli Onorati", che unitamente ai "Nobili" deterrà poi il controllo delle magistrature e degli uffici cittadini. Non è un caso che per Cosenza, così come per la vicina Rossano si parli di governo "misto".
Chi erano, se non nobili "esclusi", queste famiglie "onorate"?


siamo seri! o si era Nobili o si era Onorati! dire che gli Onorati erano Nobili-esclusi... è alquanto... ridicolo! suvvia!!!

tornando alle domande iniziali:
loxnotar ha scritto:E' vero che la nobiltà generica, o di terzo tipo non necessitava di un riconoscimento del sovrano, era sufficiente il "more nobilium"?

loxnotar ha scritto:lo stemma (che io posseggo)era addirittura posto nella chiesa del Paese(Santopadre),in affresco e sul portale di una casa ottocentesca di un comune vicino(Roccasecca) ed un testo ottocentesco la annovera tra le famiglie nobili..Boh??

quindi parliamo del Regno delle Due Sicilie - Provincia di Terra di Lavoro nel XIX Sec.
qui vigevano le leggi borboniche, in altro topic ampiamente trascritte e puntualizzate con fonti e pubblicazioni ufficili del Regno!
e le leggi allora vigenti imponevano il riconoscimento regio! se poi in altre parti ed in altro tempo le cose erano diverse... ben per loro!

Il Reale Dispaccio del 25 gennaio 1756 infatti regolò la Nobiltà in tre gradi e distinse la Nobiltà generosa, la Nobiltà di privilegio e la Nobiltà legale (o civile):
"La terza chiamata Legale, o sia Civile comprenda quelli, i quali facciano costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città
demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono
sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene"

Per essere quindi nobili “semplici”, ovvero della terza classe/legale/civile, era indispensabile avere i requisiti di 3 generazioni vissute more nobilium (Real Dispaccio del 16 ottobre 1743) ed era indispensabile che ciò venisse constatato mediante accertamento da parte di Organi competenti e conseguente regio consenso ed esecutorato.

Il fatto che in un non meglio identificato testo quella famiglia fosse detta nobile, non è detto che essa lo sia davvero!
sarebbe utile e giusto che si trovasse negli archivi l'esecutorato di quella eventuale entrata in nobiltà!


Sei fuori strada.
Studia , informati, ma soprattutto leggi libri che trattano seriamente della materia ( disponibili anche in prestito bibliotecario ), a zampettare e navigare in web sono in grado tutti .
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » giovedì 24 aprile 2014, 17:09

nobili si nasce... qualcuno ci diventa. ma non tutti!
ma la nobiltà si può anche perdere, essa sia di nascita o meno!
;)

p.s.: in quale libro si dice che la legislazione vigente borbonica NON era applicabile? te ne sarei grato, magari vado a farmi imprestrare il libro da qualche biblioteca, semmai riuscissi a poi leggerlo ed a capirlo, SAI le mia facoltà intellettive... son bacate e vaganti... ;)
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tal dei Tali » giovedì 24 aprile 2014, 18:53

Signor Deleaye
la sua è una capziosa sintesi di un discorso ben più articolato, il cui significato non conduceva affatto all'interpretazione che Lei vuol far intendere.
Ad ogni modo.. mi accorgo che il fine di questi confronti non è certamente di arricchimento per nessuno di noi, men che meno per l'amico loxnotar.
Ergo, auguro a Lei e agli altri partecipanti una piacevole serata.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » venerdì 25 aprile 2014, 9:11

la capziosità sta anche nel considerare solo la cd. "consuetudine" ed il "così fan tutti" e NON la normativa e legislazione vigenti all'epoca e nel luogo di pertinenza (alta Provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie borbonico del XIX sec.)!

poi GensValeria, mi fa specie che proprio tu che sei così giustissimamente ligio alla serissima ricerca storica genealogica (provare sempre l'ascendenza da figlio a padre a nonno ad avi tramite documentazione ufficiale probante d'anagrafe comunale e/o parrocchiale e/o tramite atti d'archivi notarili, e non su generiche e spesso fallaci attestazioni "privatistiche"...) in campo araldico salti la barricata e abbracci tout-court la consuetudine o lo stemmario di tizio e di caio (sappiamo tutti quanti errori/orrori ci sono perfino nei testi "sacri" araldico-genealogici! e che, quindi, essi vanno presi con il beneficio d'inventario e che andrebbero confutati con documentazione probante - come tu stesso affermi correttissimamente per la parte genealogica!) e non prendi in considerazione quanto di più probante ci sia: la legislazione vigente in quel dato luogo ed in quel dato tempo...

loxnotar ha fatto delle domande precise. precisamente, anche con i Reali Dispacci vigenti all'epoca, è stato risposto...

poi l'atavica disputa fra chi sostiene che la nobiltà (alcuni suoi settori) sia svicolata da qualsiasi controllo e dominio del dominus territoriale (cosa che è realmente accaduta in alcuni luoghi e/o in alcuni tempi in parti del territorio italiano - e chi lo nega???) e chi invece sostiene che in alcune parti e/o in alcune zone d'italia tutta la nobiltà (precisando che o si è nobili o non lo si è! escludendo le fantasiose figure dei quasi-nobili... e che la nobiltà si ha in vari modi e la si può perfino perdere!) era sotto il detto controllo e dominio del dominus, non si risolverà! son scuole di pensiero. che vanno riportate entrambe per correttezza a chi è un neofita. proprio per il suo arricchimento! tacciare d'ignoranza e di minus habens chi è dell'altra posizione... però non è per nulla corretto nè d'arricchimento nè nobile nella sua accezione etica e morale ed anche di creanza e di educazione!
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 26 aprile 2014, 15:02

Aspettavo qualche intervento autorevole ma noto che la digestione dell' abbacchio ha tempi molto prolungati ...

Delehaye ha scritto:in quale libro si dice che la legislazione vigente borbonica NON era applicabile? te ne sarei grato, magari vado a farmi imprestrare il libro da qualche biblioteca, semmai riuscissi a poi leggerlo ed a capirlo, SAI le mia facoltà intellettive... son bacate e vaganti...


Sarebbe molto più semplice domandarsi perché la legislazione borbonica non era applicabile nella seconda metà del Secolo XIX°:

Tra la caduta del Regno delle Due Sicilie ( 1861) e l' emanazione di nuovi regolamenti araldici del Regno d'Italia ( 1905 ) , ci fu un vuoto legislativo araldico , durante il quale è probabile sia stato costruito il palazzo del quale scriveva loxnotar o comunque lo stemma lapideo correlato di corona "incriminata" .
Francamente non mi figuro squadre di scalpellini battere le contrade del Sud a caccia di corone improprie per eliminarle precedentemente né posteriormente, considerato che il palazzo in questione la conserva tuttora.
Quanti stemmi coronati nei musei, nei palazzi e nelle chiese delle nostre città , quanta ricchezza di storia civica !
Quante sono attualmente presenti nel Libro d'Oro della Consulta Araldica ? Pochi ... pochi.

poi GensValeria, mi fa specie che proprio tu che sei così giustissimamente ligio alla serissima ricerca storica genealogica (provare sempre l'ascendenza da figlio a padre a nonno ad avi tramite documentazione ufficiale probante d'anagrafe comunale e/o parrocchiale e/o tramite atti d'archivi notarili, e non su generiche e spesso fallaci attestazioni "privatistiche"...) in campo araldico salti la barricata e abbracci tout-court la consuetudine o lo stemmario di tizio e di caio (sappiamo tutti quanti errori/orrori ci sono perfino nei testi "sacri" araldico-genealogici! e che, quindi, essi vanno presi con il beneficio d'inventario e che andrebbero confutati con documentazione probante - come tu stesso affermi correttissimamente per la parte genealogica!) e non prendi in considerazione quanto di più probante ci sia: la legislazione vigente in quel dato luogo ed in quel dato tempo...


La ricerca storica è una disciplina che di basa fu fatti precisi e come tale va affrontata con estremo rigore scientifico.
Quando parliamo di araldica parliamo sempre di una scienza , ma estremamente più ... elastica e certamente viva e mutevole . Es : non si dovrebbe porre metallo su metallo in realtà si fa , etc.
L'araldica è legata anche con la sociologia , il pensiero ( es: tiara o mitria papale ? ) quindi con la storia e del ruolo occupato nella storia dalla propria famiglia , e qui veniamo alla corona che orna uno stemma:

Abbiamo visto che nei Regni del Sud fino al 1756 non vi fu una legislazione araldico nobiliare organica . Non ho scritto che non ne esistesse affatto e che il pescatore di Capri potesse inventarsi titolo e stemma coronato , ma che famiglie che esercitassero il potere in alcune zone e vivessero in modo distinto , fossero cooptate quali nobili nel ceto dirigente e tali fossero ritenuti pacificamente dalla popolazione è una realtà , come è una realtà il fatto che la loro collocazione tra i loro pari e la gente talvolta proseguisse quale nobiltà di cortesia nel tempo , una volta mutate le condizioni politiche , sociali , istituzionali .

Esattamente come al giorno d'oggi in Italia, persa la funzione giuridico-funzionale , per tutte le famiglie che si richiamano alla nobiltà, rimangono quella storico-culturali.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » sabato 26 aprile 2014, 16:35

1) si è parlato di un generico "ottocento"
loxnotar ha scritto:il mio dubbio nasceva dal fatto che ho ritrovato uno stemma di famiglia di epoca ottocentesca...
... non del 1860-1899! perchè allora non potrebbe essere il 1800-1861??? ;) e quindi si rientra nella legislazione borbonica??? in fondo il mio ragionamento copre il 60% degli anni a disposizione ed il tuo solo il 40% ;) no?

2) vuoto legislativo tra il 1861 ed il 1905... beh in vacatio legis varrebbero le legislazioni precedenti se non in contrasto con le nuove leggi... esisteva comunque la legislazione araldico-nobiliare borbonica e quella savoiarda... con preminenza, naturalmente di quella savoiarda perchè erano i governanti... ovvio! ed il fatto che il sig. tal dei tali in momento di "vuoto legislativo" (sic! ma poi non scordiamoci che c'era il massimario della Consulta araldica del regno d'italia che regolamentava ma materi aben prima della legislazione del 1905...) s'alzi uno stemma coronato... non è certo una azione molto... nobile... soprattutto se poi quella nobiltà poteva non essere provata... (ovviamente non insinuo cose negative sull'avo di loxnotar, ma ne faccio una discussione avulsa dalle persone e dai personaggi! ci mancherebbe!) un'azione anzi da censurare, e non da esaltare per la "ricchezza di storia civica", sennò dovremmo bearci anche e pure degli innumerevoli ordini farlocchi, perchè così le collezioni di faleristica potrebbero oltremodo arricchirsi! nevvero?

3) torme di scalpellini durante le repubbliche napoleoniche in italia invece girarono... ;) (vd. Encicl.Treccani, ad esempio)

4) la legislazione borbonica araldico-nobiliare non nasce nel 1756... suvvia... siamo seri!!! il corpus delle prammatiche del vicereame spagnolo s'accolse di fatto per intero nella legislazione borbonica che s'affinò poi con proprie prammatiche (ricordo quella sul "de feudis" ad esempio) ed ilrescritto del 1743 ad esempio...

5) nella napoli post 2GM esisteva un personaggio (realmente esistito): il sindaco del rione sanità... aveva rispetto ed esercitava un vero potere sul territorio, potere sia militare che economico che di relazioni... ma NON era un sindaco... eppure la popolazione pendeva dalle sue lòabbra e dalle sua gesta... e mi fermo a parlare del 2° dopoguerra e non m'addentro degli "altri"stati che OGGI vivono e pasciono di proprie regole nei territori della repubbloica italiana... :x
il fatto che esisteva un riconoscimento popolare NON toglie che fosse, secondo la legislazioen vigente, un abuso (ovviamente se non c'era quello regio!)!

nessuno nega l'esistenza della nobiltà autogemmata ed autogenerante... ma nel regno di napoli/sicilia/duesicilie questa cosa non esisteva. esisteva una legislazione chiarissima che si esplicava nei riconoscimenti nobiliari nell'assenso regio. punto. tutto il resto era, secondo la legge dell'epoca, un abuso! in altri luogi e/o tempi non era così? ok. ma li ed in quel luogo era così!
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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