Inizialmente era anche il distintivo dell'associazione patriottica "pro dalmazia" la quale venne legalmente costituita in Italia nel 1919 subito dopo la fine della guerra. Essa rivendicava l'italianità della Dalmazia. L’originaria impostazione irredentista e tardo risorgimentale della “Pro Dalmazia” si trasformò negli anni anche a seguito dell'appoggio alla nascente ideologia fascista. fu così che l'associazione non puntò solo, come pure dichiarava nel programma, alla “difesa dell’italianità in Dalmazia", ma intese imporre, in nome dell’antica romanità, una pretesa superiorità etnica. Il 4 novembre 1928, la “Pro Dalmazia” venne assorbita nel “Comitato d’azione Dalmatica”, sorto "
allo scopo di uniformare alle direttive del Regime e di rendere sempre più efficace ed omogenea l’azione per la difesa dell’italianità e dei diritti d’Italia nella Dalmazia". Tra il 1929 e il 1930 la nuova associazione, che ebbe sede in Milano, finì sotto il totale controllo del regime fascista.
Venne creato anche un sistema premiale:

Questa croce in metallo dorato e bracci smaltati di rosso, uniti tra loro da quattro nodi Savoia in smalto azzurro e oro, con al centro lo stemma della Dalmazia con le tre teste di leopardo coronate, sormontato dal Leone di San Marco, è conosciuta tra i collezionisti con diversi nomi: croce dalmatica, croce dei voilontari di dalmazia, croce dalmata di benemerenza.
Esiste in più versioni: con nastro azzurro o con spilla posteriore, con bracci smaltati di blu o di rosso. E' probabile quindi che le classi di merito fossero due, anche per le diverse dimensioni delle croci: circa 30 mm quella di seconda classe con nastro e 40 mm quella di prima classe con spillo posteriore come questo esemplare realizzato e marcato sul retro dalla F.lli Lorioli di Milano e completa della sua scatola di presentazione originale azzurra.