Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
RobertoC ha scritto:Gentili amici, entro in questa sezione del forum decisamente in punta di piedi, e ciò in quanto questa disciplina di cui si tratta, l'araldica, è dal sottoscritto scarsamente sconosciuta. Se lo faccio, tuttavia, turbando il vostro legittimo scambio,
Il nostro scambio è anche il tuo, caro Roberto. E questo tuo interessantissimo insieme di quesiti ne è la prova.
è per chiamarvi a correggere qualche mia riflessione, e per aiutarmi a comprendere alcune questioni.
Tutti traiamo vantaggi dal sensato e reciproco scambio di opinioni e conoscenze.
Credo di aver capito che l'araldica sia fondamentalmente una disciplina del segno grafico (quindi dei sememi), di cui studia ed interpreta il valore secondo principi e norme universalmente riconosciute (e codificate) dagli specialisti. In questo senso (senso che dà il titolo al mio 'topic'), gli specialisti guardano all'arme non come un insieme più o meno decorativo od artistico, bensì come ad un codice da decifrare (guardando allo scudo -se non ricordo male- come ad un corpo umano, con tanto di capo/principio e fine).
Direi che hai trovato definizioni adeguate.
La mia prima domanda è questa: un'arme è sempre un codice da decifrare? Ovviamente la mia domanda postula il seguente quesito: il codice che struttura uno stemma è sempre, per definizione dotato di significato?
Se vuoi dire che ogni stemma è un segno, da leggere con la tecnica del blasone, da afferrare con tutto quel che figure e smalti implicano, hai ragione.
Se invece vuoi dire che ogni stemma è un mistero da penetrare perchè nasconde simbolismi reconditi, no.
Posto che rispondiate positivamente (come credo) alle domande precedenti, quale valore ha questo significato in relazione alla famiglia che alza il tale stemma? Cioè: cosa (e se) può aggiungere di 'nuovo' e/o di rilevante alla storia familiare particolare?
Di nuovo, aggiunge il suo peso e la sua valenza esteriori, cioè il suo dare una visibilità nuova e diversa al titolare.
Il che, però, dal punto di vista dei contenuti non aggiunge nulla, poichè uno stemma riassume in sè quel che il titolare già è, limitandosi ad esprimerne l'essenza sotto una forma particolare e specifica.
In altre parole: il codice araldico di cui è portatrice l'arme familiare è sempre portatore di un particolare significato storico, tale da farci dire, ad esempio, che la certa brisura implichi sempre una divisione in rami del ceppo?
Qui si scende a parlare di vincoli, regole e norme come (ad esempio) quelle sulle brisure: il che assume comunque un valore relativo.
In assoluto, viceversa, ogni stemma reca con sè un particolare significato storico, essendo espressione di una mentalità e di una cultura e di un'arte, il che lo carica di una valenza ovviamente ben più ampia e lata.
E ancora: un singolo codice è sempre esclusivo? Vale a dire: una certa arme è sempre e solo irripetibile ed ancorata ad una sola famiglia?
Esistono stemmi, identici fra loro, legittimamente posseduti da secoli da titolari ben diversi fra loro.
Quest'ultima domanda per me ha un'importanza particolare, perché dalla vostra (eventuale) risposta deriva un ulteriore quesito sulle armi simili.
Armi simili (cioè provviste di un corredo araldico quasi identico, fatta eccezione per varianti ad esempio di smalti o colori o di singole pezze) implicano sempre -scartando il fenomeno degli abusi- una vicinanza, una contiguità, un qualche tipo di relazione tra le famiglie che le alzano?
Tutto è possibile...
Si può cioè inferire, dalla 'vicinanza' di due armi quella dei due ceppi?
E soprattutto: posto che rispondiate sempre affermativamente (questa volta non so cosa aspettarmi), qual è il criterio in base al quale due armi possono dirsi simili, con quel che ho poi ipotizzato?
...e tutto va valutato caso per caso!
Spero di non essere stato né criptico né defatigante.
Nè l'uno, nè l'altro, caro amico!
Successivamente alle vostre eventuali risposte vi porterò un caso concreto che ho in mente, per comprendere il quale cerco appunto di cogliere i principii che vi sottopongo. Cordialità. Roberto Celentano
si arriva in cieloRobertoC ha scritto:da tempo cerco di trovare l'area di provenienza più remota (starei per dire originaria, se questo avesse un senso) della famiglia Celentano...(omissi)...da quale parte del Cilento esattamente?...(omissis)...un sito (sul quale non mi soffermo)...(omissis)...all'interno del quale trovo vario materiale che riguarda una famiglia Cilento seu Cilenti. Chiaramente il nomen è altro dal mio, ma numerose circostanze sembrano potersi attagliare anche al mio caso...(omissis)...
Ogni dettaglio può essere altamente significativo... oppure non presentare la minima utilità.
(Vorrei) soffermarmi sulla famiglia da cui questo casato avrebbe causa, i Capano napoletani...(omissis)...Il nocciolo della questione, che offro per la snocciolatura e l'asciugatura al buon frate e agli altri amici, è nell'arme di questi Capano, che è descritta così: d'azzurro alla banda di rosso, caricata da tre gigli d'oro. L'arme dei Celentano...(omissis)...è la seguente: d'azzurro alla banda di rosso caricata di tre gigli d'argento (ma il De Ninno ed un protocollo notarile del 1741 li vogliono d'oro), ed un lambello a tre pendenti d'oro nel capo.
Bene.
...(omissis)...da non-esperto devo dire che le due armi mi appaiono simili, e particolarmente se riteniamo che il lambello indicasse per l'appunto una linea genealogica ulteriore, un altro ramo.
La similitudine c'è, e non piccola; il lambello potrebbe ben essere una brisura...
Se a questi fatti aggiungiamo la provenienza, l'incolato, e la stessa relazione con una Casa portante un patronimico che ha la medesima radice del mio, c'è da chiedersi se si tratti di pure coincidenze...(omissis)...che conclusioni dovrei trarre? Una relazione tra le due famiglie? E quale?
si arriva in cieloRobertoC ha scritto:1-Lei testualmente scrive, a proposito dei due stemmi, che "La similitudine c'è, e non piccola; il lambello potrebbe ben essere una brisura...", ma non mi aggiunge ciò che usualmente un araldista concluderebbe, in base alla sua esperienza da questa constatazione. Lei che conclusione trarrebbe, insomma (dal puro accostamento delle due armi)?
Esattamente quella che leggi: potrebbe essere una brisura. Con tutte le cautele che il condizionale sottolinea, e che possono tramutarsi in certezze solo tramite riscontri storici oggettivi, che tuttora mancano.
2-...(omissis)...l'indizio è infatti di per sé un segno, un elemento significativo che ha, per così dire, valore 1 piuttosto che valore 0, sicché dinanzi a due strade all'imbocco delle quali una contenga un elemento per l'appunto positivo e l'altra sia priva di elementi, si esplorerà la prima...(omissis)...
Indubbiamente! Però ogni indizio è e resta ipotesi, e si tramuta in certezza solo di fronte a fatti o prove.
3-Il lambello a suo avviso potrebbe indicare un legame tra le due famiglie, ma correttamente non sa ipotizzare la natura del legame. Tra le ipotesi dettate, tuttavia, due le colgo a stento:
a)l'affiliazione. Si tratta(va) infatti di un istituto mediante il quale taluno si prende cura giuridicamente di un orfano minorenne. Tuttavia, in questo caso l'affiliato entra a far parte della famiglia dell'affiliante senza acquisirne i diritti successorii. Per quale motivo, quindi, dovrebbe adottarne lo stemma?
Usavo il termine in senso storico-araldico, e mi scuso con te se esso (per altre discipline) assume significati di cui non volevo affatto caricarlo. Intendevo parlare dell'ipotesi di una "adozione" (in senso lato) di una famiglia nell'ambito o nella consorteria di un'altra, più "rilevante".
b)L'emulazione, cioè l'imitazione. Ebbene, in che senso Tizio pretenderebbe di imitare Caio appropriandosi del suo stemma? Quale tornaconto ne avrebbe?
Ne guadagnerebbe, e non poco, nel proporre col nuovo stemma una propria "nuova immagine"...
E posto che volesse davvero emularlo, perché allora modificare l'arme?
...appunto onde nessuno muova accuse di appropriazione indebita!
Lei comunque ha presente casi di emulazione?
Non ne ho da citartene a memoria, ma ti porgo un esempio (senza far nomi, per ovvi motivi) sui marchi di fabbrica correnti (lontani nipoti degli stemmi): esistono ditte che fabbricano automobili di lusso da decenni, dotate di marchi celeberrimi e prestigiosi oggi imitati e scimmiottati da "nuovi" costruttori che non si limitano ad emulare le forme delle carrozzerie...
Nel ringraziare molto lei
Grazie a te, per l'intelligenza e la qualità del quesito proposto.
e quanti mi hanno seguito sin qui, evidenzio che aprirò un apposito 'topic' sui Capano nell'apposita sezione, utile ad avere una -come dire?- visibilità più diretta del problema. Che ne dite?
Cordialità.
Roberto Celentano
si arriva in cieloRobertoC ha scritto:Ancora una cosa, gentilissimo moderatore, se il lambello non fosse una brisura, che altro potrebbe essere? Cioè, quale significato (chiaramente araldico) potrebbe avere?
Caro Roberto, comprendo il senso della tua domanda. La quale permette un'importante precisazione di carattere generale, che ribadisce e qualifica al meglio anche le altre precisazioni più sopra esposte.
É nella natura dell'uomo chiedersi il perchè delle cose che lo circondano. E quando si tratta di cose "ignote", le domande s'infittiscono e si caricano di attese. E dimistero.
Qui sorgono sempre i problemi, perchè non tutto quel che ci circonda è "all'altezza" di ciò che crediamo di leggere in lui.
Spesso, cose che sembrano misteriose sono in realtà le più banali.
Questo discorso è particolarmente vero a proposito del mondo simbolico, del quale l'araldica è un versante molto pragmatico.
Figure, smalti, partizioni e pezze spesso, troppospesso, vengono caricate di ipotesi e di aspettative che non hanno.
O di motivazioni d'uso che sono ben radicate nella testa di chi guarda uno stemma, ma non in quella di chi se lo creò.
In questo senso, e scusami della lunga premessa, il lambello è una pezza come un'altra.
Grazie. Roberto Celentano
N.B.
Leggo che questo è il mio cinquantesimo intervento. Non ci crederete, ma l'evento in qualche modo mi emoziona, perché testimonia da parte mia un forte interesse verso gli argomento trattati, e da parte vostra (sempre analizzata dal mio angolo prospettico) una capacità d'interessare i lettori ed i partecipanti.
Del primo, ti siamo davvero grati, e di cuore. Della seconda, il merito va a tutto il forum, e le tue parole sono il più bel premio verso tutti coloro che quotidianamente si danno da fare percoltivarlo e farlo crescere bene.
Consentitemi quindi di ringraziare tutti -i miei interlocutori più frequenti e quelli che mi hanno solo letto, ma forse hanno riflettuto sui miei ragionamenti e quindi mi hanno dedicato del tempo- e di rivolgere, a tutti indistintamente (non nel senso...totoista :-) ) un forte applauso.
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