Cicco di Trebis Da Sezze

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

Cicco di Trebis Da Sezze

Messaggioda Maria Luisa Alasia » mercoledì 5 febbraio 2014, 1:52

Carissimo,
questo e' tutto quello che trovo!


I nuovi restauri nell'Archiospedale di S. Spirito in Saxia – Pag 8 Francesco Azzurri - 1868 -
« sacristia di S. Pietro; in terzo luogo come di colui che « richiamò a vita la confraternita di S. Spirito, e finalmen« te di quello che ponesse invece di un religioso per reggitore della gran casa un prelato col nome di Commendatore, cioè di que'che godevala in commenda, entran dovi per lo primo a possederla Pietro Barbo suo Nepote. » Quindi enumera i doni fatti all'Ospedale da diversi personaggi all'epoca specialmente in cui i Papi sedevano in Avignone. Trascriverò il brano a pag. 180.
Simone Orsino precettore comprò da Perna figlia per « lo passato di Pietro Giovanni Grassi de'Tedallini colla « somma di 900 fiorini di oro una porzione del Castello di « Scurano. Il nobile uomo Braca di Gregorio di Cencio « Curta Braca donò all'Ospedale il Castello di Stipacappa. « Francesco dei Tartari, romano di Sigooril condizione, la« sciogli con legato il casale posto a Monte Mario, Luc« chesello di Pietro Lucchesi diegli quello, che possedeva « fuori di porta Castel S. Angelo. Niccolò dei Pierleonl, . « nato di assai orrevole gente della nostra città la quarta « parte del Castello di Civitella e di Scarparola, il ricchissimo cittadino di Sezze Cicco de Trebis con suo test mento lo istituì erede universale di tutto il suo doviziosisissimo patriminio. Nè si volendo men generoso di co« storo addimostrare Pietro de' Cosciari, gli fè dono della « metà del casale Sughereto. Il magnifico uomo Luca di « Jacopo de' Savelli gli vendè la metà della sua quarta « parte del castello nominato la Torricella, con tutta la « intera porzione del medesimo che apparteneva prima di « Jacopo al nobile e gentil uomo Giacomo Menacapo dei « Papareschi, e la partita ancora di Giovanni di Giacomo, « posta nella Diocesi di Civita Castellana, e tutto al prezzo « dl 200 buoni fiorini di oro. Questo fatto appena, la San« ta femmina Margherita Colonna figliuola già di Stefano « della Colonna, e vedova di Giovanni del Conte, gli volle « dare metà del Castello, Rocca, e Vassalli di Astura, « della somma di 4,000 fiorini di oro pagata dal medesi« mo ospedale. Il Cancelliere di Roma Angelo Malabran« ca gli porse grande mano nella vendita fattagli del ca« sale Paritorio, fuori delle porte di S. Pancrazio, e Por« tusa, sborsandogli lo spedale 3000 fiorini di oro. Glaco« mo di Francesco de'figli di Orso, di animo grande e rea« le, lasciogli un legato di ben 2000 fiorini di oro. E so« pracciò non bastando al Precettore di possedere nella « metà il detto castello di Astura, fece maggiori acquisti, « cambiandola con li casali di fabbrica di Castiglione, sot« toposti alla padronanza di Rinaldo e Giordano degli Cric sini pagando loro per eguaglianza di contratto 5000 fio« rini di oro. » Bramando su ciò più estese notizie possono queste desumersi dal recente resoconto statistico per l'anno 1865 degli Ospedali di Roma, interessantissimo lavoro reso di pubblica ragione per cura di Monsignore Commendatore dall' egregio signor Avv. Ermenegildo De Cinque Segretario generale della Commissione degli Ospedali.
Dopo questa epoca l'ospedale risentiva i danni del tempo, e delle vicende, ed era dato a Sisto IV benemerito delle arti il restaurarlo completamente dalle fondamenta. Questo dotto Pontefice, l'amico di Bessarione, e che aveva insegnato nelle sei grandi università d'Italia, come narra il Platina nella sua vita:» Con tutte le forze cercò instaurare la città « di Roma fangosa, e quasi senza alcun lastricato, brutta « per la vecchiezza delle fabbriche e per debilità delle co« lonne ovvero pilastri minaccianti rovina: lastricò orna« tissimamente tutte le piazze, fece con grande spesa et « con maraviglioso artificio il ponte sopra il Tevere, il quale « da esso si chiama Ponte Sisto. Fece a Roma tanti be« neficii che ragionevolmente si può chiamare un altro « Romolo.... Rifece magnificamente per alloggiamento dei « poveri l'hospitale di S. Spirito in Vaticano, il quale per « vecchiezza cascava, e in quel luogo fece da buoni mae« stri intagliar per ordine la sua vita. » Il Vasari nella vita di Baccio Pintelli narra come cotesto architetto fiorentino per ordine di Sisto IV « rifacesse la fabbrica del nuo« vo spedale di S. Spirito in Sassia , la quale era l'anno « 1471 arsa quasi tutta da fondamenti, aggiungendovi una « lunghissima loggia, e tutte quelle utili comodità che si « possono desiderare. E dentro nella lunghezza dello spe« dale fece dipingere storie della vita di Papa Sisto dalla nascita insino alla fine della sua vita, » E l'Adinolfi nella più volte citata sua opera eruditissima scrive (1) : « che a « Sisto Papa IV ristoratore di tutta Roma deve darsi il « vanto di avere rialzato dalle fondamenta la sontuosa fab« brica nel tempo in cui erano Precettori Matteo De' Capoccini, ed Innocenzo dei Flavi della Rovere congiunto « questi in parentado con lo stesso Pontefice » e poco appresso, « dalla cronica di Filippo di Lignamine raccolgo, che « Sisto IV al principio del muramento vi ponesse, siccome « usanza la prima pietra. E fece questo non pure perchè « sarebbe stata una fabbrica tutta sua, ma perchè cosi da lui « diletta che avrebbe voluto eternarvisi trapassando, e però « è che lasciovvi dipinti nella gran corsia i gesti più im« portanti della sua vita dopo quei di Innocenzo III spie« gati da Bartolomeo Platina su di analoghe cartelle. » Questa è l'epoca in cui prima in Italia, e poi nel resto di Europa sorgono edificii ospitalieri monumentali, che attestano la intelligenza, la ricchezza, la liberalità e la carità dei popoli. « Rileggiamo le nostre istorie, dice l'egregio professore Barellai, e vedremo come i secoli di vera pub« blica vita, di quella libera operosità d'ingegno e di mano, « onde tanto si avvantaggiava l' Europa furono anco i sete coli più feraci d'istituzioni mosse da vera carità cittadina « perchè da vera e viva fede religiosa. » Ma « Rome, capitale « des beaux arts donne le signal » dice De Gerando pag. 401 T. II. E difatti Roma ristaurava ciò che aveva eretto nell'anno 1198. Dopo Roma in Firenze nel 1287 Folco di Ricovero Portinari di famiglia ghibellina padre di Beatrice con ammirabile generosità gittò le fondamenta del grandioso Ospedale di S. Maria Nuova, il cui regolamento servì ad Arrigo Vlll Re d'Inghilterra quando intraprese la erezione dell' Ospedale di Londra (2) e in Milano nel 1456 Francesco I Sforza sulle rovine dell' abbattuto castello di Bernabò Visconti ordina a Filarete la costruzione del pubblico ospedale ampliato poi dalla carità dei cittadini. Nel 1400 Bartolomeo Bosco con i disegni di Andrea Orsolino innalzò il
2) Regolamento dei Regi Ospedali di S. Maria Nnova e S. Bonifa: io. Pref. pag. XXV.grandioso stabilimento di Pammatone nella Patria di Colombo, e così nelle altre città italiane la pubblica carità e il genio delle arti innalzarono a gara instituti di beneficenza testimonianze immortali della grandezza dei nostri avi. Alle antiche modeste Leproserie succedevano le fabbriche Nosocomiali fondate sul sistema delle grandi sale, sistema che riceveva l'impronta del secolo animato dal più fervido sentimento di carità cristiana, e che rivela lo stato prospero e le abitudini sociali dei ricchi municipii Italiani. Sotto il nostro bel cielo azzurro emulo di quello della Grecia tra la luce, e l' armonia di un creato che riflette il sqrriso del Creatore, le arti sorelle gareggiavano tra loro in ricambio di affetti, e il più squisito sentire si diffondeva sulle tele , sui marmi, e sulle opere tutte dei maestri di quelr epoca felice. Tanto nella modesta casa del cittadino, quanto nella sontuosa dimora del ricco, e cosi ne'pubblici come nei privati monumenti, e perfino nelle stoviglie l'arte si mostrava nel pieno sfoggio delle sue vergini bellezze. Però non è a dirsi ( come giustamente associandosi al Dottor Coste, riflette il chiar. sig. Avv. Ottavio Andreucci nella sua pregiatissima opera della Carità ospitaliera in Toscana) che questi ospedali siano modelli di salubrità e di igiene, e di riguardi dovuti alle sofferenze degl'infermi, giacchè la magnificenza dei marmi, delle pitture , e le eleganti proporzioni se dimostrano la ricchezza, o la liberalità con cui son condotti, non sono però i criteri che possono guidare a dare un giudizio se siasi raggiunto perfettamente lo scopo. Ciò però rivela l'indole e l'abitudine del paese. In Inghilterra al contrario le nude pareti di un Ospedale, la miseria dei mobili, è compensata dalla salubrità e dalla nettezza delle sale. Però, dice Blondel, ove si rifletta che simile organamento è coordinato alle abitudini della popolazione che frequenta gli spedali, quando l'occhio che percorre liberamente è colpito dalla grande proprietà e dal buon ordine, e quando non si sente cattivo odore, conviene attribuire a cotesto ordinamento una decisa prevalenza e ritenere la salubrità che ne conseguita legata alla semplicità sua plaudendo così a ciò, che in sul primo era stato soggetto di critica.
La vasta fabbrica di San Spirito condotta con fino magistero di arte si sviluppava sopra una lunghezza di metri 128 e lasciava vedere le arcate del suo portico aperte per il passeggio dei convalescenti. Un ballatoio o meniano sostenuto da una serie di piccoli archi al di sopra del tetto del portico dava comodo all'apertura e chiusura delle finestre della sala, le quali si mostravano tra pilastrate doriche. Sulla parete orientale si rivolgevano liberamente le Architetture del Pintelli, come anche ora possono in parte vedersi là dove alla vecchia si congiunge la sala di Benedetto XIV. Nel mezzo della sua lunghezza al di sopra dell' ingresso principale s' ergeva ( come oggi ) la sua bella cupola ottagona sormontata dalla mistica colomba e tutta l'opera condotta a cortina. La gran sala Nosocomiale dell' altezza di M. 62 aveva il soffitto composto di legnami lavorati e commessi insieme a variate figure geometriche, e dipinto a colori diversi e negli intervalli delle finestre in grandi quadri condotti con pittura a fresco si vedevano ritratte le storie d'Innocenzo III e Sisto IV. Dall' una parte e dall' altra le pareti erano rivestite di arazzi in cuoio arabescato e dorato ; nel mezzo sopra quattro grandi archi si slanciava la cupola ottagona adorna da pilastrate doriche e nicchie con statue degli Apostoli, e figure di Profeti. Le gravi melodìe di un organo si diffondevano nella sala nell' ora del cibo. La porta d'ingresso in marmo dell' ospedale capolavoro di arte è la più bell'opera di quadro, e d'intaglio che desta l'ammirazione degli artisti, e degli intelligenti. Dopo ciò la gran fabbrica di Sisto dovea contenere la Chiesa già esistente ma assoggettata a ristauro, la residenza del Precettore o gran Maestro, l'abitazione dei frati e delle Monache, il Brefotrofio, il Conservatorio dei fanciulli e fanciulle, le diverse officine, i granai, e il cemeterio. Negli anni successivi i diversi Commendatori riardornarono, e ampliarono questa vasta fabbrica. Con opera di Andrea Palladio celebre architetto fu eseguito un vago altare ( come dice l' Alveri ) « dove ogni « giorno si celebra messa con la Tribuna sostenuta da quattro colonne di marmo.
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Re: Cicco di Trebis Da Sezze

Messaggioda Maria Luisa Alasia » mercoledì 5 febbraio 2014, 3:36

Spunta qualcos'altro ricercando con parole chiavi;- Franciscum Trebis....
sembra che fosse nipote di un Bartolomeo de Trebis.
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Re: Cicco di Trebis Da Sezze

Messaggioda MMT » mercoledì 5 febbraio 2014, 23:18

Grazie Maria Luisa!!!
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