A Genova, a lungo scossa da guerre civili, per una sorta di livellamento nobiliare di facciata, si arrivò persino a vietare all'interno delle mura l'uso di altro "titolo" che non fosse quello di nobile cittadino (ai quali spettava l'appellativo di Magnifico), fatta eccezione per il Principe Doria e per il Principe Cybo: formalmente tutti i Cittadini (gli ascritti al Libro d'Oro) avevano pari dignità, in sostanza vi erano dei "quasi monarchi" e dei nullatenenti, rampolli di stirpe feudale e popolani arricchiti da poco. Come correttamente ricordato da Gens Valeria è più tardo e meno preciso l'uso di patrizio genovese, così come il titolo di marchese che a partire dal Settecento gli emissari della Repubblica utilizzavano all'estero, ritenendo non più consono ai tempi e alla dignità della Repubblica il rinascimentale "Magnifico".
Non so quanto sia corretto però parlare di conferimento di titolo nobiliare l'ascrizione al Libro d'Oro, che comportava l'assunzione dei diritti politici attivi e passivi.
Così come non mi pare si possa parlare di conferimenti da parte della Repubblica di Genova relativamente alla presenza di corpi di nobiltà cittadina (ad Albenga e a Sarzana) o di nobiltà locale nei borghi principali della Riviera di Levante (l'annalista Giorgio Stella nel 1344 attesta a Chiavari, Rapallo e Recco la presenza di un'attiva nobiltà locale) o della nobiltà feudale (nelle Riviere ed in quello che oggi ormai è Piemonte: ad esempio i Signori da Passano, i Conti di Lavagna, i Conti di Rapallo). Non furono conferimenti, ma queste realtà sono esistite ed erano in vario modo riconosciute dalla Repubblica: magari è difficile inquadrarle con la nostra visione sistematica o tramite le nostre categorie, ma non per questo vanno ignorate. La stessa Repubblica di Genova, a parte la tenuta del Libro d'Oro, fu spesso "pigra" nella legislazione nobiliare o nella creazione di elenchi ufficiali nobiliari; tuttavia la realtà nobiliare variegata e viva emerge dagli atti notarili, dai processi, dai riconoscimenti di figli più o meno legittimi e, soprattutto, dalla presenza a Genova (fra Sei e Settecento) di diverse e corpose raccolte private, scritte da eruditi, sulle famiglie nobili e sui loro stemmi.
Temo di essermi dilungato
