Motto latino

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Motto latino

Messaggioda ems » venerdì 10 gennaio 2014, 19:28

Cari amici, sono alle prese con questo MOTTO della famiglia nobile LOSCHI di Vicenza : RIGATUM SANGUINE FLUXIT. Non ne vengo a capo. Chiedo aiuto per la traduzione. Posso contare su di voi? Grazie mille.
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Re: Motto latino

Messaggioda gmastrota88 » venerdì 10 gennaio 2014, 20:07

Il mio latino è parecchio arrugginito, ma, in attesa di qualche forumista più esperto, mi viene in mente qualcosa come "grondò sangue fino a esserne ricoperto" (con soggetto neutro).
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Re: Motto latino

Messaggioda Guido5 » domenica 12 gennaio 2014, 2:40

Altro che arrugginito, caro Giorgio!
La traduzione è buona, tuttavia è proprio quel soggetto neutro (da cui la terminazione -um del rigatum) che mi lascia perplesso, visto che non mi viene in mente nessun animale di questo genere - draghi compresi - con sangue nelle vene. Rigo, -are e fluo, -ere sono due verbi riferiti principalmente a liquidi (ne derivano i nostri "irrigare" e "fluire") ma il secondo può essere, in senso figurato anche "sfinirsi", "esaurirsi", "svuotarsi"... Se non ci sono errori di trascrizione (o di stampa) lo stemma o la storia di famiglia potrebbero suggerire l'interpretazione giusta.

Ciao a tutti!
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Re: Motto latino

Messaggioda ems » domenica 12 gennaio 2014, 14:36

Penso che le indicazioni date siano assolutamente corrette e pertinenti. Io avevo pensato a "Grondò rigato di sangue", (forse riferito allo stemma? Che è così composto: d'oro alla fascia di rosso caricata di tre gigli d'argento). I Loschi nel '200 furono perseguitati dagli Ezzelini, subbendo un vero e proprio bagno di sangue e l'incendio delle loro abitazioni. Ipotizzavo che il motto si riferisse a queste vicende. Grazie.
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Re: Motto latino

Messaggioda Maria Luisa Alasia » mercoledì 22 gennaio 2014, 15:50

rĭgo
(rĭgo, rĭgas, rigavi,[u] rigatum[/u], rĭgāre)
verbo transitivo I coniugazione

1 bagnare, irrigare

Bagnato di sangue che fluisce.

Rivoli di sangue fluiscono o’scorrono.

Nei poemi di Omero, il sangue che scorreva dalle ferite era simbolo degli Eroi e della virilita’.

Maria Luisa
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Re: Motto latino

Messaggioda Maria Luisa Alasia » mercoledì 22 gennaio 2014, 18:18

LOSCHI (De Luschis)


D' oro, alla fascia di rosso caricata di tre gigli d'argento. Cod. Revese, Dall' Acqua e V. Ganzati.

Alias. D' oro, col capo di rosso, caricato di tre gigli d'argento, idem.

Alias. D'oro, alla fascia di rosso, caricata di tre gigli d'argento, accompagnata in capo dall'aquila di nero. Cimiero: L'aquila. Cod. Schio.

Alias'. La stessa, all'aquila dell'Impero. Cod. Revese, Dall'Acqua e V. Ganzati.

Alias. Inquartato; nel l.° e 4." d'oro, alla fascia di rosso caricata di tre gigli d'argento, e sopra un' aquila bicipite di nero coronata di rosso; nel 2.° e 3.° d'azzurro, a tre gigli d'oro posti due e uno. Divisa: Rigatum sanguine fluxit. Cod. Revese, DcdVAcqua e V. Gonzaii.

Famiglia antica ed illustre. Ascritta al Consiglio Nobile di Vicenza. Nel l5l0 aveva sedici posti. Era pure aggregata al nobile Collegio dei Giudici. L'Imperator Sigismondo, Re de' Romani e d'Ungheria, concedeva ad Antonio Loschi e a tutti i suoi discendenti maschi, con diploma segnato a Buda in data 22 Agosto l426, il titolo di Conte del Sacro Palazzo Lateranense. Nel l557 poi Lodovico Pico Signore della Mirandola e della Concordia ammetteva la famiglia Loschi alla nobiltà della sua illustre Casa, e dai re di Francia avea il privilegio d'inquartare lo stemma con i Gigli. Fu confermata con Sovrane Risoluzioni ll Marzo l820, 29 Settembre l824 e 2 Giugno l829. Si estinse nel l848 con Luigi Loschi, che lasciò eredi della sua cospicua sostanza la moglie Drusilla dal Verme e il nipote conte Camillo Zileri Dal Verme degli Obizzi, cui alla morte di Drusilla pervenne l'intera sostanza.

Avea case in Riale, cas? e torri a San Marcello. Nel secolo scorso eresse sul Corso un sontuoso palazzo su disegni del co. Ottone Calderari. Edificò una cappella nella Cattedrale dove ebbe i propri sepolcri. Avea ancora sepolcri ai Carmini, a S. Marco.

Antonio Loschi, Cancelliere di Giangaleazzo Visconti, segretario dei Pontefici Gregorio XII e Martino V. fu oratore e poeta celebratissimo, commentò sapientemente le Orazioni di Cicerone, dettò «l'Achille* la prima tragedia regolare dei tempi moderni. Ebbe l'amicizia di Enea Silvio Piccolomini, del Poggio, del Filelfo, del Barbaro ed altri grandi del suo tempo. Con testamento l7 Febbraio li40 ordinò l'erezione di una cappella in Duomo dal lato della Canonica e la costruzione in essa di un'arca lapidea pro corpore testatoris. Morì il 28 Maggio l44l. Drusilla Dal Verme, moglie a Luigi Los'-hi, ultimo di sua famiglia, nel l878 restanro ed abbellì la cappella, ed eresse alla grande memoria di Antonio un monumento.



Valerio, fu creato Senatore di Roma con breve del l5 Novembre l-425 di Papa Martino V. Per mandato dello stesso Pontefice tenne quindi l' ufficio di Podestà a Perugia e altrove. Firenze, Perugia, Siena ed altre città gli conferirono la cittadinanza Muri ai primi di Maggio del l460 in patria.

Nicolò, uomo d'arme di grande valore, fu carissimo ai signori della Mirandola. Nell'Assedio di Mirandola, Lodovico lo nominò suo Luogotenente Generale, con antorità suprema in caso di assenza, come appare da Patente 28 Aprile l552. E Mirandola fu salva. Enrico Re di Francia nel 22 Marzo l554 gli concessse il titolo e le insegne di Cavaliere, e insieme il diritto di portare tre gigli d'oro sullo stemma gentilizio. Caterina dei Medici, moglie di Enrico II, lo nominò suo procuratore per levare al sacro fonte Ippolita della Mirandola figlia di Lodovico e di Renata d'Este. E Lodovico ai l4 Ottobre l557 per mostrare al mondo quanto lo amava concesse a lui e ai suoi discendenti in perpetuo di essere costituiti e chiamati della nobile ed illustre famiglia Pico de'Manfredi, como se di detta famiglia fossero naturalmente nati, godendo di quei privilegi personali e reali che godevano i figli propri. Nello stesso giorno gli cedeva la sua casa in Mirandola nel Borgo di S. Fran cesco e, pochi anni dopo, nel l2 Febbraio l562 gli donava la bella possessione di Mortizolo. Mori in Mirandola il 20 Marzo l574

Torquato, uomo raro ne' trattati e maneggi de' Principi, fu chiamato il Conclavista insigne. Intervenne infitti in conclave serrato alla creazione dei Pontefici Innocenzo IX, Clemente Vili e Leone XI. Mori in Firenze il 27 Gennaio l630.

Alfonso ebbe l'oncre di esser levato al snero fonte da Federico Pico della Mirandola e da Ippolita di Alfonso d'Este sua moglie. Si dedicò agli studi storici, ed ebbe fama di scrittore esimio in tutta la colta Europa. I suoi Compendii Historici, ch'ebbero ben sei volte l'onore della stampa, furono il manuale degli studiosi nei secoli XVII e XVIII Scrisse ancora i Commentari di Roma e compilò l'albero della sua famiglia. Essendo Principe dell'Accademia accolse nel Teatro Olimpico di Vicenza il Granduca Ferdinando II. de Medici e Giovanni Casimiro figlio di Sigismondo III. Re di Polonia. Mori alla Mirandola l'll Settembre l068, e la salma fu trasferita in patria il l0 Maggio l670.

Venceslao, cultore lodato delle umane lettere e primamente delle poetiche, fu uno dei più prestanti fondatori dell'Accademia dei filologi. Moii trentenne nel l823.

Luigi, ultimo di sua stirpe, uomo buono, colto, amato, fu membro del comitato Provisorio per la patria indipendenza nel memorando l848. Ritornata. Vicenza dopo il l° Giugno sotto il giogo straniero, Luigi Loschi esulò dalla patria e morì di crepacuore a Bologna il giorno 29 Luglio di quello stesso anno.

Drusilla, figlia di Luchino dat Verme e di Francesca Loschi, sposa allo zio Luigi, alle sue virtù tributò inconsolabile vedovanza, e alla spoglia venerata, ridonata alla patria nel 1856 fece scolpire dal Vela degno monumento. Mori il l4 Marzo l885.

Maria Luisa
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