Corona nello chevalier?

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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 26 dicembre 2013, 0:28

Non so quanti tra i 376 cavalieri censiti alla fine Ottocento fossero titoli personali o ereditari, i 33 veneti ed i 27 lombardi furono di concessione imperiale austriaca ( ereditari ) .
La maggior parte dei 293 cavalieri sardi erano perlomeno assimilabili ai "titoli" ( o meglio qualità di Nobili e trattamento di Don ).
Questo particolare " titolo" di origine castigliana ( la cui generosità fu spesso dubbia, per ammissione dell' Associazione Araldica Nobiliare Sarda ) è specifico della Sardegna.


"Poiché tutti o quasi i Nobili Sardi riuscirono a dimostrare il possesso del doppio titolo di Cavaliere e Nobile (Sardo) - la generosità nel frattempo era caduta in disuso- tutti o quasi furono Don. Così nacque questo particolare titolo che è specifico della Sardegna la cui qualifica di Don e Donna viene mantenuta dall'Ordinamento Nobiliare dello Stato Italiano alla lettera C dell'Art. 39."
http://www.araldicasardegna.org/indice.htm
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda Egon von Kaltenbach » giovedì 26 dicembre 2013, 10:00

Le classi nobiliari del SMOM riconoscono la nobiltà familiare e pertanto - ovviamente - anche quella individuale (personale) dell'insignito. Quando invece si abbia la mera nobiltà personale è nella fattispecie della grazia magistrale. Restando nello stesso Ordine, siamo invece nell'ambito delle onorificenze allorché vi sia attribuzione di una delle medaglie e croci al merito sia pure delle classi più alte. Spostandoci poi all'OSSG mi diceva un amico che ne fa parte, come, in passato, fosse consueto ritenere ogni cavaliere conte palatino ad personam. Confesso che, di ciò, non ho trovato riscontri: sull'argomento molto gradirei qualche informato parere.
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 26 dicembre 2013, 10:41

Siamo ormai O.T. in pianta stabile,
Il G.M. dell' Ordine di Malta ,costituendo Fons honorum, può esercitare sia il potere di Grazia sia di Giustizia .
Per lo S.M.O.M. il criterio è legato ai quarti i nobiltà generosa ( paterno m.f. e materno m.f. ). :

Le due categorie che esigono ancora la presentazione delle prove nobiliari sono quelle "di onore e devozione" e di "grazia e devozione".
Per essere ammessi tra i cavalieri di onore e devozione, occorrono infatti:
4/4 di nobiltà per 200 anni, oppure:
250 anni di nobiltà per la linea paterna oltre a 200 anni degli altri 2/4 oltre alla sanatoria per 1 ava, oppure:
300 anni linea paterna oltre a 200 anni degli altri 2/4 oltre alla sanatoria per un'ava, oppure:
350 anni, linea paterna oltre a 200 anni di un altro quarto, oppure:
450 anni linea paterna.
Per essere ammessi tra i cavalieri di grazia e devozione occorrono:
200 anni della linea paterna oltre ad avere madre nobile o di dignitosa posizione sociale da almeno 3 generazioni, oppure:
più di 100 anni della linea paterna oltre a 100 anni del quarto materno.
Ciò In Italia base alla carta costituzionale promulgata il 27 giugno 1961,


Riguardo al O.S.S.G. , il privilegio comitale fu abolito da Pio VII nel 1814, anche l'ultimo statuto dell' Ordine non ne fa più cenno.

Spero di essere stato d'aiuto per togliere qualche dubbio. Non vorrei abusare della cortesia del collega moderatore .
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda Egon von Kaltenbach » giovedì 26 dicembre 2013, 12:13

Grazie: molto chiaro. Sono noti i motivi dell'abolizione del privilegio comitale?
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 26 dicembre 2013, 12:21

Forse il periodo di detenzione nella Francia napoleonica avrà suscitato ripensamenti da parte del Santo Padre ? [hmm.gif]
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda Egon von Kaltenbach » giovedì 26 dicembre 2013, 16:13

In merito alle condizioni relative alle classi nobiliari del SMOM, si può aggiungere che tali sono in via formale, ma che, di fatto, le eccezioni e le sanatorie sono oggi prassi corrente. Del resto, in questi ultimi decenni, le alterazioni sociali sopravvenute - per non parlare di quelle orribili che stanno maturando - hanno imposto inevitabili adeguamenti. Quanto alla questione della perdita del privilegio comitale per gli investiti dell'OSSG, dopo una breve ricerca sul nostro sito, ho trovato una notevole, pregressa discussione sul tema e, dalla lettura, ne ho tratto la conclusione che S.S. Pio VII preferì, eliminando ogni automatismo, avocare al giudizio del Pontefice regnante qualsivoglia ennoblissement.
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda contegufo » giovedì 26 dicembre 2013, 20:53

Salve

Purtroppo, fermo restando le note disposizioni transitorie e finali della Costituzione, almeno formalmente la nobiltà residua oggi rappresenta quanto di meno democratico ci possa essere, ovvero non siamo tutti uguali e chi ha avuto a che fare con certi ambienti ne ha rilevato il trattamento conseguente al di là dei formalismi dovuti.

Lo stesso dicasi quanto avviene in seno a certi Ordini Cavallereschi che prevedono classi nobili.

Insomma in un mondo che cambia restano bolle di vetro anacronistiche di cui non è ben chiaro quali siano i presupposti fondanti oggi nel secolo corrente.
Una sorta di Monarchia inclusa in uno Stato repubblicano.

Saluti e auguri
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 26 dicembre 2013, 21:26

contegufo ha scritto:Salve

Purtroppo, fermo restando le note disposizioni transitorie e finali della Costituzione, almeno formalmente la nobiltà oggi rappresenta quanto di meno democratico ci possa essere, ovvero non siamo tutti uguali e chi ha avuto a che fare con certi ambienti ne ha rilevato il trattamento conseguente al di là dei formalismi dovuti.

Lo stesso dicasi quanto avviene in seno a certi Ordini Cavallereschi che prevedono classi nobili.
Insomma in un mondo che cambia restano bolle di vetro anacronistiche di cui non è ben chiaro quali siano i presupposti fondanti oggi nel secolo corrente.
Una sorta di Monarchia inclusa in uno Stato repubblicano.

Saluti e auguri


Rimanendo nello stretto ambito dei trattamenti di cortesia non riscontro particolari incongruenze né motivi per contrastare tradizioni plurisecolari in ordini riconosciuti dallo Stato.
Quando la Repubblica riconosce al signor Rossi l'autorizzazione a fregiarsi dell' onorificenza di Cavaliere di Grazia e Devozione, si disinteressa di come si chiamano tra loro gli appartenenti allo SMOM , si limita a riconoscere che esiste questa classe , sic et simpliciter, non dei criteri di ammissione .

Auguri
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Re: Corona nello chevalier?

Messaggioda AndreaSperelli » venerdì 27 dicembre 2013, 2:50

GENS VALERIA ha scritto:
Egon von Kaltenbach ha scritto:Un cavalierato in un ordine di merito è solo un'onoreficenza, mentre nel caso di un cavalierato melitense dovrebbe trattarsi di nobiltà personale. Questo è almeno quanto ho sempre ascoltato in ambito SMOM.

Solo nel caso di ingresso in una delle classi tradizionalmente nobiliari, ovvero dopo presentazione ed accoglienza di prove documentarie per il relativo processo di ammissione si ha, in ambito S.M.O.M., ricognizione familiare ( non personale ).
Lo "status" nobiliare della famiglia, in Italia ha oggi mera valenza storico-morale così come ogni titolo o distinzione personale o familiare italica ed estera che non rientri tra quelle sottoposte a cerimoniale diplomatico.
La cosa riporta al dualismo, a mio avviso totalmente vizioso, tra esistenza e riconoscimento di un fatto sociale .

In merito all’argomento trovo interessante quanto presentato a pagina 32 e 33 del volume “Linee di Spiritualità” di Fra Giovanni Scarabelli. In sostanza viene indicato che attualmente l’Ordine di Malta accoglie membri che non presentano prove nobiliari, ma al contempo l’Ordine non ha membri snob (nel senso di “sine nobilitate” – privi di nobiltà) prendendo in considerazione la parola “nobiltà” nel senso tradizionale del termine, cioè come pubblico riconoscimento (proveniente da un potere sovrano) che si attesta a chi si è distinto per particolari virtù generosamente spese per l’affermazione di alti ideali, per il bene del prossimo e del suo progresso, per l’illustrazione della Patria entro e fuori dai suoi confini. Con l’introduzione dei ceti di “Grazia” la valutazione dei particolari meriti acquisiti dal nuovo Cavaliere, che non ha un titolo nobiliare trasmessogli per successione ereditaria, avviene tramite la valutazione della sua personale “nobiltà”, riconoscendola pubblicamente e dandogli la possibilità accedere all’istituzione: è in pratica sostanza l’esercizio del “jus nobilitandi”.

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