Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

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Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda De Vineis » mercoledì 6 novembre 2013, 19:02

Gentili forumisti,

leggendo un recente argomento relativo alla corona più appropriata con cui ornare un determinato stemma, leggevo i vari e corretti riferimenti alla legislazione del Regno d'Italia in materia araldica e, più in generale, nobiliare.

Sul punto vorrei proporVi una riflessione sulle disapplicazioni di tale normativa negli anni in cui la stessa era in vigore, partendo da due esempi concreti rinvenibili in aria ligure.
Il primo esempio riguarda un sindaco di Genova dei primissimi anni del Novecento: egli proveniva da antichissima stirpe feudale della riviera non ascritta al Libro d'Oro, al padre di costui era sempre stato riconosciuto in società il titolo di "Signore" e mi pare che la consulta araldica gli riconobbe (anche grazie alle buone cure di Giolitti) il titolo (o la qualità) di "nobile dei signori". Questo sindaco, in pubblico, anche in occasione di eventi legati alla sua carica, si faceva chiamare marchese e ostentava la corona marchionale sullo stemma. Non mi risulta che, nonostante la palese disapplicazione delle norme in materia, nessun provvedimento sia stato preso o alcuna sanzione emanata. Le proteste vi furono, e numerose, ma solo sul piano del dibattito storico-culturale: articoli di giornale e pamphlet a favore e contro (un mio antenato ne scrisse invero uno pesantissimo, in cui si elencavano i motivi per cui il titolo di marchese era del tutto infondato).

Secondo esempio, riguarda un mio parente che fu vescovo a fine Ottocento: come stemma episcopale scelse ovviamente quello gentilizio, arricchito oltre che dalle insegne del suo stato clericale anche da una corona marchionale. Preciso che la famiglia in questione mai ottenne (mai richiese) alcun riconoscimento presso la Consulta araldica. Lo stemma vescovile fu abbondantemente pubblicato, scolpito e dipinto e, in questo caso, non sorse alcuna polemica, neppure da parte dei - numerosi - anticlericali. E ricordo che a quell'epoca la nomina di un vescovo non era qualcosa di estraneo per il governo, essendo ancora richiesto l'assenso da parte dell'autorità civile.

Mi rendo conto che sono due esempi circoscritti e, forse, banali; ma testimoniano le disapplicazioni (non solo in ambito privato) della normativa del Regno e probabilmente lo scarso controllo e le flebili pene in caso di violazioni anche palesi.. E avrei piacere di avere una Vostra competente opinione sul punto :) Grazie!!
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 7 novembre 2013, 10:41

Tra gli aristocratici liguri , che ebbero la qualifica ( piuttosto tardiva ) di nobili era invalso con l'Unità, l'uso , già tollerato nel Regno Sardo ,di portare fuori dei confini del proprio stato, il titolo marchionale.
Poiché esso non aveva fondamento giuridico, con il consenso del commissario del re se ne chiese e si ottenne il riconoscimento .
Tale riconoscimento non era "automatico"ed andava richiesto allegando la documentazione e relativa tassa .

Molti dei nobili liguri trovarono inutile perdere tempo ( e denaro ) per ottenere quello che pacificamente veniva loro riconosciuto dal tutti ( uffici di stato civile compresi ).

Una situazione del genere si ebbe con il titolo comitale a Venezia, adottato dai patrizi, già durante il dominio asburgico e tollerato durante il Regno d'Italia.

Cordialmente
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda Delehaye » giovedì 7 novembre 2013, 18:18

oggi si fa un gran clamore con levate di scudi autorevolissime (discussione di poche settimane fa...) se un re (legittimo!) in esilio (quindi, senza aver abdicato e senza aver rinunciato al trono) concede (lo può fare! il fons honorum glielo permette!) dei titoli nobiliari e dei titoli cavallereschi di ordini già esistenti durante il suo regno... (seppur a pagamento o a baratto... per un taglio di capelli...)... ed invece per queste vere e proprie usurpazioni di titoli ed onori... solo giustificazioni o tolleranza utilizzando la coperta-sempre-troppo-corta della ... consuetudine...

nobili e patrizi che si fregiano d'esser marchesi e conti...

oserei dire che "nobiltà" d'animo!!! waw!
il valore (ovviamente etico e morale) di questi titoli (domanda retorica) non svilisce chi li porta?
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda contegufo » giovedì 7 novembre 2013, 19:11

Salve

Tutto sta alle origini della questione e cioè di aver concesso, (per cortesia) o per altri motivi, titoli di cui il beneficiario NON era stato insignito.
Data la stura pare evidente che l'andazzo si sia diffuso e continuato per secoli senza che nessuno prendesse una posizione. Di certo i VERI insigniti avranno storto più di un occhio ma la politica del consenso è storia vecchia.

Arrivati i Savoia hanno messo ordine, tardivamente, e forse in modo draconiano quando avrebbero potuto loro stessi o chi li hanno preceduti ad un provvedimento di grazia o di giustizia onde sanare una volta per tutte la questione.

Ordinamento dello Stato nobiliare Italiano Approvato con Regio Decreto 7 giugno 1943, n. 651
Della prerogativa Regia e delle distinzioni nobiliari


Provvedimenti di grazia
Art.V la convalida, cioè l’atto col quale il Re Imperatore sana qualche lacuna o deficienza o irregolarità formale, nella dimostrazione del legittimo possesso di un titolo o attributo nobiliare.

E' anche vero che le regole del gioco vadano rispettate a meno che uno le regole non se le faccia proprio conto.
Già era già difficile far capire allora come oggi che l'Italia non era più un insieme di staterelli ma una nazione con regole cui volenti o nolenti si doveva soggiacere, pagamento di tasse compreso.
NO TASSE, NO TITOLO!

Saluti
Ultima modifica di contegufo il venerdì 8 novembre 2013, 1:03, modificato 1 volta in totale.
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda De Vineis » giovedì 7 novembre 2013, 21:45

Volutamente non ho inserito i nomi delle persone citate negli esempi, perchè il fine del mio intervento era soffermarsi non tanto sulla legittimità o meno di fregiarsi di un titolo, quanto piuttosto sulla considerazione che la legislazione nobiliare del Regno conobbe durante il periodo della sua vigenza disapplicazioni, anche evidenti (come quella di un sindaco di una grande città); e che forse, in sostanza, le norme nobiliari non avevano una forza cogente e strumenti di "correzione/repressione", soprattutto in quei casi in cui per motivazioni storiche e culturali erano ritenute, nella comune opinione, quantomeno inappropriate.

In poche parole mi chiedo: giusta o non giusta la Consulta araldica non riconosceva al sindaco (peraltro di stirpe feudale risalente alle Crociate, e quindi non un millantatore) il titolo di marchese... ma nulla fu fatto. E quali strumenti esistevano per proibire efficacemente tale uso? (lo chiedo per ignoranza, confesso) :)

Quanto al resto, per inciso, posso affermare con vanto che furono numerose le famiglie Genovesi che non chiesero alcun riconoscimento del loro status nobiliare al re, ma non per risparmiare la tassa.. ma per non disonorare i propri "magnifici" antenati col presentare una supplica ad un Savoia. Anche questa è storia, storia dei vinti.
Famiglie come quelle genovesi, o veneziane ricordate giustamente da Gens Valeria, che per secoli avevano partecipato alla sovranità del loro stato, nel 1797 o nel 1814 non penso si sentissero elevate dalla concessione del titolo di conte o di marchese da parte di un sovrano.. ma piuttosto sminuite. Ma è una mia opinione ;)
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda Delehaye » giovedì 7 novembre 2013, 22:05

capeau ai vinti che NON abbassano il capo davanti al vincitore!
ma un vinto che si appropria di un titolo nobiliare che non gli spetta (e qui i vinti e i vincitori non c'entrano una beneamata cippa!) resta un usurpatore NON degno della sua atavica nobiltà! semplicemente

se io sono un NOBILE GENOVESE perchè atteggiarmi col titolo superiore di Marchese?
se io sono un PATRIZIO VENEZIANO perchè atteggiarmi col titolo superiore di Conte?
se io sono ORGOGLIOSO della mia Patria sotto il giogo "straniero" RIAFFERMO ORGOGLIOSAMENTE ciò che la Mia Patria mi ha concesso! cioè i titoli di Nobile e di Patrizio! perchè mai fregiarsi di falsi titoli marchesali e comitali???

ricordiamoci che l'Art. 44 della "Deliberazione della Consulta Araldica del Regno d’Italia con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori degli stemmi" del 4 maggio 1870 diceva:
"Le consuetudini storiche di ciascuna provincia o famiglia, relative agli stemmi, ai loro accessorii e ornamenti, purché corroborate con antichi esempi locali o domestici, si possono rispettare e confermare, quando si chieda, non ostante le prescrizioni espresse negli articoli precedenti, le quali però saranno obbligatorie in ogni nuova concessione."

qualche articolo sulle pene:

Regio Decreto Legge 20 marzo 1924, n. 442, che disciplina l’uso di titoli od attributi nobiliari (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno il 14 aprile 1924 n. 89). ha scritto:Art. 1
Nessuno può fare uso di titoli o attributi nobiliari se non sia inscritto come legittimamente investito di tali titoli o attributi nei registri della R. Consulta Araldica.
Della iscrizione fa fede l'annotazione nell'Elenco ufficiale nobiliare approvato con Regio Decreto del 3 luglio 1921, n. 972 e nei successivi Elenchi supplementari approvati e depositati nei modi stabiliti dal detto decreto.

Art. 4
I notai, gli ufficiali dello stato civile e tutti gli altri pubblici ufficiali non possono attribuire ad alcuno in atti pubblici o in qualsiasi atto o documento di carattere ufficiale titoli o attributi nobiliari se non risultino appartenenti all'interessato dagli Elenchi indicati nell'articolo precedente o se l'interessato non dimostri esserne investito esibendo un certificato d'inscrizione nei registri della Consulta Araldica.
I presidenti dei consigli di amministrazione o direzione di corpi morali, di società, di associazioni o di circoli, sono tenuti a fare osservare la stessa norma nella compilazione degli elenchi dei componenti e nei rispettivi atti.
I contravventori alle disposizioni di questo articolo sono puniti con una ammenda da L.500 a L. 1000.

Art. 5
Indipendentemente dall'applicazione della pena comminata per l'usurpazione di titoli, quando il fatto costituisca il delitto preveduto dall'Art.186 del codice penale, chiunque, sia in documenti ufficiali, sia in qualsiasi atto giuridico, o anche negli ordinari rapporti sociali, faccia uso di titoli o attributi nobiliari che non risultino appartenergli da conforme inscrizione nei registri della Consulta Araldica, è punito con l'ammenda da L. 1000 a L.5000.
E’ fatta salva l’applicazione delle penalità pecuniarie comminate dalla legge nei casi in cui l'uso dei titoli sia subordinato ad una tassa di concessione governativa.
In caso di recidiva non può essere applicata un'ammenda inferiore al doppio di quella precedentemente inflitta.
L'oblazione non può essere ammessa in misura inferiore alla metà dell'ammontare dell'ammenda sopra stabilita ed è esclusa in caso di recidiva.
Una quota delle ammende applicate per le singole contravvenzioni nella misura che sarà determinata dal governo del Re è devoluta agli agenti autori delle denunzia.

Art. 6
A carico dei contravventori nei casi previsti dal precedente articolo si procede in seguito ai rapporti dell'intendente di finanza e di qualunque pubblico ufficiale o anche d'ufficio.
A cura dell'Intendente di finanza, un estratto della sentenza di condanna è pubblicato in uno o più giornali. La spesa all'uopo occorrente è a carico del condannato ed è liquidata dal Presidente del tribunale con ordinanza avente forza di titolo esecutivo non soggetto ad impugnazione.
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda antonio33 » venerdì 8 novembre 2013, 12:14

Delehaye ha scritto:se io sono un NOBILE GENOVESE perchè atteggiarmi col titolo superiore di Marchese?
se io sono un PATRIZIO VENEZIANO perchè atteggiarmi col titolo superiore di Conte?
se io sono ORGOGLIOSO della mia Patria sotto il giogo "straniero" RIAFFERMO ORGOGLIOSAMENTE ciò che la Mia Patria mi ha concesso! cioè i titoli di Nobile e di Patrizio! perchè mai fregiarsi di falsi titoli marchesali e comitali???


Mi viene in mente un signore che conosco, nobile di una cittadina marchigiana.
Lo presento, senza "aggiunta" di titoli, ad un amico. A quest'ultimo, più tardi, spiego chi fosse quel tizio e faccio un breve sunto della storia della sua famiglia.
Qualche tempo dopo, il mio amico mi chiede: "Chi era quel conte che mi hai presentato?"

Credo che certe consuetudini siano nate così.
Se non sbaglio, almeno così mi scrisse il nostro De Battisti, anche i patrizi di San Marino venivano detti conti.

Come, del resto, ci si rivolge ad un poveraccio o ad uno sconosciuto come signor Tizio o signor Caio...
In termini legali anche la consuetudine, oltre ad essere spesso fonte, ha una tutela.

Un caro saluto a Delehaye.
Antonio
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda De Vineis » venerdì 8 novembre 2013, 12:15

Grazie molte per i riferimenti normativi, la legge è successiva di vent'anni al periodo a cui si riferivano gli esempi, ma immagino che le norme precedenti fossero simili... Le sanzioni a dire il vero erano parecchio salate, resta da chiedersi quanto fossero di fatto applicate.. Ad esempio dubito che in molti circoli o associazioni si verificassero i titoli dei soci presso la Consulta araldica, ma ci si basasse sulla "consuetudine", "abitudine", "cortesia" (o chiamiamola come vogliamo..).. Io penso, ma è una mia opinione, che nell'Ottocento la nobiltà era ancora un fenomeno sociale vivo, che veniva prima della legge (nel senso che la legge si limitava a definire, secondo direttive sovrane o governative, qualcosa che esisteva già, che aveva un bagaglio secolare e una realtà in movimento). Si era nobili prima di tutto perchè tutti, nel luogo in cui abitavi, sapevano che lo eri, come tuo padre e tuo nonno prima di te; tanto è vero che la prima e la seconda generazione dei borghesi “nobilitati” incontravano spesso difficoltà ad entrare nei salotti aristocratici o a contrarre vincoli familiari. E se un arricchito si “nobilitava” (pensiamo al Calogero Sedara del Gattopardo) la sanzione non era pecuniaria ma sociale: nel senso che veniva deriso. Nel Novecento, nonostante vi fosse ancora il Regno, si era ormai al crepuscolo ed oggi, appropriandomi di concetti espressi da forumisti più esperti di me, la nobiltà è un concetto metagiuridico, che ha ragion d’essere sul piano storico-culturale (e, per chi vuole, su un piano di obblighi morali e di comportamento).

Quanto ai titoli di marchese e conte ai discendenti dei nobili genovesi e patrizi veneziani, col rischio di uscire dall’argomento, dirò solo in breve che la Repubblica di Genova vietava all’interno del Dominio altra qualifica che quella di Nobile (e di magnifico) fatta eccezione per il principe Doria ed il principe Cybo, ma non solo concedeva ma anzi esortava i propri nobili ad utilizzare al di fuori dei confini il titolo di marchese (le cronache del Cinquecento riportano che Carlo V a Genova si sarebbe rivolto ai nobili della città, che gli avevano prestato i soldi per diventare Imperatore, con la frase "Vos omnes marchiones appello", e da questo aneddoto prese il via la tradizione in epoca risalente). La Repubblica era uno stato sovrano, titolare di fons honorum, e si curò di pretendere per via diplomatica il trattamento di marchese per i suoi nobili presso le potenze straniere, Spagna, Francia e Impero in primis, compreso Regno di Sardegna. Dunque non si trattava di “cortesia” ma di titoli riconosciuti dal diritto internazionale. Anton Giulio Brignole Sale, plenipotenziario della Repubblica al Congresso di Vienna, firmò tutti i trattati col titolo di marchese. E nei protocolli di quel Congresso del 12 dicembre 1814 si prevedeva che il Re di Sardegna avrebbe riconosciuto prerogative e dignità della nobiltà genovese (uno dei tanti punti mai rispettati). Infine, molto in ritardo, con Regio Decreto 18 dicembre 1889 si riconobbe (non concesse) il titolo di marchese ai discendenti primogeniti degli ultimi ascritti al Libro d’oro della Nobiltà genovese. Su Venezia non mi pronuncio per ignoranza, ma mi pare che il titolo di conte abbia anch’esso un fondamento legislativo di epoca austriaca. Questo per dire che sono argomenti complessi sul piano storico e nobiliare, che si possono sostenere varie tesi e probabilmente nessuna rispecchia a pieno la verità, ma che forse parlare di “usurpazione” solo perchè si tratta di tradizioni repubblicane e non monarchiche è un po’ riduttivo.

Grazie per il confronto e saluti a tutti
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda Delehaye » venerdì 8 novembre 2013, 12:29

se c'è una base giuridica su cui basare a genova il titolo di "marchese" (come ben descritto da De Vineis, che ringrazio! qualche altra piccola notazione qui: http://www.giustiniani.info/abstractgrillo.pdf che un po' contrasta con ciò affermato...) o a venezia il titolo di "conte" (attenderei con piacere un intervento di GensValeria su questo argomento, sapedo che lo ha studiato a fondo!)... OVVIAMENTE non è usurpazione... ;)

ricambiando i saluti di Antonio33, era d'uso in caserma chiamare i Sottotenenti con la parola "Tenenti"... ma NESSUN Sottotenente MAI si sarebbe sognato di appellarsi Tenente, di firmarsi tale o di apporsi quelle insegne di grado ;)
la differenza tra "cortesia"... ed "usurpazione" ;)
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 novembre 2013, 13:20

Approvo pienamente quello che scrive De Vineis.

Tecnicamente è un'usurpazione, praticamente è l'uso di un titolo al quali si ha diritto per legge , pacificamente e cortesemente attribuito da tutti , compresi i pubblici ufficiali.
Per abitudine generazionale, per pochi ( anche ) un certo patriottismo, per pigrizia per reperire “ le carte”, causate alle difficoltà oggettive ( i Sanculotti a Genova buttarono in falò il libro d'oro e tutti i documenti nobiliari rinvenuti ), sta di fatto che molti, non certamente tutti i patrizi genovesi furono marchesi senza averne il “brevetto”, a volte fratelli di marchesi brevettati, agli occhi della gente... entrambi marchesi.
Non mi scandalizzo minimamente .
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda Delehaye » venerdì 8 novembre 2013, 13:39

non mi scandalizzo neppur io, ma mi indigno... sia per i finti "nobili" e aggiungo "cavalieri"... creati da casate/dinastie/ordini farlocchi d'oggi, sia per quelli "storici"... ;)

una cosa è che un Nobile Genovese, legittimo per legge genovese ma non riconosciuto dal Regno d'Italia, affermi il SUO titolo...
altra cosa è che un Nobile Genovese affermi il titolo di Marchese senza nessuna base giuridica...
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 novembre 2013, 14:58

Delehaye ha scritto:non mi scandalizzo neppur io, ma mi indigno... sia per i finti "nobili" e aggiungo "cavalieri"... creati da casate/dinastie/ordini farlocchi d'oggi, sia per quelli "storici"... ;)

una cosa è che un Nobile Genovese, legittimo per legge genovese ma non riconosciuto dal Regno d'Italia, affermi il SUO titolo...
altra cosa è che un Nobile Genovese affermi il titolo di Marchese senza nessuna base giuridica...

Scrivi code inesatte ( e continui ad adoperare il maiuscolo a sproposito ).

Il commissario del re della regione ligure della Consulta Araldica ( mica un frillo qualsiasi ) riconobbe il titolo di marchese a tutti i patrizi genovesi che ne avessero fatto domanda, tuttavia si richiese la produzione delle avite prove nobiliari.

Questo è chiaramente una base molto giuridica , un privilegio giuridico per pochi, anzi pochissimi.

Alcuni nobili raccolsero le prove nobiliari ed ottennero il titolo marchionale, altri non vollero o ( più sovente) non poterono farlo per vari motivi spesso seri (malattia, emigrazione provvisoria, distruzione documenti ).
Cosa analoga per i conti veneziani.

Per la gente di ogni classe e ceto erano tutti marchesi ( conti a Venezia ), la pratica era talmente pacifica che neppure gli ufficiali di stato civile facevano differenze nel redigere atti in Comune.


Vincè, sono preoccupato per il tuo attaccamento , quasi morboso, alle autorità statali ed alle loro leggi nobiliari, questa cosa mi meraviglia non poco e mi invita a seria meditazione socio-politica [hmm.gif] Sei vittima di un travaglio interiore ?
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda Delehaye » venerdì 8 novembre 2013, 15:35

nessun travaglio, neppure interiore! stai tranquillo ;)

ma la legge è legge. nel suo tempo e nel suo spazio. la si può contestare anche violentemente se non piace e/o non è giusta! perfino osteggiarla e violarla, prendendosene tutte le responsabilità e conseguenze!
è una questione di eticità!

mi indigna profondamente questo dualismo: da una parte essere così ligi e formali a leggi e regolamenti additando casate/dinastie/ordini farlocchi (giustissimamente!!!)... e dall'altra parte deridere la legislazione, giustificando per "consuetudine" chi non ha fatto null'altro che usurpare un titolo/onore!

i nobili genovesi erano nobili! il titolo che la repubblica concedeva/riconosceva era "nobili"...
l'appropriarsi di un titolo che con ciò che veniva concesso/riconosciuto non c'entrava nulla... come lo chiami se non usurpazione?
genova era una repubblica. ovvio con una distinzione di classi. ma il nobile era il nobile! null'altro! se il regno d'italia (sua sponte) voleva dichiarare marchese chi gli aggradava (con i propri limiti e delimitazioni) era liberissimo di farlo. non hai voluto presentare domanda? fatti tuoi! ma non puoi per questo accampare qualcosa che non ti è dovuto! ci sono delle regole? ti stanno bene? ok! non ti stanno bene? nessuno ti obbliga... in fondo il tuo orgogliosissimo titolo che nessuno mai ti potrà levare ce l'hai: nobile della repubblica di genova! atteggiarsi (avendo la sindrome del "minus habens") a marchesi quando non si avevano i requisiti per averlo (la domanda fatta agli organi competenti ... per esempio...) è molto ma molto squallido... al pari delle casate/dinastie/ordini che si autodefiniscono e si autoincensano. casate/dinastie/ordini farlocchi!

ne fai una questione nazionalistica" e di "orgoglio"??? mah... se io fossi stato Nobile della Repubblica di Genova ed avessi voluto nazionalisticamente/orgogliosamente sottolineare il fatto d'essere di quella Repubblica e non vinto/suddito del re di sardegna/d'italia... non mi atteggerei nè del novello marchesato dato dai savoia, ma neppure dello stesso titolo usurpato: mi onorerei di fregiarmi del titolo di Nobile della Repubblica di Genova!
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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 8 novembre 2013, 15:57

Delehaye ha scritto:(...) la legge è legge. nel suo tempo e nel suo spazio. la si può contestare anche violentemente se non piace e/o non è giusta! perfino osteggiarla e violarla, prendendosene tutte le responsabilità e conseguenze!
è una questione di eticità!

mi indigna profondamente questo dualismo: da una parte essere così ligi e formali a leggi e regolamenti additando casate/dinastie/ordini farlocchi (giustissimamente!!!)... e dall'altra parte deridere la legislazione, giustificando per "consuetudine" chi non ha fatto null'altro che usurpare un titolo/onore!


Non c'è derisione c'è l'esposizione dei fatti storici , della situazione storica con spiegazione motivata della relativa consuetudine .
Comunque prendiamo atti della tua "indignazione", ricordando che non vi è nessuna costrizione nel partecipare a questo forum che ritieni profondamente dualista, si può sopravvivere benissimo anche senza .
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Legislazione nobiliare unitaria e sua disapplicazione

Messaggioda De Vineis » venerdì 8 novembre 2013, 16:00

Grazie per il bell'articolo tratto dal sito Giustiniani, non lo conoscevo ma direi che è molto interessante e preciso..

Se mi è concesso, per cercare di avvicinare un poco le due posizioni, la "smania" dei nobili genovesi per il titolo di marchese va anche vista come reazione alle "umiliazioni" patite, a seguito dell'annessione al Regno di Sardegna, da parte di nobili e funzionari sabaudi (che almeno fino a Cavour occuparono tutti i "posti pubblici" a Genova, comportandosi un po' come governatori di una colonia d'Oltremare: durante la rivolta cittadina del 1849 si affissero manifesti con scritto "morte ai ladri", e si parlava dei funzionari piemontesi) ;) Nell'articolo proposto si fa l'esempio dello Spinola, ammesso sì alle grandi cariche di corte (gran Ciambellano) del Re di Sardegna, ma appellato "cavaliere" che, diciamolo, all'epoca e in quell'ambiente elitario e un po' spocchioso suonava quasi come una derisione..

Nei medesimi anni i coniugi Brignole Sale/De Ferrari (poi Duchi di Galliera per concessione del Papa) a Parigi erano serenamente ammessi a Corte col titolo di marchesi ed il loro figlio giocava col Delfino di Francia (e forse non è un caso che i Duchi di Galliera non si siano mai fregiati del titolo di principe di Lucedio concesso dal Re d'Italia).

Il dibattito sui titoli spettanti alla nobiltà genovese fiorì in questo clima poco sereno, la risposta del Re arrivò con settant'anni di ritardo e fu incompleta (dimenticò le famiglie non ascritte e i nobili delle Riviere) e imprecisa, "inventando" il patrizio genovese, marchese solo se primogenito :?

La questione dell'usurpazione nasce dalla singolarità del fatto che, vigente la Repubblica, in Genova si era "solo" nobili (preciso, nobili sovrani, che non è poco), ma all'estero si era marchesi..

Oggi il problema è risolto perchè nessuno per Costituzione non è più marchese, principe, duca... ma tutti se vogliono possono trovare titoli farlocchi ;)
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