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nicolad72 ha scritto:Perché non vai da un Borbone o da un Asburgo a dirgli che è il Sig. Bornone o il Sig. Asburgo... o da un Harenberg, o un Sassonia - Coburgo - Gotha.
In base ai principi che si sono evoluti e che sostieni potrei andare da fra' Festing e dirgli di trasformare tutti i cavalieri di on. e dev. italiani in cavalieri di GM perché la loro nobiltà è meramente putativa e non esiste... e che lo SMOM ha preso un colossale abbaglio nell'istruire le loro pratiche di ammissione. Idem dicasi per i cavalieri di Grazia e Devozione.
) all'epoca.
: mi basta dimostrare l'allacciamento genealogico con l'avo generale e posso essere ammesso in tale categoria. Questo non determina che io sia generale, ma solo che un mio avo lo era T.G.Cravarezza ha scritto:Dovresti anche farci sapere chi è l'autore che ha modificato, piano piano, il suo pensiero. Il motivo potrebbe essere comunque dovuto semplicemente ad un approfondimento storico della questione (la nobiltà) che ha portato ad una modifica dei propri convincimenti.
Io stesso ho maturato in questi 10 anni di forum un pensiero riguardo gli ordini, la genealogia e l'araldica sicuramente più approfondito e ho limato alcuni convincimenti che avevo all'inizio.
(...) anche io utilizzo il termine nobiltà per indicare i discendenti di famiglie nobili e continuerò ad appellare i miei conoscenti conti, marchesi o principi (pensa una lettera in cui scrivo Signor "discendente di avi che avevano ricevuto il titolo di conte nel 1800" . Il mio discorso è in senso generale e scientifico, non in senso di vita quotidiana.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
(... ) Come la mettiamo, però, con i discendenti delle famiglie nobilitate nel Regno delle Due Sicilie?
Intanto rispondete su questo, please. Senza sgattaiolare..
antonio33 ha scritto:Da un punto di vista puramente logico, qualcuno mi ha fatto osservare che, qualora la funzione non avesse più ragion d'essere, anche il funzionario non esisterebbe più.
Di mio aggiungo che riterrei che, se si accettasse questo ragionamento, di fronte ai fatti il riconoscimento dello stato (e non importerebbe quale) sarebbe del tutto ininfluente.
GENS VALERIA ha scritto:La genealogia familiare, lo stile di comportamento etico, il modo di concepire la vita è concreto e non è affatto negoziabile.
GENS VALERIA ha scritto: Vedo che spesso il concetto di riconoscimento pubblico oppure privato sia arduo nella comune percezione .
Non è richiesto affatto alcun placet, alcun nulla osta :
La genealogia familiare, lo stile di comportamento etico, il modo di concepire la vita è concreto e non è affatto negoziabile.
Se lo Stato ritiene che queste questioni non abbiano particolare rilevanza, non si comprendono eventuali riserve da parte dei privati cittadini.
Non vorrei dare l'idea di un mio sgattaiolamento.
Esiste una Real Casa Borbone Due Sicilie, discendenti dell' ultimo re regnate , esistono nobili discendenti dai nobili duosiciliani , entrambi non godono di particolari e pubblici riconoscimenti da parte della Repubblica Italiana , sono tutti vivi e ( più o meno ) vegeti.
La loro esistenza non è affatto messa in dubbio.





Alessio Bruno Bedini ha scritto:
La metto giù molto semplicemente: se nel Regno di Napoli era previsto ed obbligatorio il regio assenso per la successione nei titoli ora che non ci può essere il regio assenso non c'è successione nei titoli per le famiglie nobilitate nel Regno di Napoli.
della successione nei titoli della quando in realtà è in gioco un riconoscimento privato.



nicolad72 ha scritto:E lo SMOM (ordine sovrano tradizionalmente nobiliare) invece considera il Rossi non il Sig. Rossi ma il Nobile di Vattelappesca?
Evidentemente vi sono delle differenze tra il diritto positivo (il regio assenso imposto dal Re) ed il diritto delle genti (che disciplina autonomamente e da prima che esistessero i re) il concetto di nobiltà...


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