Nell' Archivio di Stato di Pistoia vi sono molte notizie ma non credo sia stata pubblicata una genealogia patrileneare dettagliata.
http://siusa.archivi.beniculturali.it/c ... iave=28534 Della famiglia Ganucci, originaria del castello di Rovezzano, si hanno notizie fin dalla metà del secolo XIII con Girolamo, che nel 1266 fu nella battaglia di Benevento contro Manfredi. I suoi discendenti grandeggiarono in Volterra, dove Girolamo aveva riparato dopo il bando da Firenze. Con Silvestro detto Ganuccio, nato nel 1416, si afferma il cognome della famiglia; partecipò con i Fiorentini alla battaglia d'Anghiari contro il duca di Milano; suo figlio Clemente fu magistrato degli Otto di Pratica e suo figlio Francesco squittinato per il consiglio dei Dugento nel 1524. Agnolo di Silvestro ebbe da Gregorio XV la croce di cavaliere del S. Sepolcro (1621), suo fratello Francesco fu vicario di Colle e ambasciatore di Ferdinando de' Medici alla corte pontificia. Silvestro fece parte del consiglio dei Dugento come poi Antonio, accademico del Cimento.
Dal 1570 tra i Ganucci furono creati vari cavalieri di S. Stefano e ebbero anche molti cavalieri di Malta. Filippo fu vescovo di Cortona, primo vescovo di Livorno dove morì nel 1813. Luigi di Giacinto (1744-1831) ottenne il patriziato per decreto granducale nel 1797 e per eredità di Girolamo Cancellieri, fratello di sua madre Maddalena e ultimo della sua casa, ne ebbe il cognome.
I Cancellieri avrebbero avuto per capostipite un Piero che alla fine del sec. XII fu gran Cancelliere del regno di Francia, con suo figlio che gli succedette in carica nel 1171 e poi tornò in Pistoia, dove cominciarono a chiamarsi de' Cancellieri (di parte Guelfa) e iniziarono le lotte con i Panciatichi (Ghibellini) per l'egemonia sulla città. Quando Manfredi fu sconfitto a Benevento, i Cancellieri rimasero signori incontrastati della città. Nel 1300 si divisero in Bianchi e Neri, e per le lotte che videro opporsi membri della medesima famiglia, sono citati da Dante nell'Inferno e da Machiavelli nelle Istorie Fiorentine. Ricciardo di messer Lazzero, nel 1333 fu Podestà di Perugia e nel 1342 a capo delle milizie fiorentine che in Arezzo distrussero le case del Pier Saccone Tarlati. Cacciato da Pistoia nel 1350 per la minaccia di diventarne il tiranno, vi rientrò con la forza, per poi essere sospettato dai fiorentini stessi di cospirare contro di loro. Papa Urbano V lo creò signore di Francavilla e Carlo IV nel 1367 lo fece conte palatino. Morì a Ferrara nel 1378. Suo figlio Bartolomeo, podestà di Bologna nel 1365, morì di peste a Ferrara al servizio degli Estensi. Lazzaro, fu creato senatore di Roma da Urbano VI nel 1379; morì nel 1383 come gran Giustiziere a Bari per re Carlo III; suo figlio Bandino, castellano di Forte S. Angelo per Giovanni XXIII, morì nel 1412. Suo fratello Ricciardo tornò in Pistoia da Bologna dove era podestà, per il riaccendersi della faida con i Panciatichi, contro i quali tramò coi Visconti per dar loro Pistoia. Bandito, riconquistò la Montagna pistoiese con i viscontei e riparò nel castello di Sambuca per cui dopo tre anni i pistoiesi stremati si diedero ai fiorentini (24 ottobre 1403) e riebbero le castella occupate da Ricciardo prosciolto dal bando, passò al servizio della Chiesa e morì in Faenza nel 1406. Domizio Cancellieri alla fine del XV secolo sposò Clemenza Panciatichi.
Girolamo Cancellieri e Elena Strozzi non ebbero figli e morendo Girolamo nel 1795, rimase erede del casato il nipote Luigi Ganucci da cui discendono gli attuali Ganucci Cancellieri.Baccio di Lorenzo Cancellieri di Pistoia ottenne la cittadinanza fiorentina nel 1593. Il Mazzei (cfr. Mazzei 1907) riporta tra gli stemmi delle famiglie pistoiesi quello della famiglia Ganucci-Cancellieri, costituita da un partito: nel 1° lo stemma Cancellieri è inquartato nel 1° e 4° con un'aquila dal volo abbassato di nero, coronata d'oro in campo pure d'oro; nel 2° l'arma dei Ganucci (cfr. fasc. 2239); l'unione degli stemmi e dei cognomi è dovuta all'eredità lasciata a Luigi Ganucci di Firenze dallo zio materno Girolamo Cancellieri, ultimo della famiglia, nel 1795.
v. Ceramelli Papiani AdS Firenze
lo stesso riporta questa versione di arma gentilizia.

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