Ho inteso naturalmente

, ma le mie bagatelle su Lissa volevano evidenziare il paradosso di come di fatto la battaglia di Lissa fu combattuta da due flotte composte da equipaggi e ufficiali per la quasi interezza italiani - potendosi ascrivere anche i veneti, giuliani e dalmati che sconfissero l'armata regnicola a "noi italiani" - e che la vittoria quindi, e sempre come paradosso, si può comunque ritenere il frutto dell'abilità e militare e navale di marinai italiani che all'epoca si mantenevano leali sudditi di quelli che in quel momento erano ancora il loro Sovrano ed il loro Stato d'apparteneza.
Nel 1866 furono quasi 50.000 i veneti e i mantovani richiamati dall’Armata imperiale che partiranno - senza significative diserzioni - per i fronti della guerra Austro-prussiana, di fatto la più grande leva di combattenti fornita dal Veneto prima della “Grande Guerra", alcuni battaglioni austro-veneti combatterono ad esempio, e con minor fortuna, anche sul campo di Sadowa.
Ovviamente questo argomento, dato l'imbarazzo che poteva creare, non è mai stato divulgato e anche studiato forse con la dovuta chiarezza sorvolando sulla reale entità delle diserzioni dei lombardo-veneti arrualati dall'Austria durante le guerre d'indipendenza. Ad esempio il 38° Reggimento Fanteria Graf Haugwitz formato quasi totalmente da mantovani nel 1849 partecipava alle battaglie di Pastrengo e Goito ricevendo gli encomi negli “ordini del giorno” da parte dello stesso Feldmaresciallo Radetzky.
Suquesto tema certamente controverso ma anche molto avvincente conosco un unico saggio monografico che ha tentato di dare un quadro d'insieme rilevando situazioni inconsuete, ed è il seguente:
A. COSTANTINI, Soldati dell'Imperatore. I lombardo-veneti dell'Esercito Austriaco (1814-1866), Collegno, 2004.
Saluti,
F.