Ciao a tutti,
mi scuso in anticipo se cerco di rubare il vostro tempo con qualcosa di ben lontano dalla scientificità e dal metodo di cui si occupa questo forum (non biasimo i moderatori se cancelleranno questo mio intervento fin troppo estemporaneo).
Avendo da poco iniziato una ricerca genealogica ed essendomi imbattuto nelle prime difficoltà, le prime domande sulle motivazioni della mia quète iniziano a sorgere, ponendo in dubbio i principi, appunto, che immagino diano la forza di continuare ad ogni ricercatore (per quanto amatoriale, come il sottoscritto). Quello su cui desideravo discutere e, soprattutto, avere degli esperti pareri è appunto il motivo che dovrebbe dare inizio ad ogni ricerca genealogica, che spero siano ben più profondi di un mero desiderio di nobiltà o di glorie passate.
In particolare riporto un passo (la cui fonte, essendo "privata", non posso citare) che ho letto nell' introduzione ad una ricerca genealogica mai pubblicata; passando sopra ai toni decisamente troppo enfatici, il contenuto mi ha sempre affascinato:
"...ogni uomo, che sia il più nobile fra tutti o il più abietto, ha una storia da raccontare. Non un racconto intessuto con soavi parole, compendio di nozioni e memorie del tempo che fu, ma un canto, non scritto, eppure rammentato per sempre, che, imperituro, percepiamo fluire nei sottili canali della nostra carne: il canto del sangue.
Dal padre al figlio ed al figlio ancora, dall' alba al tramonto del mondo esso scorre incessante, nulla lo ferma, nulla lo muta, tutto ciò che ci è dato fare è ascoltare. Ascoltare la sua sottilissima voce che canta ancestrali memorie di tempi passati, che ci parla, in sussurri, di quello che siamo stati, di quello che siamo, di quello che ancora dobbiamo essere. Ascoltare il canto del sangue non è crogiolarsi nella gloria dei padri, nè avvilirsi nella vergogna di loro. Ognuno porge l' orecchio al suo canto perchè sia per lui una guida, perchè lo sproni a compiere le scelte con giustizia, senza timore di conseguenze, e perchè, ogni giorno, nel coricarsi al crepuscolo, gli rammenti che, a seconda della via che imboccherà al mattino seguente, potrà vivere come ha fatto ogni giorno prima di quello ed inesorabilmente cadere, con i brandelli squarciati della sua stirpe svilita, oppure superare tutti i suoi padri fin dagli albori del mondo e condurre il suo nome, il suo sangue, ad un'eternità imperitura ed adamantina..."
Mi scuso nuovamente per l' inutilità del mio intervento, ma mi è sempre stato a cuore indagare le motivazioni delle cose che faccio e spero di trovare qualche conferma in una discussione con coloro che hanno, come me, intrapreso la lunga strada di una ricerca genealogica.
Cordialmente,
Giorgio


