contegufo ha scritto:Salve
Sui numeri suggeriti da Pierfe (qualche centinaio di persone) sono scettico, la riprova è un certo Elenco che ne annovera, di cognomi, assai di più a meno che quel repertorio non sia da buttare.
Sarebbe già assai che una commissione studiasse il fenomeno e la fattibilità della cosa dopodichè o si archivia il tutto, per sempre, oppure se il gioco valesse la candela che si insedi una nuova Consulta Araldica.
Credo che ognuno ambisca ad uno stemma e se non esiste lo si faccia di nuovo e lo si elenchi in un bel librone dopo l'esazione dovuta. Quindi non solo vecchi titolari riconosciuti ma anche quelli che pur avendone diritto allora furono esclusi a cui si aggiungerebbero modernamente anche i novelli blasoni.
Non credo che oggi uno stemma faccia la differenza sociale caso mai sono sperequazioni come la pensione minima a poco più di 500€ con la quale si dovrebbe vivere opposta alle liquidazioni faraoniche di manager incapaci.
Saluti
Prima di parlare si dovrebbe studiare il problema e non sognare l'impossibile.
Noi siamo in Italia e non in Sudafrica, in Canada, in Kenia dove chiunque può registrare uno stemma purche mandi il bozzetto.
Da noi esiste una legge, i Regi Decreti del 7 giugno 1943, n. 651 e n. 652 relativamente agli stemmi detti di distinta civiltà (che non essendo nobiliari non sono abrogati dalla sentenza della corte costituzionale del 1967).
Lei ha letto cosa è richiesto per ottenere il riconoscimento di uno stemma di distinta civiltà? Non esiste la concessione!
Gli stemmi nobiliari non sarebbero quindi riconoscibili perchè la Costituzione non riconosce i titoli nobiliari, e del resto se non ci fosse stata la disposizione 14esima transitoria e finale lo sarebbero stati solo quei pochi che figurano nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (Archivio Centrale dello Stato).
Dopo che ha letto la legge vedrà che sono stato sin troppo generoso.
Mi perdoni ma quando si parla di queste materie si dovrebbe parlare solo dopo averle studiate magari nelle università e non solo per sentito dire.
Pier Felice degli Uberti