È l’avventura della porcellana, e inizia quando Augusto II “il Forte”, Re di Polonia ed Elettore di Sassonia, affida ad un famoso alchimista del tempo, Johann Friedrich Böttger, il compito di trovare la formula di quella materia leggera, dura e bianca, che da secoli era il vanto della Cina e dell’Estremo Oriente, senza che nessuno mai, in Europa, fosse riuscito ad imitarla e a eguagliarla. Quando Böttger riesce nell’impresa, la passione per “l’oro bianco” conquista il Sovrano e la sua corte, sale come una febbre e contagia tutti i paesi dell’Occidente. Uno dei ministri più fidati di Augusto II è un piemontese della nobile famiglia dei Taparelli, Pietro Roberto, Conte di Lagnasco. Generale di cavalleria, Cavaliere nell’Ordine dell’Aquila bianca, Ambasciatore all’Aia, Roma e Vienna, al culmine della sua carriera riceve in dono, o forse ordina per sé nella manifattura reale di Meissen, un servizio per caffè, tè e cioccolata di rara bellezza, contrassegnato dalle armi di famiglia e da un decoro ispirato alle porcellane giapponesi Kakiemon, con “fiori indiani” sparsi. Alla morte di Pietro Roberto il servizio passa di mano in mano tra gli eredi e viene conservato con amore tra i più preziosi ricordi di casa, fino a raggiungere le stanze torinesi dove nacque Massimo d’Azeglio: scrittore, uomo di stato, pittore, una delle menti più lucide del Risorgimento italiano.
A Torino, nella primavera del 1843, su consiglio della cognata Costanza Alfieri di Sostegno, Massimo posa una delle tazzine in porcellana nella composizione di un suo dipinto di fiori, ancora oggi conservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna. Nel 2010 Cristina Maritano, curatore delle collezioni di ceramica di Palazzo Madama, si mette a caccia di notizie su quella tazzina. Con l’aiuto di Johanna Lessman, uno dei massimi esperti di porcellane di Meissen, finalmente nel 2011 ritrova non solo il singolo oggetto, ma l’intero servizio di quarantatre pezzi, miracolosamente integro e disponibile per l’acquisto al prezzo di 66mila sterline (circa 80mila euro), da raccogliere entro il 31 marzo 2013.
Noi italiani abbiamo l’opportunità di una sfida nuova e inedita: quella di compiere un gesto di generosità verso la storia e verso la cultura; di impegnarci per il restauro di una memoria che riguarda non solo il patrimonio artistico, ma anche l’eredità di una famiglia, i Taparelli d’Azeglio, che tanto ha dato in termini di impegno civile, morale e culturale per le radici di una nuova Nazione. Insieme alla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, agli abbonati dei Musei, il nostro impegno per questo acquisto vuole celebrare tre grandi intellettuali ed appassionati d’arte del nostro Ottocento (Roberto, Massimo e Emanuele d’Azeglio) ed il 150° anniversario del Museo Civico di Torino, aperto al pubblico per la prima volta il 4 giugno 1863. Contribuisci anche tu con una donazione e lascia un segno che durerà per sempre nella storia di Torino e in quella del suo museo.
Onestamente, a livello personale, un pensierino l’ho fatto, ma ho dovuto metterlo subito da parte, non avendo spazio a Roma ove collocare in bella vista questo prezioso servizio per caffè. Da agosto del 2012, sono finiti i tempi in cui potevo disporre di tanti ampi saloni da 45 mq cadauno. Tra l’altro non so se il tutto “debba” andare a Torino, oppure se è vendita in una delle tante case d’asta, in libera vendita, non vincolata.
Giuseppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
“Per Aspera Ardua”
carfi.giuseppe@tiscali.it
FB: carfì di serra rovetto
“Quando arrivi in Vetta ad un Monte, non fermarti, continua a salire”





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