travalico ha scritto:... Ciò che mi chiedevo è se la scelta e l'uso del foglio prodotto da questa tipografia, era puramente casuale e facoltativa - da parte di chi redigeva l'atto - o c'era una sorta di regolamento che imponeva a notai o altro di usare della carta prodotta da un determinato cartificio ?!
salve. ho controllato alcuni atti in mio possesso del periodo borbonico ( imposta di gr.12 com timbro in nero- a stampa tiografica- in alto a sinistra ,timbro recante la scritta " regno delle due sicilie " in maiuscolo e con lo scudo reale ( tre gigli a piramide invertita e foglie di palma fuori dallo scudo oltre al timbro a secco , stesso lato sinistro ma più in basso, con bollo circolare riportanti la trinacria, un centauro(?) e i tre gigli borbonici a piramide, scritta CATENACCI , dicitura a cerchio " regno delle due sicilie " usato per un atto del 1819 : filigrana al centro disegno circolare con i tre gigli borbonici, in basso, con scritta che comprende i due mezzi fogli N.TIPALDI.
Altro atto 1816 tutto eguale . ditta G. CANTILENA
Altro atto del 1834, tutto eguale salvo la ditta LUCIBELLO
Altro atto del 1854...tutto eguale salvo la ditta : CAMERA
Per quest'anno anche i fogli da 3 e 6 grana sono della ditta Camera
Gli anni sono indicativi in quanto desunti dalle date degli atti portati dai fogli.
Poichè il regno delle Due Sicilie aveva un apposito ufficio del Bollo, suppongo che l'appalto venisse concesso anno per anno ( o comunque rinnovato) a una sola ditta, altrimenti l'apposizione del bollo a inchiostro ( a stampa) e ancor più quello a secco, avrebbero reso necessario il possesso dei sigilli da parte di troppe persone ( aumentando la possibilità di falsificazione)