Gentile Walter,
i terreni (in questo specifico caso nel Sud Italia) erano distinti secondo la loro natura o
rubrica:
terre a pascolo, poste fisse, poste frattose, statoniche fiscali, coltura delle masserie grandi, coltura dei versurieri,
terre azionali, terre dei luoghi pii, ecc.
Praticamente si tratta di terre con determinate caratteristiche geologiche, che le rendono particolarmente permeabili e fertili.
Le
terre chiuse (di proprietà privata) erano limitate: vigne, orti, piccoli appezzamenti per il pascolo del bestiame domestico (buoi, cavalli, asini, capre da latte), ed erano di norma situate nelle immediate vicinanze del villaggio, mentre il resto del territorio era costituito da
terre aperte. (Su queste terre aperte, che potevano appartenere al villaggio, al feudatario o alla chiesa, la comunità esercitava dei diritti, noti oggi come "usi civici", che consentivano agli abitanti lo sfruttamento del territorio: dei boschi (legnatico, ghiandatico), dei pascoli, della semina, ecc.)
Riguardo le
TERRE CHIUSE, in certi casi, si ebbe una specie di "lottizzazione"...
Per esempio:
“…Essendo suo incarico di ridurre a cultura i terreni di fresco diboscati, de' quali si fecero poderi seminativi, tutti di eguale misura, col nome di Chiuse; che prima furono affittati, poi dati ad enfiteusi, come si dirà più sotto…” ( Qui siamo nel Centro Italia, alla metà del XVIII secolo circa).
Tutto ciò, almeno a grandi linee, è quello che mi risulta.
Per quanto riguarda invece il
"liquido", ti confesso che non
l'ho mai sentito prima come termine, e proprio non ho idea di cosa fosse.
Speriamo in altri interventi che possano svelare l'arcano.
Cordialmente
MVC