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Sì, forse in effetti la questione è irresolubile."signori si nasce e ricchi si diventa" è un mot d'esprit che spesso riflette la realtà ( la nobiltà d'animo però è moltissime volte appannaggio di non nobili e molti nobilissimi e titolati....tutto sono o sono stati meno che nobili d'animo).
Totò, invece è proprio l'esempio conclamato dei miei dubbi. E' noto che il grande attore nacque non certo principe , lo diventò a seguito di ricerche araldiche e di sentenze di tribunale ( quando la magistratura ordinaria non può essere competente in materia).
Se si trattasse solo della curiosità sulle proprie origini , indiscutibilmente una conclamata discendenza ( appoggiata da atti ufficiali quali registri delle nascite, diplomi etc) mi appare legittima, ma quando a tale origine , dopo generazioni di vita assolutamente al di fuori dai canoni standard , si volesse far risalire una qualche pretesa di autoincensamento.....non so che valore potrebbe avere.
Il Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo inserisce una nota umoristica o comica quando il Sedara , a colloquio col principe di Salina fa cenno alle proprie origini nobiliari.
Del resto la figura del nobile decaduto non è solo una invenzione della letteratura: nella Serenissima la categoria aveva fondamenti legali. I nobili decaduti potevano votare ma non potevano essere eletti e avevano diritto di vivere in uno speciale albergo ( se non ricordo male).
Per la nobiltà feudale, in tempo di feudalesimo, il discorso è più complesso ma la perdita o la vendita ( o la requisizione o confisca) del feudo privava il titolare dei diritti connessi.[/color]
Leggo ora l'interessante intervento di Avilus.
Concordo in linea di massima, in specie con quanto è detto nella chiusa.
Dissento - scusi Avilus- sul fatto che " la dignità può essere ritirata da chi l'ha concessa" e dall'interpretazione della disposizione transitoria della costituzione.
Per il primo argomento. la dignità di patrizio o di nobile ( non feudale) potrebbe secondo la Sua interpretazione revocata da chi l'ha concessa.Sorge un problema: la dignità di patrizio o di nobile cittadino veniva accordata o riconosciuta per l'appartenenza a determinati organi ( a numero chiuso). Cosa avviene quando l'organo non esiste più? ( e cioè nella maggior parte dei casi a far data dall'ultimo quarto del XVIII secolo?)Nessuno potrebbe più revocare nulla.Idem dicasi per i titoli di concessione regia dell'epoca Savoia.....
Sull'interpretazione della disposizione transitoria: non mi risulta che con lo Statuto Albertino alla qualifica nobiliare fossero collegati privilegi legali.L'unica sostanziale differenza era il riconoscimento legale dei titoli nel senso che il possessore di un titolo era tutelato legalmente( dall'uso da parte di terzi). Una forma simile di tutela, generale esisteva per l'uso delle corone nobiliari.
La disposizione transitoria, a mio modesto parere, è da leggersi nel senso che non esiste più tutela legale del titolo ( e di qui una incompetenza per materia dei tribunali di Stato a deliberare in merito) ma, proprio per evitare equivoci, in caso di nomi famosi ( come i Medici dell'esempio) venne riconosciuta la possibilità di aggiungere al proprio cognome il predicato nobiliare, senza le lungaggini della corrente procedura per l'aggiunta di cognomi, tutelando, nei fatti, i vecchi titolati.